Sfida a Torino, Profumo dice no. L’ipotesi Fassino

Marco Cremonesi – CorriereDellaSera
Francesco Profumo rinuncia: per concorrere a sindaco di Torino «non ci sono le condizioni». Dopo una riflessione sofferta, il rettore del Politecnico piemontese libera il campo da una candidatura che aveva creato più di una difficoltà al Pd sotto la Mole. Un partito che, dalle prossime ore, dovrà dare una prova di maturità per designare la candidatura alternativa senza tornare a dividersi tra «comunisti», «cattolici» e «nuovisti». Questi ultimi, già storcono il naso di fronte alla possibile corsa di Piero Fassino. E così, a tambur battente, la segreteria dei democratici si è riunita già ieri sera.

Profumo ha rinunciato con una lettera aperta in cui sottolinea che i tanti cittadini con cui ha discusso in questi mesi non gli hanno «mai parlato di partiti, di primarie e di rapporti tra Torino e Roma». Il professore riconosce che «la conflittualità della politica nazionale ha dei riflessi importanti» anche sulle amministrative. Eppure, osserva, «forse sarebbe stato opportuno ascoltare di più le istanze dei cittadini e ricordare che dovremo scegliere chi amministrerà la nostra città nei prossimi cinque anni e non i nostri politici da inviare a Roma». Detto questo, conclude, le condizioni che aveva indicato per la sua candidatura non si sono verificate: tra l’altro, il «superare lo scoglio delle primarie». E così, Profumo lavorerà «per il Progetto Torino 2020 con energia ed entusiasmo, ma dalla mia posizione di Rettore del Politecnico». Fuori dalla lettera, con l’Ansa, il professore ha sospirato: «Se solo ci fosse stato più tempo… ».

Il sindaco Sergio Chiamparino allarga le braccia: «Me l’aspettavo. Nella lettera ci sono più o meno le riflessioni che avevamo fatto insieme a Roma». E cioè? «Un rettore è figura che può candidarsi a sindaco soltanto in un contesto civico non rigidamente chiuso dentro gli attuali schieramenti. Devo dire che è una preoccupazione fondata da parte di chi rappresenta una delle istituzioni piu prestigiose della cultura italiana». Secondo il sindaco, ancora l’estate scorsa l’esperimento si poteva tentare: «Ma con il passare del tempo, il percorso è diventato parallelo alla vicenda nazionale. E così, i margini sono ridottissimi». Per Chiamparino, insomma, nessun dubbio: «Mi auguro che si creino le condizioni per la candidatura di Piero Fassino».

A questo proposito, una sorpresa già c’è: il sostegno del deputato Stefano Esposito, storico avversario dell’ex segretario Ds. «Io ritengo – spiega – che sarebbe insopportabile per il Pd, ma soprattutto per la città, una discussione sul contarsi, sulle primarie, e magari dodici concorrenti». E dunque, «se Fassino conferma la sua disponibilità a giocarsi questa partita e a farlo a capo di una squadra che dia un chiaro segno di innovazione politica e di classe dirigente, avrà il mio sostegno». Esposito è il primo a dirlo: «Su Fassino peserà l’immagine del politico di lungo corso». Sembra pensarla così Giorgio Airaudo, segretario Fiom, quando dice che «non si vive di solo storia. Ciò che è accaduto è una sconfitta per tutti». Ma Esposito ne è convinto: «L’esperienza anche amministrativa di Fassino sarà indispensabile nei tempi turbolenti che ci attendono. E chi dice che a Torino abbiamo già vinto, dice una cazzata».