Archive for gennaio 2011


In corteo marciano le contraddizioni del centrosinistra

gennaio 29th, 2011 — 11:22am

PAOLO GRISERI – Repubblica

Striscioni e slogan contro Marchionne, Fassino e Chiamparino. Ci sono i partiti di sinistra e molti militanti del Pd orfani del loro gruppo dirigente. Il corteo della Fiom è lo specchio delle contraddizioni del centrosinistra. A proposito: ma Airaudo si candiderà alle primarie?

Alla partenza di Porta Susa molti striscioni sembrano stampati nella notte: nuovi, con i colori uniformi e la tela senza strappi. Hanno la scritta «Fiom-Cgil» e il nome della fabbrica. Si capisce che sono al debutto. Non hanno ancora conosciuto la prova del vento, della pioggia, dei lacrimogeni. Sono gli ultimi figli della divisione sindacale. Nati per evitare l´inconveniente che capita a Luisa, delegata della Mahle di La Loggia, costretta con i suoi compagni a sfilare coprendo una parte del vecchio striscione del consiglio di fabbrica, là dove, di fianco a quello della Fiom, ci sono anche i marchi della Fim e della Uilm. «Il nostro striscione è nuovo perché è nuova la fabbrica», spiega poco più in là un delegato della De Tomaso: «Stiamo aspettando i soldi dell´Ue per poter partire con la produzione», aggiunge un altro dietro di lui. Sono gli ex dipendenti della Pininfarina passati a Rossignolo. «Per adesso – spiegano sfiduciati – siamo in mille in cassa aspettando Bruxelles».

Tra i cordoni del corteo si aggira lo «squalo Sergio», il Marchionne che sbrana gli operai già comparso ai cancelli di Mirafiori nei giorni del referendum. L´ad del Lingotto non è l´unico Sergio al centro degli sfottò. Anche Chiamparino infatti si prende la sua dose: «Te lo diamo noi il tappeto rosso», grida un gruppo di giovani operai in piazza Solferino ricordando l´intervista in cui il sindaco aveva elogiato l´ad del Lingotto. Passa Stefano Esposito, parlamentare del Pd, uno dei pochi dirigenti del suo partito (con Roberto Tricarico) a sfilare: «Certo che quella battuta Sergio se la poteva evitare», commenta. Gli slogan si accaniscono anche contro Piero Fassino («Se fossi un operaio a Mirafiori voterei sì»). Tra i cordoni viene fuori tutta la lunga storia delle divisioni della sinistra torinese. E c´è chi promette: «Se il candidato del centrosinistra è Fassino, voto Ghigo».

Il corteo avanza lentamente. Oltre ai metalmeccanici della Fiom ci sono le delegazioni Cgil che arrivano da Torino e da tutto il Piemonte. Quando parla Enrico Panini a nome della segreteria nazionale della Cgil, le tute blu gridano «sciopero generale» e parte qualche fischio. Ma l´oratore riesce senza troppe difficoltà a concludere l´intervento: «Non è ancora il momento di proclamare quello sciopero», spiegherà a fine comizio. La richiesta si era già sentita lungo il percorso del corteo. In via Cernaia dallo striscione della Fiat Industrial un megafono si rivolge a una statua: «Sciopero generale. Hai capito? Generale, fai sciopero». Il generale è Alessandro Ferrero della Marmora, fondatore del corpo dei Bersaglieri, che osserva imperturbabile la scena dal suo piedistallo.

Tocca a Giorgio Airaudo chiudere la manifestazione. Parla senza leggere gli appunti, grida nel microfono che «siamo qui a rendere merito al coraggio di chi ha detto no in un referendum fasullo, fondato sul ricatto. E a rendere merito ha chi ha vota sì dichiarando che lo faceva perché aveva il mutuo da pagare. Ci voleva coraggio anche a dire sì in quel modo, quel modo che svuota di significato il risultato finale». Poi l´esponente della Fiom spiega che «dopo il referendum la vertenza di Mirafiori e quella di Pomigliano rimangono più aperte di prima».

