Gli industriali: Torino rischia l’isolamento

MAURIZIO TROPEANO – LaStampa

«Quello che accade con il progetto Trenitalia-Veolia è la fotografia di quello che capiterà tra venti anni se non si farà il Tav: Torino e il Piemonte isolati. Tutti passeranno dalla Svizzera». Mariella Enoc, leader degli industriali piemontesi, non può che leggere con «allarme» le scelte industriali del gruppo Fs che penalizzano Torino e con «preoccupazione» il «calo di tensione politico e istituzionale» che si è registrato in questi ultimi mesi sulla vicenda del Tav.

Vicende che si intrecciano e che spingono Transpadana, l’associazione che raggruppa istituzioni politiche ed economiche pro Tav, a rompere gli indugi convocando per lunedì «tutti i nostri soci con l’obiettivo di creare un coordinamento permanente e una cabina di regia che consenta uno scambio di informazioni e serva da pungolo per i decisori politici», spiega Paolo Balistreri, coordinatore tecnico di Transpadana e segretario generale di Confindustria Piemonte.

Nei mesi scorsi l’associazione degli industriali aveva organizzato un grande appuntamento per ribadire con forza che «la Torino-Lione non può che essere tra le priorità e sicuramente è la prima tra le infrastrutture». Ecco perché «per realizzarla è necessaria un’attenzione quotidiana politica e istituzionale alle scadenze, ai contenuti e ai segnali credibili da dare alla Valsusa e invece abbiamo dovuto registrare un calo di tensione incomprensibile», spiega Balistreri.

Incomprensibile perché c’è un sostegno bipartisan alla realizzazione dell’opera e a sostegno dell’azione di governo in questo senso, ma «nei fatti sembra che il semaforo giallo che è arrivato da Bruxelles e che ha tagliato 9 milioni di finanziamento non ci abbia spaventato abbastanza». In queste ore forse qualcosa si è mosso: «Ho sentito il sottosegretario alla presidenza del Consiglio, Gianni Letta, che mi ha confermato la disponibilità a riunire il tavolo istituzionale sulla Tav tra il 7 ed il 12 febbraio», spiega il presidente del Piemonte, Roberto Cota.

Una riunione annunciata più volte nei mesi scorsi e sempre rinviata così come viene posticipato l’incontro tra i ministri alle Infrastrutture dei due paesi che dovrebbe discutere della nuova ripartizione dei costi e del trattato internazionale. Ecco perché prima di quella data gli industriali chiedono ai due governi di fissare una data per la firma del nuovo trattato. «Con la scadenza si possono programmare riunioni e gruppi di lavoro per chiudere con successo l’intesa», spiega ancora Balistreri.

E gli industriali si aspettano anche che il governo, «azionista di riferimento del gruppo Fs, chieda a tutte le società del gruppo azioni concrete e di sostegno per realizzare l’opera, a partire dalla necessità di dare segnali chiari per togliere ogni impaccio sulla linea storica assicurando il ripristino dei collegamenti ad alta velocità».

Confindustria Piemonte, infine, lancia un preciso messaggio a Burlando: «È ora di piantarla. Politici e lobby territoriali devono sapere che il corridoio 5 o passa da Torino oppure transiterà fuori dall’Italia». E Balistreri aggiunge: «Per l’Ue non ci sono alternative alla Torino-Lione e i soldi che sono stati messi a disposizione, in caso di non realizzazione dell’opera, saranno destinati ad altri progetti prioritari. Vi assicuro che c’è la coda».