“Non siamo notai, cambiamo le regole delle primarie”

ANDREA ROSSI, MAURIZIO TROPEANO – LaStampa

Il caso Tricarico non accenna a placarsi. La bufera sull’assessore comunale alla Casa, che ha deciso di candidarsi alle primarie senza raccogliere le firme tra gli iscritti al Pd in aperta polemica con le regole decise dal partito torinese, non si smorza. Una guerriglia strisciante, che non potrà fare a meno di approdare alla direzione nazionale dei democratici, giovedì a Roma. A quel tavolo il deputato torinese Stefano Esposito presenterà un ordine del giorno. Esposito è l’ispiratore del documento (rigettato dall’assemblea provinciale) con cui si chiedeva di aprire la raccolta firme ai cittadini e di candidare alle primarie chi ne avesse ottenute almeno 7 mila. «Io rispetto le regole», dice ora Esposito, «ma la politica non può essere affare per notai. Era evidente che quel regolamento avrebbe provocato danni. Ora si tratta di intervenire per evitarne di peggiori. E soprattutto di capire a quali condizioni, e con quali regole, svolgere le primarie di coalizione: devono essere tutti d’accordo, o basta che lo chieda uno solo degli alleati?».

La discussione minaccia di investire a tutti i livelli – locale e nazionale – gli organismi del Pd. I supporter di Tricarico, dopo aver polemizzato sulla disparità di regolamenti tra Torino – dove i candidati devono incassare le adesioni dei tesserati – e Milano, Bologna e Napoli – dove ci si rivolge ai cittadini – si sono rivolti alla segreteria regionale perché le contraddizioni si agitano anche in Piemonte. A Novara e Vercelli, infatti, le primarie per designare il candidato sindaco prevedono la raccolta di firme tra la gente. Torino, insomma, è l’unica piazza a muoversi controcorrente. Ed è un’anomalia che la segreteria nazionale non potrà fare a meno di analizzare.

La presa di posizione di Esposito si inserisce in una riflessione di Sinistra in Rete, la componente dalemiana del Pd, che ieri sera ha organizzato un confronto fra i quattro candidati democratici in campo (Giorgio Ardito, Piero Fassino, Davide Gariglio e Roberto Placido) sui programmi per il futuro della città. Si è parlato di contenuti e non di raccolta firme, anche se il coordinatore Mario Sechi non esclude «la possibilità di affrontare la questione dell’allargamento della scelta dei candidati non solo agli iscritti del Pd». Un tema che deve essere valutato nelle sedi di partito, «perché il dibattito di oggi ha dimostrato che tutti i candidati hanno buone ragioni da far valere, che iscritti e simpatizzanti vogliono ascoltare e che per un partito come il nostro sarebbe un peccato non farlo».

Il Pd deve anche fare i conti con il malessere degli alleati. Silvio Viale, presidente dei Radicali italiani, non esclude la possibilità di candidarsi: «Dopo il rilancio di Roberto Tricarico, non posso esimermi dall’osservare che tra tanti candidati in fotocopia, il più innovatore sembra essere il vecchio “figiciotto” Piero Fassino, l’unico che fino ad ora ha osato dire qualcosa di progressista sulla Fiat». Ecco perché «c’è spazio per una candidatura laica, liberale, socialista e radicale che sappia dare una speranza di entusiasmo ai torinesi». Per farlo, tuttavia, servono «regole certe per gestire le primarie di coalizione».

Tutto questo mentre Piero Fassino e Davide Gariglio stanno lavorando per rafforzare le loro candidature. Ieri l’ex segretario Ds ha incassato dopo una lunga riunione con Mauro Marino e Michele Paolino l’appoggio della componente che fa riferimento a Rosy Bindi Il consigliere regionale, invece, annuncia la nascita del movimento Nuove Energie per Torino, coordinato dalla consigliere provinciale ex Ds Silvia Fregolent.

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