Chiuso il comizio la piazza si frantuma nei capannelli. Passa Daniele Borioli, ex assessore ai trasporti della giunta Bresso, ora segretario del Pd di Alessandria: «Non capisco la posizione del mio partito su Mirafiori. E´ una questione di diritti». Passa un gruppo di «No Tav». Borioli sorride: «Se mi riconoscessero me ne direbbero di tutti i colori». Contraddizioni. Nei capannelli tiene banco l´attualità politica. Quale sponda, quale rappresentanza hanno questi lavoratori? «Se Airaudo si candidasse alle primarie – azzarda un esponente di Sel – potrebbe rappresentarli lui». La discussione si fa animata. Interviene un fassiniano di passaggio: «Non per essere cinici ma la verità è che alle elezioni di Torino quel che fa questa piazza conta poco. Contano di più le scelte di chi lavora in Comune, dei bancari, dei commercianti». Il fassiniano viene guadato con sospetto. Ma anche l´uomo di Sel se la passa male: «Questa idea di Airaudo candidato – dice un delegato della Fiom – è una vera stupidaggine. Si vende questa piazza per un piatto di lenticchie? Chi lo spiega poi agli altri che la Fiom è un sindacato e non un partito politico?».

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Chiamparino a Fassino “Attento alle ambiguità”

gennaio 29th, 2011 — 10:30am

RAPHAËL ZANOTTI – LaStampa

Sergio Chiamparino, da Bruxelles, striglia il Pd e avverte Piero Fassino, uno dei candidati alla sua successione, sui pericoli della prossima campagna elettorale. «Bisogna dire no ai balbettamenti sulla Tav e all’ambiguità che sta affondando il partito», spiega. Il sindaco aggiunge di non temere l’eventuale discesa in campo del leader della Fiom, Giorgio Airaudo (oggi scioglierà le riserve): «Rappresenterebbe un problema per i candidati democratici soltanto se andasse poca gente a votare». Dunque, l’invito (anche) a Fassino è quello di massimizzare il voto moderato. «Bisogna dire che non stiamo con i No Tav – continua Chiamparino – così come che non stiamo con i No Fiat. E nemmeno con i No Chiamparino, intendendo con questo non un riferimento alla mia persona, ma a quello che hanno rappresentato questi due mandati per la città. Dobbiamo essere orgogliosi della Torino che riconsegniamo».

Troppo ambigui sulla Tav, troppi balbettamenti: in questo primo scorcio di campagna elettorale rivedo gli stessi errori che stanno affossando il Pd». Sarà l’aria fredda che a queste latitudini sferza senza sosta e rischiara le idee, sarà la distanza da Torino che permette prospettive diverse, ma a Bruxelles, dove ha partecipato alla sessione plenaria del Comitato delle Regioni, il sindaco Sergio Chiamparino si lascia andare alle sue «riflessioni fiamminghe». L’occasione è data dall’eventuale discesa in campo di Giorgio Airaudo e dalla manifestazione, nella sua Torino, della sinistra che contesta l’accordo Fiat.

