30 novembre, l´Ict scopre lo sciopero

STEFANO PAROLA – Repubblica

La bolla è scoppiata, o comunque sta per farlo. Il sogno di rendere Torino una Silicon Valley in miniatura è tramontato. Sabato, durante la presentazione del rapporto del comitato Giorgio Rota, l´ex presidente di Finpiemonte, Mario Calderini, lo aveva detto con chiarezza: «Nonostante gli ingenti investimenti nell´Ict, il ritorno è stato pressoché nullo. In confini del comparto sono più o meno sempre gli stessi». Ora per il settore informatico c´è un ulteriore segnale negativo, che dagli stessi lavoratori del comparto informatico: martedì prossimo sciopereranno per quattro ore. In Piemonte non era mai successo.

I sindacati Filcams-Cgil, Fisascat-Cisl e Uiltucs-Uil, hanno lanciato la protesta perché sono allarmati soprattutto per come vanno le cose nel settore pubblico, a partire dal Csi Piemonte, il consorzio che si occupa di informatica per la pubblica amministrazione e che dà lavoro a 1.200 dipendenti, ma attorno al quale gravitano anche un migliaio di consulenti. Così martedì i lavoratori del comparto incroceranno le braccia e manifesteranno davanti a palazzo Lascaris. E, con l´aiuto del deputato Pd Stefano Esposito, cercheranno di incontrare consiglieri regionali ed esponenti della giunta.

Spiega Cosimo Lavolta, segretario regionale della Uiltucs, che con l´iniziativa «da un lato chiediamo alla Regione di convocare un tavolo per capire quali impegni intende assumere nei confronti del settore, e dall´altro vogliamo sapere cosa sta succedendo nel Csi, visto che dall´inizio dell´anno sono circa 150 i consulenti esterni che hanno perso il posto».

È un numero che rischia di peggiorare, perché, aggiunge Nicola De Filippis, funzionario della Filcams, «nel 2010 abbiamo avuto poco meno di 500 lavoratori fermi tra cassa integrazione straordinaria e cassa in deroga». Per questo, precisa il sindacalista della Cgil, «vorremo sapere dalla giunta regionale come intende muoversi nel 2011 per consolidare il settore. O per svilupparlo, in particolare in campo sanitario».

In bilico non c´è solo la “galassia” Csi: «Ci arrivano segnali – dice De Filippis – di sofferenza anche dal settore bancario e da quello dei servizi all´industria. Ma è difficile quantificare la frenata del comparto, perché l´80 per cento delle aziende ha meno di 15 dipendenti ed è scarsamente sindacalizzata». È solo una faccia della medaglia, perché le tre sigle sindacali non coprono tutto il mondo Ict. C´è una parte consistente che applica il contratto metalmeccanico e che non è messa meglio. Basti pensare ai tanti casi ancora aperti, dalla Agile alla Engineering.it, o alla lunga crisi della «Ivrea valley».