Pd, tocca a Fassino “Sono pronto per le primarie”

ANDREA ROSSI MAURIZIO TROPEANO – LaStampa

Piero Fassino è in campo. Pronto a giocare la sua partita per diventare sindaco di Torino, con l’obiettivo di arrivare, se non a una condivisione unitaria della sua candidatura, almeno alla convergenza più larga possibile: all’interno del Pd ma anche della società civile torinese, quella che guarda al centrosinistra. Fassino è in campo e ci mette tutta la sua abilità politica – l’ascolto e il coinvolgimento delle persone – per costruire un percorso di investitura da parte di una miriade di grandi elettori.

Si parte dal primo, il sindaco. Piero Fassino lo incontra a Palazzo Civico. Una visita non solo di cortesia che serve per fare il punto della situazione e sottolineare la continuità con i risultati positivi ottenuti in questi anni di governo del centrosinistra. Poi il partito. Ieri ha visto la segretaria Paola Bragantini, nei prossimi giorni passerà in rassegna dirigenti e amministratori. A loro ha chiesto e chiederà di aiutarlo. Anche al «rettore Francesco Profumo chiederò di darmi una mano». Fassino si rammarica per il suo ritiro – «l’ho sostenuto con convinzione fino all’ultimo giorno» e si dice convinto che «anche alla luce delle indicazioni contenute nella lettera, sono sicuro che Profumo continuerà ad assicurare alla città, come in tutti questi anni, un contributo prezioso».

Un passaggio importante, che potrebbe permettergli di ricucire con alcune frange del partito, a cominciare dal sindaco di Settimo Aldo Corgiat, leader di Sinistra in Rete, la corrente dalemiana torinese, che nelle scorse settimane aveva sparato a zero contro un’eventuale candidatura di Fassino. Ieri Corgiat, dopo aver criticato Chiamparino – «è arrivata l’ora che i distruttori diventino costruttori» – ha aperto uno spiraglio: «Condivido in pieno il progetto politico contenuto nella lettera del rettore. Chiunque vorrà riprendere e portare avanti quei contenuti avrà il mio sostegno».

Fassino è in campo, ma prima di dare una risposta definitiva vuole valutare nei prossimi giorni «quale sia il mio contributo più utile per offrire a Torino una candidatura a sindaco in grado di raccogliere quell’ampio consenso che ha reso efficaci e autorevoli le amministrazioni di centrosinistra in questi anni». E per sgomberare il campo da ogni equivoco al Sole24ore.com spiega di essere pronto a fare le primarie «perché sono nello statuto del partito e io non ho intenzione di sottrarmi».

Parole che permettono di evitare uno scontro frontale con il vicesegretario del Pd Enrico Letta, ieri a Torino per dialogare con Chiamparino del suo libro, ma anche per sostenere la candidatura di Davide Gariglio. L’ex presidente del Consiglio regionale ha intenzione di sfidare Fassino e finora ha raccolto intorno a sé, oltre a una parte dei popolari, anche i laici di IdeaTo (Salvatore Gallo) e la componente che fa capo a Mauro Laus. Giorgio Ardito, ex presidente dell’Atc, è «intenzionato a restare in campo a prescindere dai vari competitor, anche se faranno di tutto per non farmi arrivare alla primarie».

In casa democratica preoccupa soprattutto la possibilità di uno scontro frontale tra ex Ds ed ex Margherita, quel rischio di balcanizzazione del partito evocato da Stefano Esposito, che trova un riscontro nelle parole di Giacomo Portas, leader dei Moderati: «Quella di Fassino è una candidatura autorevole. Il Pd faccia la sua scelta ma, per favore, evitiamo che le primarie si trasformino in un nuovo congresso».

La discesa in campo di Fassino si porta dietro quella dei rottamatori. Uno dei leader, Pippo Civati, contesta «le scelte calate dall’alto» e spiega che «è arrivato il momento di lanciare un amministratore locale, di quelli che hanno lavorato con Chiamparino». Due i nomi: Tricarico e Curti. E in campo ci sono anche i vendoliani che stanno lavorando per presentare un loro candidato.