Mi hanno detto che alla manifestazione, il mio era uno dei nomi più citati insieme a quello di Marchionne. È vero?». Sì, è vero. C’è una parte della sinistra che guarda al leader della Fiom. Può diventare un problema per il Pd? «Solo se alle primarie andranno in pochi a votare. La Fiom è ormai un partito, altrimenti cosa ci farebbero le sue bandiere ai cortei No Tav?». Un partito che, sull’onda dell’accordo per Mirafiori, potrebbe però avere una discreta capacità di mobilitazione. O no? «Non penso. Non bisogna guardare al referendum Fiat come al momento fondativo di un eventuale partito di Airaudo. Il no all’accordo nasceva anche da dinamiche familiari che nulla hanno a che fare con la politica. C’è una fetta di operai che è vicina alla pensione e che magari non vede male qualche periodo di cassintegrazione, ma un peggioramento delle condizioni di lavoro sì. Magari è gente che poi, quando ci sono le politiche, vota a destra o Lega. Non è detto che siano tutti voti del Pd per Airaudo». Tuttavia, Airaudo è un nome che potrebbe raccogliere un certo consenso. «Diventerebbe il vice di un partito vendoliano, non so se gli convenga. C’è una cosa però: quell’area ha parole d’ordine precise, noi no e questo può essere un problema. Faccio un esempio: nel programma della coalizione non compare la parola Tav, è stata sostituita da un’allocuzione ambigua. Se posso dare un consiglio, da persona che ha guidato questa città negli ultimi anni, è un errore. Se fossi il candidato dell’altro schieramento, è la prima cosa che sottolinerei: “Vedete, archiviato Chiamparino la sinistra ha già consegnato la Tav alla sua componente del No”. Invece a Torino c’è una grande fetta di elettorato di sinistra, connesso con il mondo del lavoro, che è favorevole alla Tav». Ci sono parole d’ordine a cui non ci si può sottrarre? «Bisogna dire che non stiamo con i No Tav, che non stiamo con i No Fiat, che non stiamo con i No Chiamparino, intendendo con questo non un riferimento alla mia persona, è chiaro, ma a quello che hanno rappresentato questi due mandati per la città. Dobbiamo essere orgogliosi della Torino che consegniamo alla nuova tornata elettorale». Esce e comincia a passeggiare. Le è piaciuta l’ultima intervista di Fassino sull’Università? «Articolata. Entra un po’ troppo nello specifico. Invece, bisognerebbe presentare pochi nodi, ma chiari. Offrire l’orizzonte, poi ci sarà tempo per muoversi all’interno. In compenso, mi è piaciuta l’iniziativa della Compagnia di San Paolo: due team di diverse generazioni che si confrontano sulla Torino dei prossimi dieci anni». Insomma, si sta agendo bene? Chiamparino tira su il bavero e infila le mani in tasca: «Fa freddo qui, eh!».
«Così si dà l’idea di esserci consegnati ai contrari alla Torino-Lione» «Bisogna rivendicare con orgoglio quanto fatto in questi dieci anni»

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Tricarico, ultima sfida al Pd

gennaio 29th, 2011 — 10:18am

Sara Strippoli – Repubblica
Roberto Tricarico presenta oltre duemila firme di cittadini e chiede di essere ammesso alle primarie del centrosinistra. Toccherà al tavolo della coalizione decidere se la sfida dell´assessore alle regole avrà un esito positivo. La segretaria provinciale Paola Bragantini non vuole commentare. Anche l´assessore al bilancio Gianguido Passoni presenta la sua candidatura come società civile. La direttrice dell´Istituto zooprofilattico Maria Caramelli è invece il nome su cui punta il terzo polo. Intanto si è conclusa l´indagine del gruppo di lavoro dell´ex sindaco Castellani da cui emerge una città spaccata in due.
Nel percorso di avvicinamento verso le primarie del 27 febbraio il quadro si complica e si annunciano i tempi duri delle decisione scomode. Dopo il raggiungimento del quorum di firme da parte di Piero Fassino e Davide Gariglio, della discesa in campo del radicale-democratico Silvio Viale, ieri alla segreteria provinciale sono arrivate le richieste ufficiali di Gianguido Passoni (candidato civico) e Roberto Tricarico, il quale ha deciso di sfidare le regole del partito dall´interno. Ed è quest´ultima la spina nel fianco dei democratici, visto che l´assessore comunale alla casa presenta 2.167 firme di cittadini (nomi come Franzo Grande Stevens, Giampaolo Zancan, Liborio Termine, Marta Levi, la presidente dell´assemblea regionale del Pd Laura Onofri, Maddalena Rostagno) e promette di raccogliere le tremila richieste per una candidatura civica entro il termine del 19 febbraio. Non solo, Tricarico aggiunge di essere pronto a dare le dimissioni dal Pd «nel caso in cui il partito indicasse come condizione ostativa la sua appartenenza al Pd. Se questo fosse l´aut-aut sarei pronto a valutare la mia uscita dal partito». La decisione sarà presa al tavolo della coalizione di lunedì, il termine scade oggi a mezzogiorno quando le buste saranno aperte e valutate. «Non sono un dirigente del partito», dice l´assessore della giunta Chiamparino che del Pd è stato vicesegretario regionale e ha guidato la mozione Marino in Piemonte alle regionali prendendo quasi 26mila preferenze: «Penso che il Pd faccia ancora in tempo a riconoscersi dentro le regole di coalizione e poi mi chiedo quali siano i vincoli di appartenenza considerato che Romano Prodi a Bologna non ha appoggiato il candidato del Pd. Deve forse essere espulso?».

