TORINO, FASSINO ALLA SFIDA PIU’ DURA CON UN PD TIEPIDO
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Onorevole Partito Democratico PD
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Il decreto Milleproroghe approvato in Senato resta la prova concreta, se ancora ne servisse una, che governo e maggioranza sono arrivati al capolinea. La grave crisi politica di questa maggioranza è evidente nella forzatura costituzionale di affidare ad un decreto ministeriale, il differimento di un termine di legge, calpestando la funzione legislativa e i poteri del Parlamento. Questo uso spasmodico dello strumento del ‘decreto’ è purtroppo una costante, in questi tre anni di governo Berlusconi, che il Partito democratico ha più volte denunciato. Non bastava il record storico raggiunto dalle tasse giunte con questo governo al 43,4%. Non bastava la patrimoniale introdotta surrettiziamente con l’Imu, mancavano alcuni tocchi di fantasia sul sistema tributario italiano come la tassa sul cinema che tutti i giorni pagheremo con un euro a film. C’è poi la possibilità per le Regioni di aumentare alcune tasse in presenza di una catastrofe: a catastrofe si aggiunge un’altra catastrofe con l’aumento dei tributi e delle addizionali. “Anche qui, la fantasia ha oltrepassato ogni limite – spiega la Finocchiaro – con un Parlamento sempre più svilito e svuotato. Lo slogan meno tasse per tutti è rimasto vuoto e la verità è che le tasse aumentano colpendo tutti. Più che Milleproroghe siamo di fronte al ‘Milletasse’, un provvedimento che ha la solennità e la complessità di una manovra finanziaria. Una finanziaria-pasticcio, figlia delle tante pressioni a cui questo governo, che si sta decomponendo è sottoposto, che aumenta le tasse e premia chi non rispetta le regole”.
Ma cosa hanno messo PDL, Lega e altri partitini nel decreto? Per capire che tipo di impatto avrà nella vita reale dei cittadini italiani basta conoscere solo alcune delle norme che contiene.
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“3 milioni di euro alla Scala di Milano e all’Area di Verona e nulla al teatro Regio di Torino. Il Governo conferma la scelta di tagliare le risorse destinate alla cultura e premia esclusivamente gli enti lirici dove la Lega la fa da padrona.
Se qualcuno sperava che il Presidente facesse gli interessi del suo territorio ora c’è una dimostrazione in più che così non è. Nell’anno del 150esimo dell’Unità d’Italia un’istituzione prestigiosa come il Teatro Regio è stato dimenticato e penalizzato.
Grazie Presidente Cota”.
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Il comma 9-ter, introdotto dal Senato, introduce una norma interpretativa relativa alla corresponsione dei gettoni di presenza ai consiglieri circoscrizionali delle città metropolitane.
L’art. 82, comma 2, terzo periodo (come modificato dall’art. 5, comma 6, lett. a), DL n. 78/2010) prevede che nessuna indennità è dovuta ai consiglieri circoscrizionali, ad eccezione dei consiglieri circoscrizionali delle città metropolitane, per i quali l’ammontare del gettone di presenza non può superare l’importo pari ad un quarto dell’indennità prevista per il rispettivo presidente.
Il comma 9-quater stabilisce che, agli effetti di tale disposizione, per città metropolitane, si devono intendere, dall’entrata in vigore della legge di conversione, i comuni capoluogo di regione individuati quali città metropolitane dagli artt. 23 e 24 della legge n. 42/2009 (legge delega sul federalismo fiscale), ossia i comuni di Torino, Milano, Venezia, Genova, Bologna, Firenze, Bari, Napoli e Reggio Calabria, nonché Roma capitale.
