Tre convogli e il sindaco alla manifestazione del Pd

DIEGO LONGHIN – Repubblica

Testa del corteo torinese e tre convogli speciali dal Piemonte per raggiungere Roma e partecipare alla manifestazione di domani del Pd contro il governo. In prima linea ci sarà anche il sindaco Sergio Chiamparino, mentre il segretario regionale dei Democratici, Gianfranco Morgando, ha deciso di salire sul convoglio, che partirà questa sera intorno alle 22 da Porta Nuova, assieme alla numero uno di Torino, Paola Bragantini.
Circa un migliaio i militanti e i simpatizzanti del Pd che hanno deciso di ritrovarsi in piazza San Giovanni. «La testa del corteo che partirà da stazione Termini sarà tutta torinese, con tanto di banda musicale», racconta Michele Paolino, segretario organizzativo. Altri due treni partiranno dal Piemonte: uno da Novara, con fermate a Vercelli e a Santhià, l´altro da Asti con uno stop intermedio ad Alessandria.
L´appuntamento di domani sarà l´occasione per uno scambio di opinioni tra i vertici del Pd sul «caso Torino» in vista di quella che sarà la settimana decisiva, tenendo conto degli esiti del voto di sfiducia al governo Berlusconi. Il giorno clou sarà il 15 dicembre, quando si riunirà l´assemblea del Pd di Torino per discutere e votare le regole per le primarie. E non tutti, dentro il partito, difendono le consultazioni. Discussione animata soprattutto in Sinistra in Rete, componente dove una parte considera le primarie dannose e pericolose per il Pd, come l´onorevole Stefano Esposito, pronto a presentare un ordine del giorno per chiedere di non farle. La posizione del nuovo coordinatore della corrente, Mario Sechi, è più sfumata: «Facciamole, ma che siano interne al partito – sottolinea – se Sel le vuole le inserisca nel suo statuto come abbiamo fatto noi. E non siano primarie sui nomi, ma sui programmi. Per noi contano quattro punti: che cosa intenderà fare il nuovo sindaco sull´urbanistica, sulle partecipate, sull´area metropolitana e sulle risorse per il welfare». Posizione che non convince la segretaria Bragantini: «Non possiamo fare e disfare – dice – prima diciamo agli alleati di fare le primarie, poi non le facciamo più».
Le primarie sono il nodo, in rapporto ai candidati. Ai nastri di partenza rischiano di presentarsi in molti, tra chi ha già manifestato l´intenzione e chi lo potrebbe fare: da Roberto Placido a Davide Gariglio, da Giorgio Ardito, che lunedì lancerà la sua candidatura, a Roberto Tricarico, mentre Mauro Marino è in stand by. Potrebbero uscirne altri, senza considerare gli aspiranti di Sinistra e Libertà. E per un mese sarebbero tutti impegnati a raccogliere le firme, più di 1.200, per essere ammessi alle consultazioni. Un gruppo di nomi che potrebbero convincere Piero Fassino a lasciar perdere e a non infilarsi in una competizione iperaffollata? Tesi che circola, ma l´ultimo segretario dei Ds è determinato ad andare avanti. Ieri altro giro di consultazioni a Torino, mentre oggi sarà a Roma. Molto dipenderà dal clima della prossima settimana. Lo stesso segretario del Pd, Pier Luigi Bersani, intervenendo a Otto e mezzo su La7, ha spiegato che «le primarie non le ordina il dottore».