Paola Bragantini si rifiuta di commentare questa vicenda. La sua idea è sempre la stessa, da tempo sostiene che un iscritto del Pd deve rimanere entro le regole stabilite per gli altri. Il coordinatore della segreteria regionale Stefano Lo Russo riprende le dichiarazioni di Gianfranco Morgando e aggiunge: «Diventa difficile che al tavolo della coalizione il Pd possa smentire se stesso. Sarebbe un insulto ai nostri iscritti». E se Tricarico desse le dimissioni dal partito? «Avrebbe il sapore di un giochetto tattico per eludere le regole piuttosto che una credibile iniziativa politica». Stefano Esposito dice che la situazione deve essere affrontata all´interno degli organismi dirigenti e aggiunge che di fronte ad eventuali dimissioni di Tricarico dal partito, il Pd dovrebbe prendere in considerazione la sua candidatura. I partiti della coalizione scuotono la testa. Mimmo Portas dei Moderati dice che la vicenda Tricarico non lo interessa affatto: «Se non ci fossero state le primarie tutto questo sarebbe stato evitato». Per Sel Antonio Ferrentino: «La storia riguarda il Pd, noi abbiamo fatto un percorso e Tricarico è un democratico».

Nulla da eccepire invece sull´ufficializzazione del nome dell´assessore al bilancio del Comune di Torino Gianguido Passoni. La sua è una candidatura civica. «Raccoglierò le tremila firme – dice – anche se finora non ho difficoltà a dire che non ho ancora cominciato». Con Passoni c´è un pezzo di Sel: Salinas, Grimaldi, ci sono associazioni della galassia laica, i ragazzi della Fabbrica per Torino, cittadini che in questi anni hanno apprezzato il lavoro svolto a Palazzo Civico. Finora il gruppo ha lavorato in silenzio sul programma e i cinque punti specifici elaborati finora si trovano sul sito www.torinobenecomune.it: «Siamo gli unici ad avere le articolazioni sul territorio», dice con una punta di orgoglio Passoni.

Intanto, nella “battaglia” per ottenere anche il voto degli stranieri, Piero Fassino si assicura il sostegno del Circolo europei per l´Italia, cui fa riferimento gran parte della comunità rumena (42 mila i residenti sotto la Mole). Il circolo ha promesso un incontro con l´ex segretario Ds per il 5 febbraio in corso Venezia 11.

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Federalismo fiscale: il parere del PD in commissione

gennaio 27th, 2011 — 4:56pm

In questi giorni si discute molto di federalismo fiscale.

vi giro il parere presentato dal nostro Gruppo e gli emendamenti PD al decreto legislativo sul fisco municipale.

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TORINO-LIONE. MERLO (PD): “ORA BASTA CON LE AMBIGUITA’. ANCHE DAL PD”

gennaio 27th, 2011 — 2:30pm

“La coalizione di governo che si appresta a governare Torino deve prevedere la realizzazione della Torino-Lione senza se e senza ma. Le tesi singolari ed ambigue devono essere definitivamente archiviate. Su questo terreno c’è stato anche un recente e netto pronunciamento politico dei parlamentari piemontesi del PD con l’approvazione di una mozione parlamentare approvata all’unanimità.