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EMANUELA MINUCCI – LaStampa
Scusate, ma la biblioteca Bellini? L’avete per caso sentita menzionare nel grande progetto di riqualificazione delle Ogr? Io, no». Il primo a porsi il dubbio – che poi ieri è finito in giunta, monopolizzando la discussione – è stato il consigliere di Sel Marco Grimaldi. Il secondo, un po’ più toccato nel vivo, l’assessore alla Cultura Fiorenzo Alfieri, che ha seguito fin dall’inizio il progetto della biblioteca (affidata all’archistar milanese per 15 milioni di euro), e che ieri ha chiesto conto del suo futuro: «Quando venne eletto Champarino, nel 2001, si era appena concluso un concorso di progettazione per un centro culturale comprendente una biblioteca centrale e un teatro di prosa e danza di 1.200 posti, due strutture di cui Torino è tuttora sprovvista – ha ricostruito Alfieri al termine della giunta – il bando conteneva l’obbligo della Città di attribuire il progetto al vincitore e cioè allo studio Bellini di Milano. Nel frattempo si era concordata con Regione e fondazioni bancarie un’ipotesi di ripartizione dei costi. Quando la progettazione arrivò alla fase esecutiva le possibilità di investimento del Comune furono decimate dalla finanziaria, costringendo la Città a rimandare l’appalto». Poi la conclusione: «E’ evidente che oggi non può essere trascurata la disponibilità offerta dalla fondazione Crt e da altri privati di intervenire su quell’area. Ma non bisogna dimenticare che una nuova biblioteca multimediale è indispensabile: soprattutto per una metropoli moderna che aspira a diventare una capitale della cultura».
Il sindaco Chiamparino non ha comunque escluso che la stessa biblioteca possa essere ricompresa nel progetto presentato da Crt per le nuove Ogr (che fra l’altro ieri la giunta ha approvato) «magari rimodulata», oppure essere trasferita così com’è stata progettata da Bellini in un’altra area.
E sempre a proposito della riqualificazione delle Ogr («un grande polo univeristario, culturale, produttivo e di loisir» così come l’ha presentato la fondazione Crt) ieri il parlamentare del Pd Stefano Esposito ha espresso tutti i sui dubbi: «Niente da dire sull’estensione del Poli, ma c’è davvero bisogno di un altro centro congressi a fronte delle tante altre realtà analoghe esistenti, come quella gestita da Gl Events al Lingotto? E che dire poi dello spazio concerti? Abbiamo a Torino una realtà come Live Nation che ha “adottato” il Palavela e il Palaisozaki. Siamo sicuri che riusciremo a riempire di appuntamenti anche le Ogr? O resterà una nuova cattedrale nel deserto? Ultima non trascurabile questione: come sono stati individuati i nuovi operatori? Siamo certi che abbiano il profilo giusto? Ricordiamoci che si tratta sempre di soldi pubblic, verificare non sarebbe male».
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MARIACHIARA GIACOSA – Repubblica
Una lettera al ministro dei Trasporti Altero Matteoli, e a tutta la prima linea del Governo impegnata sulla Torino-Lione, firmata dalle Unioni industriali piemontesi per esprimere preoccupazione sui ritardi dell´opera e chiedere risposte precise e impegni certi. Sono passati dieci giorni e non c´è stata alcuna risposta. Ora la presidente di Confindustria Piemonte, Mariella Enoc, che era stata capofila dell´iniziativa, ricorda le promesse fatte e disattese, lancia l´allarme e parla di «tempo scaduto».
Presidente, passa il tempo e sulla Torino-Lione a parti proclami saltuari di impegni, da parte del governo sembra calato il silenzio. Come industriali avete preso più volte posizione, l´ultima pochi giorni fa scrivendo al ministro: che cosa si aspettava?
«Beh, mi sarei aspettata almeno un cenno di risposta. E invece nulla. Abbiamo posto al governo una serie di questioni precise, che sono fondamentali per il Piemonte, ma anche per il prosieguo della Torino-Lione: la registrazione definitiva, da parte della Corte dei Conti, della delibera che stanzia le risorse per il tunnel geognostico della Maddalena, senza la quale non possono partire i lavori e l´avvio concreto di questi ultimi entro maggio».
E´ nell´aria anche la convocazione a Roma del Tavolo politico, la si annuncia da settimane e potrebbe essere già nei prossimi giorni. Lo considera un passaggio che potrebbe sbloccare la situazione?
