Il partito teme il caos candidature “Almeno blindiamo Fassino”

Andrea Rossi, Maurizio Tropeano – LaStampa

Il piano B del partito democratico scatta verso le 21 di sera, quando nel corso della segreteria provinciale prende la parola il deputato Stefano Esposito. Attacca la gestione che ha portato al naufragio della candidatura di Profumo e invita a non perdere altro tempo. Il Pd, è il suo ragionamento, un nome ce l’ha, è Piero Fassino, e adesso per evitare di farsi ancora più del male è necessario blindarlo: «Ha confidato di essere disponibile. Ora glielo si chieda in maniera ufficiale. E se lui confermerà l’intenzione di candidarsi, chiedo a tutti un passo indietro: mettere da parte le ambizioni personali, gli egoismi e le rendite di posizione, sapendo che prima viene il Pd».

Il tentativo, insomma, è evitare quel che molti già vedono all’orizzonte, e rimbalza dai comunicati di chi nei mesi scorsi aveva meditato di candidarsi e ora esce allo scoperto. Una guerra intestina combattuta attraverso le primarie. Per ora i fassiniani stanno alla finestra anche se, è evidente, non avrebbero difficoltà ad appoggiare una simile proposta, contando su alleati – Italia dei Valori e Moderati – contrari alle primarie.

Nel Pd, però, non tutti sono d’accordo. Primarie e ancora primarie, invocano Franco Fattori e Claudio Lubatti, che sostengono Davide Gariglio. Primarie chiede a gran voce anche Paolo Montagna per conto dell’assessore all’Ambiente Roberto Tricarico che, con il rettore che si è fatto da parte, punta a tentare la scalata a Palazzo Civico. E primarie chiede Simone Bertin, riferimento in segreteria provinciale del consigliere regionale Mauro Laus: «Il rifiuto di Profumo non solo conferma la necessità di dare corso alle primarie, ma di fare in modo che diventino uno strumento in grado di dare alla gente l’opportunità di scegliere e ai candidati di portare fuori le loro idee e di confrontarsi su di esse». Laus appoggia Gariglio.

Nel Pd, comunque, si dovrà tener conto anche di Giorgio Ardito. L’ex segretario del Pci sta lavorando con molta determinazione alla presentazione pubblica della sua candidatura e del suo programma. Più defilata, invece, la posizione di Roberto Placido. Il vicepresidente del Consiglio regionale aveva dato la sua disponibilità ma solo dopo la definizione delle regole. Adesso la rinuncia di Profumo cambia la prospettiva e aumenta il pressing degli emissari di Fassino per convincerlo a farsi da parte e sostenere l’ex segretario dei Ds.

A questo punto il rischio di una balcanizzazione dello scontro, il caos tra correnti e frange del partito, che culmini in primarie all’arma bianca, con uno scontro furioso e lacerante, diventa alto, altissimo. Ecco perché Esposito va in pressing per sostenere la necessità che il partito converga su una figura forte e di alto livello come Fassino. Una proposta che ha dalla sua la benedizione del sindaco Chiamparino, ma che si porta appresso quasi certamente un avversario di area vendoliana che potrebbe essere l’assessore al Bilancio Gianguido Passoni. «Profumo è un’occasione persa – dice il sindacalista Giorgio Airaudo – Ora bisogna definire le primarie e trovare idee per il futuro di Torino, che non può vivere solo di storia». Ecco, per i democratici sarà difficile tornare indietro sulle primarie dopo il via libera alla consultazione popolare presa nel corso del vertice tra i partiti del centrosinistra.