Non saranno certo le posizioni di Ferrentino o altri a mutare una linea strategica per il PD che era e resta l’asse centrale della coalizione di centro sinistra. Se qualcuno pensa di modificare questa linea e questo impegno ridicolizzando il PD, è bene che si ricreda. La segreteria provinciale del PD, su questo versante, non può essere titubante o ambigua. L’Unione non c’è più e non saranno i vari rivoli dei comunisti nostrani a modificare un impegno programmatico come la Tav che era e resta decisiva per lo sviluppo di Torino e del Piemonte”.

On. Giorgio MERLO

Deputato PD Piemonte

Vice Presidente Commissione Vigilanza Rai

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SULLA TORINO-LIONE NESSUNA MEDIAZIONE AL RIBASSO. IL PD DI TORINO CAMBI IL TESTO DEL PROGRAMMA E FACCIA CHIAREZZA

gennaio 27th, 2011 — 2:29pm

L’alleanza di centrosinistra, di cui il PD dovrebbe essere guida inflessibile, sulle questioni di merito riesce ancora una volta a dare un’immagine di ambiguità ed incoerenza. Purtroppo la stesura del programma di coalizione ne è la prova lampante. Non esiste alcuna possibilità per il Partito Democratico di accettare formulazioni astruse, incomprensibili, furbesche e programmaticamente indefinite su un tema rilevante e simbolico come la Torino-Lione.

Ricordo al Segretario Paola Bragantini che i parlamentari torinesi del suo partito sono stati promotori di una mozione parlamentare, approvata all’unanimità, che ha impegnato il Governo e il Parlamento tutto sulla strategicità della realizzazione della Torino-Lione e non certo su generici progetti di collegamento tra l’Italia e i grandi sistemi di comunicazione europea.

Quindi, in vista della direzione provinciale di questa sera, è necessario cambiare radicalmente il testo di quel documento, inserendo un impegno formale e sostanziale alla realizzazione del corridoio 5 e della tratta italiana della Torino-Lione. Se poi Antonio Ferrentino segretario di SeL, pensa di trasformare la coalizione per Torino in una sorta di arlecchinesca riedizione dell’Unione, sappia che non gli sarà permesso. Questo lo dobbiamo in termini di chiarezza ai cittadini torinesi, alle amministrazioni Chiamparino e Saitta, al lavoro dell’Osservatorio presieduto da Virano e a tutte le forze imprenditoriali e produttive che guardano all’importante ruolo del PD affinché questa indispensabile opera si realizzi senza infingimenti e tentennamenti.

Mi auguro che il Segretario provinciale nella giornata di oggi si faccia interprete della posizione del PD sull’argomento senza tentativi di mediazione al ribasso.

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Il centrosinistra “nasconde” la Tav

gennaio 27th, 2011 — 2:26pm

MAURIZIO TROPEANO – LaStampa

Edire che il sindaco, Sergio Chiamparino, alla fine della seconda convention di Veltroni al Lingotto era stato chiaro: impossibile fare alleanze con chi non vuole la Tav. Detto, fatto. Il Pd decide che è impossibile fare alleanze con la Federazione della Sinistra. Tre giorni dopo nel patto di programma e solidarietà tra le forze democratiche e progressiste che si candidano come coalizione di centrosinistra alla guida della città l’acronimo Tav, le parole alta velocità o Torino-Lione non ci sono. Termini che sono stati volutamente omessi. Al loro posto un generico impegno che, come ammette il radicale Silvio Viale, è scritto in modo così «sibillino che permette a tutti i partiti di interpretarlo secondo i loro programmi particolari.

Che cosa c’è scritto nel documento? Il Comune avrà un ruolo attivo «nella modernizzazione e nel potenziamento delle infrastrutture e dei servizi di mobilità, capaci di offrire eccellenza nei servizi di trasporto pubblico e di favorire la realizzazione delle reti infrastrutturali strategiche per la connessione dei nostri territori ai grandi sistemi di comunicazione europei».