«È fondamentale per dare il via libera al progetto della parte nazionale, da Chiusa San Michele a Torino, che è chiuso nei cassetti di Rfi da mesi, quando invece si era detto che i due progetti, quello di Ltf presentato a luglio e quello di Rfi, ancora fermo, avrebbero dovuto andare avanti di pari passo. Io mi aspetto risposte: se poi non sono “cartecee”, ma sono atti, meglio ancora. Guardi, per me, e per il mondo industriale piemontese, non è una questione di forma, ma di sostanza».
Non lo è solo per il Piemonte, visto che l´Italia è attesa al varco da Bruxelles e da Parigi per la definizione dell´accordo internazionale per la ripartizione dei costi dell´opera. Ci sono novità?
«Anche di quello non sappiamo nulla. L´Europa aveva posto la fine del 2010 come termine per la firma. Ora è stata concessa una proroga fino a maggio, ma bisogna sbrigarsi perché non ci saranno seconde possibilità».
Se però si mette in fila ciò che è capitato negli ultimi anni, si trova davanti a un elenco di appelli che non hanno ricevuto risposta: il ministro Matteoli aveva promesso di incontrare i sindaci tutti i mesi, e sono due anni che non succede; il Tavolo politico non si riunisce dal luglio 2009; gli industriali piemontesi scrivono congiuntamente una lettera e non ricevono cenni di risposta: non le pare che ci sia una certa assenza di interesse da parte del governo?
«Io sono di natura ottimista: voglio pensare che dietro i silenzi di Matteoli, ma anche del sottosegretario Gianni Letta, ci siano solo ritardi formali. Ma attenzione, se il governo non prende decisioni, i rischi sono enormi e il Piemonte non può permetterselo».
Quali sono i rischi?
«L´Unione Europa ha assegnato alla Torino Lione dei fondi, ma è pronta a ridestinarli se Italia e Francia non mantengono gli impegni. E le scadenze sono ravvicinate e la posta in gioco alta: se la Torino-Lione non si farà e ognuno dovrà prendersi le sue responsabilità».
Cioè?
«Non ci devono essere alibi, per nessuno. Nel malaugurato caso in cui la Torino-Lione dovesse saltare, sarebbe poi troppo facile dire che è stato solo per colpa dei “No tav”. Ognuno deve fare la sua parte e servono anche atti concreti a favore della Val di Susa. Ci sono impegni tra Regione e governo che sono scritti nero su bianco. I lavori sul nodo di Torino, il miglioramento del servizio ferroviario attuale: quando partono? Se non si mette mano a misure “visibili”, ci sarà sempre qualcuno, e non solo quelli che si oppongono esplicitamente all´opera, che punterà a sollevare questioni ormai superate, come lo spostamento della linea in Liguria, privilegiando una soluzione piuttosto che un´altra. Le decisioni ormai dovrebbero già essere state prese. Adesso andiamo avanti».
Forse un´attività di lobbying, che coinvolga tutto l´asse italiano del corridoio 5 possa essere utile?
«Sicuramente sì, e attraverso la Transpadana già lo stiamo facendo. Noi siamo in prima linea, non possiamo stancarci di ripetere che quest´opera è fondamentale e siamo pronti a raccogliere tutte le adesioni che verranno. Poi è chiaro che il nostro primo obiettivo è il Piemonte e per questo stiamo combattendo».
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“La decisone del Governo di istituire il 17 marzo Festa nazionale in ricordo dei 150 anni dell’Unità d’Italia non può che trovarci d’accordo. La scelta del Governo di raccogliere i contenuti della mozione parlamentare che abbiamo presentato martedì scorso alla Camera come PD è un segnale positivo che riafferma il principio dell’unità del nostro Paese e il valore e l’importanza di questa ricorrenza che non può ridursi ad un fatto protocollare e burocratico”.
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E’ disponibile l’elenco dei seggi delle Primarie del Centrosinistra, che si terranno a Torino il 27 febbraio 2011, con le sezioni elettorali collegate.
Controlla la tua sezione elettorale sulla tua tessera elettorale, come nell’esempio di seguito.
