In corteo marciano le contraddizioni del centrosinistra

PAOLO GRISERI – Repubblica

Striscioni e slogan contro Marchionne, Fassino e Chiamparino. Ci sono i partiti di sinistra e molti militanti del Pd orfani del loro gruppo dirigente. Il corteo della Fiom è lo specchio delle contraddizioni del centrosinistra. A proposito: ma Airaudo si candiderà alle primarie?

Alla partenza di Porta Susa molti striscioni sembrano stampati nella notte: nuovi, con i colori uniformi e la tela senza strappi. Hanno la scritta «Fiom-Cgil» e il nome della fabbrica. Si capisce che sono al debutto. Non hanno ancora conosciuto la prova del vento, della pioggia, dei lacrimogeni. Sono gli ultimi figli della divisione sindacale. Nati per evitare l´inconveniente che capita a Luisa, delegata della Mahle di La Loggia, costretta con i suoi compagni a sfilare coprendo una parte del vecchio striscione del consiglio di fabbrica, là dove, di fianco a quello della Fiom, ci sono anche i marchi della Fim e della Uilm. «Il nostro striscione è nuovo perché è nuova la fabbrica», spiega poco più in là un delegato della De Tomaso: «Stiamo aspettando i soldi dell´Ue per poter partire con la produzione», aggiunge un altro dietro di lui. Sono gli ex dipendenti della Pininfarina passati a Rossignolo. «Per adesso – spiegano sfiduciati – siamo in mille in cassa aspettando Bruxelles».

Tra i cordoni del corteo si aggira lo «squalo Sergio», il Marchionne che sbrana gli operai già comparso ai cancelli di Mirafiori nei giorni del referendum. L´ad del Lingotto non è l´unico Sergio al centro degli sfottò. Anche Chiamparino infatti si prende la sua dose: «Te lo diamo noi il tappeto rosso», grida un gruppo di giovani operai in piazza Solferino ricordando l´intervista in cui il sindaco aveva elogiato l´ad del Lingotto. Passa Stefano Esposito, parlamentare del Pd, uno dei pochi dirigenti del suo partito (con Roberto Tricarico) a sfilare: «Certo che quella battuta Sergio se la poteva evitare», commenta. Gli slogan si accaniscono anche contro Piero Fassino («Se fossi un operaio a Mirafiori voterei sì»). Tra i cordoni viene fuori tutta la lunga storia delle divisioni della sinistra torinese. E c´è chi promette: «Se il candidato del centrosinistra è Fassino, voto Ghigo».

Il corteo avanza lentamente. Oltre ai metalmeccanici della Fiom ci sono le delegazioni Cgil che arrivano da Torino e da tutto il Piemonte. Quando parla Enrico Panini a nome della segreteria nazionale della Cgil, le tute blu gridano «sciopero generale» e parte qualche fischio. Ma l´oratore riesce senza troppe difficoltà a concludere l´intervento: «Non è ancora il momento di proclamare quello sciopero», spiegherà a fine comizio. La richiesta si era già sentita lungo il percorso del corteo. In via Cernaia dallo striscione della Fiat Industrial un megafono si rivolge a una statua: «Sciopero generale. Hai capito? Generale, fai sciopero». Il generale è Alessandro Ferrero della Marmora, fondatore del corpo dei Bersaglieri, che osserva imperturbabile la scena dal suo piedistallo.

Tocca a Giorgio Airaudo chiudere la manifestazione. Parla senza leggere gli appunti, grida nel microfono che «siamo qui a rendere merito al coraggio di chi ha detto no in un referendum fasullo, fondato sul ricatto. E a rendere merito ha chi ha vota sì dichiarando che lo faceva perché aveva il mutuo da pagare. Ci voleva coraggio anche a dire sì in quel modo, quel modo che svuota di significato il risultato finale». Poi l´esponente della Fiom spiega che «dopo il referendum la vertenza di Mirafiori e quella di Pomigliano rimangono più aperte di prima».

Chiuso il comizio la piazza si frantuma nei capannelli. Passa Daniele Borioli, ex assessore ai trasporti della giunta Bresso, ora segretario del Pd di Alessandria: «Non capisco la posizione del mio partito su Mirafiori. E´ una questione di diritti». Passa un gruppo di «No Tav». Borioli sorride: «Se mi riconoscessero me ne direbbero di tutti i colori». Contraddizioni. Nei capannelli tiene banco l´attualità politica. Quale sponda, quale rappresentanza hanno questi lavoratori? «Se Airaudo si candidasse alle primarie – azzarda un esponente di Sel – potrebbe rappresentarli lui». La discussione si fa animata. Interviene un fassiniano di passaggio: «Non per essere cinici ma la verità è che alle elezioni di Torino quel che fa questa piazza conta poco. Contano di più le scelte di chi lavora in Comune, dei bancari, dei commercianti». Il fassiniano viene guadato con sospetto. Ma anche l´uomo di Sel se la passa male: «Questa idea di Airaudo candidato – dice un delegato della Fiom – è una vera stupidaggine. Si vende questa piazza per un piatto di lenticchie? Chi lo spiega poi agli altri che la Fiom è un sindacato e non un partito politico?».