Con una simile costruzione linguistica la previsione di Viale diventa realtà. Per Paola Bragantini, segretaria provinciale del Pd, «è evidente che per noi democratici è scontato l’impegno per la realizzazione della Torino-Lione, della linea 2 del metrò e delle altre infrastrutture che garantiscono lo sviluppo della città». Diversa la lettura di Antonio Ferrentino, segretario di Sinistra e Libertà: «Noi siamo favorevoli ai collegamenti con i grandi sistemi di comunicazione europei ma sosteniamo che si possono fare con le proposte del documento sulle Ferrovie Alpine presentato dai sindaci valsusini che prevede di risolvere le criticità del nodo di Torino e solo in una seconda fase, e in base ai flussi di traffico, se scavare o meno il tunnel di base».

E per Sel il patto va bene perché «permette alla coalizione di affrontare unita la campagna elettorale rinviando le decisioni di merito alle future scelte di governo». E Viale precisa: «Questo non è il programma del futuro sindaco ma una progetto comune per affrontare le primarie che ogni candidato poi caratterizzerà come meglio crede. In ogni caso le competenze del comune sull’alta velocità sono inesistenti».

Nel documento c’è la volontà di avviare una nuova stagione amministrativa «forti dei positivi risultati ottenuti dalle Giunte di centrosinistra che hanno guidato la città in questi anni». E poi si prende atto dell’esito del referendum della Mirafiori e si guarda al futuro con tutelando i lavoratori e i loro diritti e sostenendo «l’insediamento e l’investimento produttivo, a cominciare da quello che ruota intorno allo stabilimento Fiat».

Il patto è stato sottoscritto anche dai Moderati e dall’Italia dei Valori solo nella parte programmatica e non in quella che indica le primarie come lo strumento per la selezione del candidato sindaco.

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Esposito: Airaudo si misuri al primo turno

gennaio 26th, 2011 — 3:12pm

Sara Strippoli – Repubblica

«La candidatura di Giorgio Airaudo può essere un´occasione oppure diventare una candidatura rispettabile ma non compatibile con il nostro progetto politico. Dipende dallo spirito con il quale sceglierà di presentarsi agli elettori». A pochi giorni dalla scadenza di sabato, termine ultimo per la presentazione dei nomi per correre alle primarie di coalizione, il parlamentare Pd Stefano Esposito lancia un monito: «Se il progetto di Airaudo e di tutti coloro che lo sostengono è dar vita ad una coalizione di quelli che hanno lavorato fino ad oggi contro le politiche di Chiamparino e Saitta, non possono pretendere che siano le primarie il luogo del confronto, ma devono misurare forza e disegno al primo turno. Solo così eviteremo di far entrare dalla finestra ciò che è rimasto fuori dalla porta». Aggiunge il parlamentare Pd: «Non sfugge a nessuno che la candidatura di Airaudo ha acquisito nuovo slancio dopo il referendum di Mirafori. Spero che nessuno voglia immaginare le primarie come la rivincita di quel referendum. Io venerdì parteciperò allo sciopero, ma il Pd ha scelto di non dare alcuna indicazione di voto perché il ruolo del partito non è tifare, ma costruire le condizioni affinché la modernità non viva e si sviluppi sulla pelle di chi lavora. Non riteniamo che esistano forze politiche o singoli a cui il tema del lavoro possa essere appaltato in via esclusiva». Partendo da queste riflessioni, Esposito dice: «Chiedo che le forze che sperano nella candidatura di Airaudo rispondano a questo tema. Lo scopo è evitare ulteriori e dannose divisioni».

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CON FERRERO POSIZIONI INCONCILIABILI

gennaio 26th, 2011 — 11:55am

“Ci stupisce lo stupore del Segretario di Rifondazione comunista Ferrero sul tema delle alleanze al Comune di Torino. E’ noto da tempo a tutti che esiste una differenza politica di fondo tra chi cerca di costruire alleanze di governo e chi, invece, è specializzato nella contestazione quotidiana cavalcando un’opposizione pregiudiziale ed ideologica.
Il PD, com’è ovvio, non ha paura di Ferrero e di ciò che rappresenta. Semplicemente, ha un progetto politico alternativo a quello di Ferrero. E questo vale sia a livello nazionale come al Comune di Torino”.

