Il fantasma di Airaudo un brivido per la platea

Vera Schiavazzi – Repubblica
Un fantasma si aggirava, ieri, per il Lingotto affollato di dirigenti e militanti del Pd. Era il fantasma del leader della Fiom Giorgio Airaudo, uomo-simbolo del “no” arrivato al 46 per cento al referendum di Mirafiori e possibile quanto temuto candidato alle primarie. «Non possiamo trasformare le primarie nel secondo atto del referendum pro o contro Marchionne – sintetizza Stefano Lo Russo, braccio destro del segretario regionale di Gianfranco Morgando – Si può discutere sulla necessità che il Pd dialoghi in un´ottica di collaborazione con liste o formazioni alla sua sinistra, tenendo conto anche di tutti i significati del voto di Mirafiori. Ma non possiamo accettare un´Opa ostile sul Pd e sul sindaco da parte di Nichi Vendola».
E mentre fuori dal Lingotto il giovane dirigente parla così, dalla Sala Gialla parte un nuovo messaggio di Sergio Chiamparino che va nella stessa direzione: «Torino non poteva permettersi di perdere l´investimento Fiat, la città avrebbe chiuso. Mi chiedo inoltre quanto tempo avremmo impiegato per discutere dei temi che Marchionne ha posto sotto forma di rottura: modello contrattuale alla tedesca, partecipazione dei lavoratori e così via». Ma di ‘modello tedesco´, benché a distanza (al Lingotto non c´era, impegnato altrove), Airaudo non vuole sentire parlare: «Ho già affrontato con Chiamparino il tema, e lo ribadisco: quello che Marchionne sta proponendo non è la Germania ma il Nord America, un paese dove la Confindustria non esiste e i diritti dei lavoratori e la tutela dei cittadini sono nettamente inferiori a quelli europei. Il sindaco dovrebbe saperlo, avendo vissuto molti passaggi di confronto con Marchionne, e soprattutto quest´ultimo che ha registrato il rifiuto della Fiat di sperimentare a Torino uno schema diverso da quello di Pomigliano».
Sullo sfondo, le regole fin qui stabilite dal Pd e dal resto del centrosinistra sembrano fatte apposta per consentire a Airaudo di guadagnare tempo fino all´ultimo. Il 28 lo sciopero generale promosso dalla Fiom, prima del quale il sindacalista ha già detto di non voler sciogliere le sue riserve, il 29 la scadenza per dichiarare la candidatura alle primarie. E se il Sel torinese, alquanto diviso e litigioso, non si accordasse sul nome del leader Fiom non ci sono problemi: chi arriva dalla ‘società civile´ e non direttamente da un partito deve raccogliere 3.000 firme, un obiettivo non certo irraggiungibile per Airaudo, i fans del quale hanno già lanciato un appello sul sito iostocontorino.net che ha raccolto tra l´altro firme come quella di Massimiliano Orlandi della San Vincenzo. Che cosa potrebbe trattenerlo? Il suo sindacato, visto che, come lui stesso ha dichiarato ieri, «la vertenza Fiat non si è ancora conclusa».
Lo sa bene anche il Pd, e non è un caso se i contatti informali sono assai intensi in questi giorni anche tra lo stesso Piero Fassino e la Cgil, a livello locale e nazionale. Per Fassino, e per tutto il Pd, la mancata candidatura di Airaudo si tradurrebbe in un immediato sospiro di sollievo. Non solo per l´oggettiva visibilità di un dirigente sindacale che nelle ultime settimane è apparso su tutte le televisioni nazionali e che è tra i protagonisti di una notevole performance ‘elettorale´ al referendum. Ma anche per le contraddizioni intrinseche che il suo nome, specialmente se libero da vincoli di partito, porterebbe con sé: il problema delle alleanze, ad esempio su un tema come la Tav Torino-Lione, è stato riproposto in queste ore dallo stesso Chiamparino, e lo stesso Veltroni, ieri al Lingotto, ha dichiarato che non è più possibile un´alleanza sul modello dell´Unione tra il Pd e le forze alla sua sinistra. Oggi si riunisce la segreteria torinese del partito, e c´è già chi, come il parlamentare Stefano Esposito, affila le armi: niente no-Tav dentro la coalizione. Intanto Davide Gariglio, che ieri sorrideva vistosamente alle parole di Veltroni, dichiara di essere molto vicino alla meta delle 700 firme, mentre Roberto Placido incontra più difficoltà e c´è chi dice che una sua rinuncia dell´ultima ora sia ancora possibile.