Io non ho paura di Airaudo

In questi ultimi giorni, si fa un gran parlare della eventuale candidatura di Giorgio Airaudo alla carica di Sindaco di Torino. Da più parti si da adito all’idea che questa ipotesi spaventi il PD; può darsi che qualche dirigente del mio partito sia spaventato; personalmente, invece, non solo non mi preoccupa questa possibilità, ma anzi la riterrei un’occasione per tutto il centro sinistra torinese.

Ovviamente perché la sua candidatura sia davvero l’occasione di cui parlavo, Airaudo deve chiarire con quale spirito intende fare questa scelta.

Infatti, la coalizione che sta lavorando alle prossime elezioni amministrative non parte da zero, né è in attesa di un “messia” che la traghetti verso il “sol dell’avvenire”.

Il PD e i suoi alleati arrivano da più di un decennio di governo che hanno cambiato il volto di Torino, e sono consapevoli che con le nuove elezioni di maggio si dovrà aprire una nuova fase che tenga conto del buon lavora svolto, ma che sappia guardare al 2020 e non al 1993.

In questi anni, il governo è stato retto sia in Comune ma anche il Provincia da alcune forze politiche – PD, IDV,Moderati e più recentemente SEL – e non da altre che, legittimamente, hanno scelto di non condividere il percorso riformista, schierandosi all’opposizione con tanti NO (inceneritore, Tav, parcheggi sotterranei, grattacieli, ruolo delle partecipate nello sviluppo, solo per citarne alcune).

E’ a partire da un chiarimento su questi temi che la candidatura Airaudo può essere un’occasione, come da me auspicato, oppure diventare più semplicemente una candidatura rispettabile non compatibile con il nostro progetto politico, culturale e programmatico.

Questa è la risposta che Giorgio e chi lo sostiene devono dare, evitando, e mi riferisco a SEL, di fare del vittimismo contro una presunta prepotenza o paura da parte del PD.

Se il loro progetto è quello di dar vita ad una coalizione di tutti quelli che hanno lavorato fino ad oggi contro le politiche di Chiamparino e Saitta, non possono pretendere che siano le primarie il luogo del confronto. Queste servono a scegliere il candidato migliore per interpretare il NOSTRO progetto, ma devono misurare la loro forza e il loro disegno nel primo turno delle elezioni amministrative, solo così eviteremo di far entrare dalla finestra ciò che in primis per scelta di quei partiti e degli elettori è rimasto fuori dalla porta del governo in questi anni.

Non sfugge a nessuno che la candidatura di Airaudo ha acquisito nuovo slancio dopo il referendum a Mirafiori. Spero che nessuno voglia immaginare la primarie come la rivincita di quel referendum. Il PD ha scelto, correttamente e responsabilmente, di non dare alcuna indicazione di voto perché il ruolo di un partito non è tifare, errore nel quale sono caduti autorevoli esponenti come Chiamparino e Cofferati, ma costruire le condizioni affinché la modernità non viva e si sviluppi sulla pelle di chi lavora. Questo è il DNA del PD e non riteniamo che esistano forze politiche o singoli a cui il tema del lavoro possa essere appaltato in via esclusiva.

Per queste ragioni ho più volte dichiarato, fin dal mese di novembre, che le primarie di coalizione, peraltro richieste da un solo partito, SEL, erano una strumento che aveva come unico scopo quello di cercare di danneggiare il più grande partito della coalizione, senza la cui forza non esiste semplicemente alcuna alleanza vincente.

Capisco che anche all’interno del PD coloro che non hanno voluto ascoltare le preoccupazioni da me e da altri espresse, ora cerchino faticosamente una soluzione, ed è per questo che ritengo che le forze che sperano nella candidatura di Giorgio Airaudo debbano rispondere al tema che pongo in questa mia lettera, in modo da evitare ulteriori e dannose discussioni e divisioni.

In una alleanza la chiarezza degli obbiettivi e condizione indispensabile e non rinviabile.