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Io non ho paura di Airaudo

gennaio 25th, 2011 — 11:05am

In questi ultimi giorni, si fa un gran parlare della eventuale candidatura di Giorgio Airaudo alla carica di Sindaco di Torino. Da più parti si da adito all’idea che questa ipotesi spaventi il PD; può darsi che qualche dirigente del mio partito sia spaventato; personalmente, invece, non solo non mi preoccupa questa possibilità, ma anzi la riterrei un’occasione per tutto il centro sinistra torinese.

Ovviamente perché la sua candidatura sia davvero l’occasione di cui parlavo, Airaudo deve chiarire con quale spirito intende fare questa scelta.

Infatti, la coalizione che sta lavorando alle prossime elezioni amministrative non parte da zero, né è in attesa di un “messia” che la traghetti verso il “sol dell’avvenire”.

Il PD e i suoi alleati arrivano da più di un decennio di governo che hanno cambiato il volto di Torino, e sono consapevoli che con le nuove elezioni di maggio si dovrà aprire una nuova fase che tenga conto del buon lavora svolto, ma che sappia guardare al 2020 e non al 1993.

In questi anni, il governo è stato retto sia in Comune ma anche il Provincia da alcune forze politiche – PD, IDV,Moderati e più recentemente SEL – e non da altre che, legittimamente, hanno scelto di non condividere il percorso riformista, schierandosi all’opposizione con tanti NO (inceneritore, Tav, parcheggi sotterranei, grattacieli, ruolo delle partecipate nello sviluppo, solo per citarne alcune).

E’ a partire da un chiarimento su questi temi che la candidatura Airaudo può essere un’occasione, come da me auspicato, oppure diventare più semplicemente una candidatura rispettabile non compatibile con il nostro progetto politico, culturale e programmatico.

Questa è la risposta che Giorgio e chi lo sostiene devono dare, evitando, e mi riferisco a SEL, di fare del vittimismo contro una presunta prepotenza o paura da parte del PD.

Se il loro progetto è quello di dar vita ad una coalizione di tutti quelli che hanno lavorato fino ad oggi contro le politiche di Chiamparino e Saitta, non possono pretendere che siano le primarie il luogo del confronto. Queste servono a scegliere il candidato migliore per interpretare il NOSTRO progetto, ma devono misurare la loro forza e il loro disegno nel primo turno delle elezioni amministrative, solo così eviteremo di far entrare dalla finestra ciò che in primis per scelta di quei partiti e degli elettori è rimasto fuori dalla porta del governo in questi anni.

Non sfugge a nessuno che la candidatura di Airaudo ha acquisito nuovo slancio dopo il referendum a Mirafiori. Spero che nessuno voglia immaginare la primarie come la rivincita di quel referendum. Il PD ha scelto, correttamente e responsabilmente, di non dare alcuna indicazione di voto perché il ruolo di un partito non è tifare, errore nel quale sono caduti autorevoli esponenti come Chiamparino e Cofferati, ma costruire le condizioni affinché la modernità non viva e si sviluppi sulla pelle di chi lavora. Questo è il DNA del PD e non riteniamo che esistano forze politiche o singoli a cui il tema del lavoro possa essere appaltato in via esclusiva.

Per queste ragioni ho più volte dichiarato, fin dal mese di novembre, che le primarie di coalizione, peraltro richieste da un solo partito, SEL, erano una strumento che aveva come unico scopo quello di cercare di danneggiare il più grande partito della coalizione, senza la cui forza non esiste semplicemente alcuna alleanza vincente.

Capisco che anche all’interno del PD coloro che non hanno voluto ascoltare le preoccupazioni da me e da altri espresse, ora cerchino faticosamente una soluzione, ed è per questo che ritengo che le forze che sperano nella candidatura di Giorgio Airaudo debbano rispondere al tema che pongo in questa mia lettera, in modo da evitare ulteriori e dannose discussioni e divisioni.

In una alleanza la chiarezza degli obbiettivi e condizione indispensabile e non rinviabile.

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