“Contro Profumo diffidenze e ostilità”

DIEGO LONGHIN – Repubblica

«Ci siamo dati delle regole, si è deciso di fare le primarie di coalizione, e la sottoscrizione delle candidature tra i nostri iscritti sarà il primo banco di prova per selezionare l´offerta politica del Pd». Non c´erano scorciatoie prima, quando in campo c´era la possibilità di sostenere un nome come il rettore del Politecnico, Francesco Profumo, non ci sono scorciatoie ora, anche se sulla scena è entrata la figura dell´ultimo segretario Ds, Piero Fassino. A sostenerlo con chiarezza è il segretario regionale, Gianfranco Morgando, dopo il «no» del numero uno di corso Duca degli Abruzzi e la missione romana di martedì. «Si lavorerà per semplificare lo scenario, ma ci saranno le primarie, erano già previste. Vedremo quanti candidati ci saranno, cercheremo di non averne troppi».

Il leader dei Democratici, dopo il rifiuto del rettore, nonostante le pressioni romane e il tentativo di scaricare su di lui la maggior parte delle responsabilità, non sembra pronto a prendere in mano e portare avanti la bandiera di Fassino, mai citato nella nota diffusa dal segretario, come nessun altro possibile competitor dell´ultimo segretario dei Ds. «Fassino è una grande risorsa e ha mantenuto un profilo di assoluta coerenza – precisa Morgando – aveva sempre detto che si sarebbe fatto avanti in caso di un no di Profumo. E così è stato».

Il numero uno dei Democratici si dice «molto dispiaciuto» per la scelta del rettore e rivendica la bontà dell´operazione politica che ha cercato di portare a termine: uscire fuori dallo steccato dei partiti e della politica. «Era la figura adatta per interpretare un progetto della Torino futura, e per assicurargli una guida autorevole e prestigiosa. Un disegno alto, senza rinunciare alle prerogative della politica». Operazione fallita. Perché? «Sono prevalse nel partito opinioni differenti, diffidenze ed ostilità, e che la confusione delle voci che blandivano o minacciavano hanno avuto peso nella decisione definitiva del professor Profumo». Morgando non cita nessuno, ma viene in mente il pranzo romano, tra il rettore, Fassino e Chiamparino, e le code di capicorrente e avversai che si sono formate in corso Duca degli Abruzzi per avere un colloquio con il rettore vittima delle sue incertezze e del fuoco amico. «Due delle condizioni, il profilo civico e le larghe intese, poste da Profumo erano state accettate – ricorda Morgando – le primarie si sarebbero dovute fare comunque. E la diffidenza del rettore nei confronti della politica mi sembra ingiustificata, ma il legame virtuoso tra politica e società civile non va perso a Torino».

Le parole del segretario servono a far chiarezza in un momento di grande confusione nel partito, dove continuano a spuntare possibili candidature. L´ultima è quella di Mauro Marino, bindiano e presidente della segreteria provinciale. Figura che sembra essere spinta avanti da chi pensa che a Torino la corsa non possa essere solo tra un ex comunista e un ex Dc, ma ci vuole che rappresenti anche l´area laico-progressista. In campo rimane l´opzione Davide Gariglio, che non vuole farsi da parte, oltre ai possibili Roberto Tricarico e Roberto Placido. Caludio Lubatti, fedelissimo di Gariglio, sostiene che è un bene «vedere come unica strada quelle delle primarie, l´importante è che non scatti la tentazione di scrivere regole troppo restrittive per rendere impossibile gli obiettivi e depotenziare lo strumento». L´onorevole Stefano Esposito la pensa all´opposto: «Non si affrontano i nodi politici, si va verso la balcanizzazione del partito con le primarie, così il Pd né uscirà indebolito». Roberto Placido, però, avvisa: «Le posizioni di Morgando sono tardive anche se condivisibili: basta esorcizzare le primarie. Al massimo ci saranno tre candidati, non di più».