“Chi dice sempre no non è un alleato”

Maurizio Tropeano – LaStampa
Non cita mai la Fiom – lo farà più tardi Beppe Fioroni – e non chiama in causa Giorgio Airaudo. Vola alto, Walter Veltroni. Indica la ricetta per battere Berlusconi ma le sue riflessioni – «per battere il Cavaliere non serve il populismo di sinistra ma il riformismo» – diventano preziose anche per Torino. Le comunali dopo il referendum di Mirafiori assumono infatti una valenza nazionale.
Qui, infatti, Nichi Vendola e la sinistra vogliono provare a ripetere l’effetto Pisapia partendo da quel 46% di no a Marchionne degli operai delle carrozzerie. Lo spiega Oliviero Diliberto, segretario del Pdci: «Serve costruire un patto tra le forze politiche che hanno sostenuto il No (Fed, Idv e Sel) per poi allearsi con il Pd per battere Berlusconi». Una coalizione che dovrebbe prendere forma sotto la guida del sindacalista Fiom.
Un progetto «alternativo» anche alla giunta Chiamparino ma dentro il centrosinistra. Ecco perché le parole di Veltroni – «Dobbiamo affrancarci dalla tentazione frontista di costruire schieramenti eterogenei solo contro gli avversari» – offrono nuovi argomenti a quanti dentro al Pd prima di discutere di candidature vogliono chiarezza sulle alleanze e sui programmi per evitare l’esperienza fallimentare dell’Unione. Spiega il sindaco, Sergio Chiamparino: «Diventa difficile fare alleanze con chi non vuole la Tav, è contro l’inceneritore e non vuole prendere in considerazione il fatto di poter cedere nemmeno una piccola quota delle società partecipate per poi costruire nuovi asili». Il problema non è la candidatura Airaudo ma «stringere accordi con chi si vuole proporre come alternativa a dieci anni di governo del centrosinistra».
Anche Gianfranco Morgando, segretario regionale del partito, spiega che il tema non «è Airaudo sì o Airaudo ma trovare un minimo comune denominatore programmatico tra tutti i partiti del centrosinistra condiviso da tutti i candidati. Un programma di governo della città che possa permettere al centrosinistra di vincere le comunali».
Per Veltroni sarebbe sbagliato riproporre il modello Unione. Una tesi che trova una sponda anche in un dalemiano doc come l’onorevole Stefano Esposito: «Ha ragione l’ex segretario: non possiamo rifare l’Unione ed è per questo motivo che alla direzione del partito chiederemo chiarezza sul fatto di non stringere accordi con la Federazione della Sinistra. E non possiamo nemmeno pensare di riproporre la coalizione che ha sostenuto la Bresso con dentro l’Udc».
Il problema è che l’altro ieri il centrosinistra, ma senza Idv e Moderati (il leader, Giacomo Portas è stato chiamato da Veltroni ad intervenire al Lingotto), ha fissato le regole tecniche per le primarie: data, firme necessarie, selezione delle candidature. Nessun accenno ai contenuti. Ieri hanno iniziato a parlarne i consiglieri comunali Pd con la segretaria. Paola Bragantini continua a sostenere la necessità di un’alleanza ampia ma sottolinea anche come «in queste settimane il quadro politico si è modificato e Nichi Vendola ha caricato le primarie di un significato politico che prima non c’era». E’ stato Vendola a porre la questione di un progetto alternativo alla subalternità del Pd alla Fiat trovando una sponda nelle parole di Diliberto. Per la Bragantini diventa difficile «far finta che il problema di una convergenza programmatica non esista». E il Pd dovrà affrontare, cosi come chiede Giorgio Merlo, il problema di «capire quanti candidati ha il Pd tra quelli che hanno rispettato le regole e quelli che se le sono costruite a misura propria». Il riferimento è a Roberto Tricarico che ieri ne ha raccolte 208 in piazza Castello.
IL CASO AIRAUDO Morgando: nessun veto ma serve un programma condiviso fra tutti