Pd, caos primarie: si litiga sulle regole

Andrea Rossi – LaStampa

Dopo un mese di feroci discussioni sembrava un argomento finito in soffitta, definitivamente liquidato. Sbagliato. È ricomparso proprio nel giorno in cui il Pd torinese ha aperto la raccolta delle firme per le candidature alle primarie del centrosinistra. Tutta colpa dell’intervista del senatore Ignazio Marino a La Stampa – «a Torino si ostacolano candidature come quella di Roberto Tricarico, bravo e stimato assessore alla Casa, per sostenere quella di Fassino» – che ha fatto schizzare il livello di fibrillazione sull’asse TorinoRoma. Insomma, sostiene il chirurgo, il partito – anziché varare primarie aperte – avrebbe scelto di consegnare tutte le fiche in mano ai signori delle tessere che controllano il grosso degli iscritti.

E Tricarico, che fa l’assessore da dieci anni, ha più volte lasciato intendere di volersi candidare ma non controlla pacchetti di tesserati, sarebbe fuori dai giochi. Potrebbe rientrarci se il Pd decidesse di estendere la raccolta firme ai cittadini elettori. Un’opzione proposta nei mesi scorsi e infine bocciata. Ma adesso?

A dare manforte a Marino interviene il vice-presidente del Pd Ivan Scalfarotto: «Non sarebbe più logico fissare regole uguali per tutti i partiti della coalizione? Perché gli attuali candidati, a partire da Piero Fassino nel suo ruolo di importante leader nazionale, non chiedono una semplificazione?». Tricarico gongola: «Marino solleva un problema giusto, riconosciuto anche da Fassino nel colloquio che abbiamo avuto oggi (ieri, ndr), in cui abbiamo concordato sul fatto che sarebbe molto meglio aprirsi agli elettori». Dall’entourage dell’ex segretario dei Ds, che ha già raccolto circa 200 firme, filtra una versione più soft: Fassino sarebbe disposto ad accettare una modifica al regolamento se qualcuno lo chiedesse ufficialmente, se tutti i candidati fossero d’accordo e se il partito non avesse nulla in contrario. Il primo requisito ancora non si è verificato. Il secondo non sarebbe molto difficile da realizzare: Ardito e Placido (che ieri ha dato il via alla raccolta firme portandosi a quota 150) hanno sempre mal digerito l’opzione ristretta agli iscritti; quanto a Gariglio, è disposto a giocarsi le sue carte con qualunque regola.

È il terzo requisito a essere ostico. I dirigenti nazionali e locali del Pd non ne vogliono sentir parlare. «Come si fa a dire che a Torino si è cercato di limitare i candidati quando ce ne sono quattro?», attacca il responsabile Enti locali Davide Zoggia. Più dura la segretaria provinciale Paola Bragantini: «Il percorso è non trasparente ma cristallino. Tricarico poteva e può tuttora candidarsi seguendo le procedure votate dall’assemblea, a meno che le regole non valgano per tutti e ci sia qualcuno più uguale degli altri, meritevole di particolari eccezioni in base all’appartenenza a una corrente nazionale come quella di Marino».

Fine del discorso. O forse no, perché a risollevare la questione sono molti, anche tra chi è tutt’altro che in sintonia con Marino. Ad esempio il deputato Stefano Esposito, ispiratore, settimane fa, di un ordine del giorno (bocciato) che prevedeva per gli aspiranti candidati la raccolta di 7 mila firme tra i cittadini: «È la dimostrazione che quando parlavo del rischio di un ritorno ai signori delle tessere avevo ragione. Siamo ancora in tempo per rimediare all’errore».