Attenzione! Se non ricordi il numero della sezione,
clicca qui e inserisci il tuo indirizzo
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DIEGO LONGHIN – Repubblica
Niente squadre volanti per tenere la città pulita durante gli eventi di Italia 150. Tra Amiat e sindacati non si è ancora trovato l´accordo per assumere i dodici addetti della cooperativa Publirec, tutti a casa in cassa integrazione dopo l´incendio che distrusse l´impianto nell´aprile del 2009. La questione è stata sollevata dall´onorevole Stefano Esposito (Pd) che si chiede «perché l´azienda, anche se ci sono contrasti all´interno delle sigle sindacali, non proceda comunque all´assunzione degli addetti che fra poche settimane rischiano di non ricevere nemmeno più l´assegno della cassa».
In particolare è la Uil Trasporti che non è disponibile a firmare l´intesa per procedere alle assunzioni a tempo determinato dei dodici dipendenti Publirec in Amiat. Cisl e Cgil sono d´accordo. Ma i vertici dell´ex municipalizzata di via Giordano Bruno, senza un accordo non possono procedere, o meglio, senza accordo saranno costretti ad andare a pescare dalle liste di mobilità senza poter dare precedenza a chi, pur a contratto con una cooperativa, già lavorava in un impianto Amiat. «Non posso fare altrimenti – sottolinea l´amministratore delegato, Maurizio Magnabosco – da parte nostra abbiamo le risorse e siamo pronti ad assumerli a tempo determinato, ma senza accordo sindacale abbiamo le mani legate, pur sapendo che si tratta di persone in difficoltà e che fra poco si ritroveranno senza cassa integrazione. Spero che chi non è d´accordo ci ripensi, altrimenti entro fine mese dovremo risolvere la questione in altro modo. Le squadre dobbiamo metterle in piedi».
Il segretario della Uil Trasporti, Pasquale Ruggiero, non è d´accordo con la visione di Magnabosco: «L´ordine di assumere è arrivato dal Comune, dal vicesindaco Tom Dealessandri, in passato hanno fatto le assunzioni e non ci hanno mai chiesto nulla, non hanno mai voluto un accordo. Ora il sospetto è che l´azienda voglia per forza l´intesa per avere un alibi per non procedere. Secondo noi il personale di Publirec non ha i requisiti, ma se Amiat vuole procedere lo faccia».
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“Dal momento che da giorni si continua a discutere intorno alla data del 17 marzo quale Festa nazionale, essendo il Parlamento l’unica sede in cui questa decisione può essere presa, abbiamo depositato una Mozione che impegna il Governo a istituire il 17 marzo 2011 come Festa Nazionale a ricordo dei 150 anni dell’Unità d’Italia proclamata nel Parlamento di Torino nel 1861. La Mozione, che è già stata sottoscritta dai deputati del PD Anna Rossomando, Antonio Boccuzzi e Mimmo Portas ed è aperta alla sottoscrizione di tutti i parlamentari anche della maggioranza, diventerà un appello pubblico a cui tutti i cittadini potranno aderire”: così dichiarano i Deputati del PD On. Stefano ESPOSITO ed On. Giorgio MERLO, primi firmatari della Mozione.
“L’autorevole magistero del Presidente della Repubblica, il forte richiamo di molte istituzioni locali, l’invito dei Comuni italiani, a partire dal Presidente dell’Anci Sergio Chiamparino, la sollecitazione che arriva dal vasto mondo dell’associazionistico culturale, sociale e politico del nostro Paese spinge il Parlamento ad assumere una posizione chiara ed inequivoca in vista della giornata del prossimo 17 marzo – spiegano Stefano ESPOSITO e Giorgio MERLO -, i cittadini italiani e tutti coloro che vivono e lavorano nel nostro Paese devono poter dedicare una giornata di festa alla riflessione sulla propria storia e sulla propria identità anche e soprattutto per ritrovare lo slancio con cui costruire il presente proiettato nel futuro. Una giornata di festa in un anno dove si accavallano molte festività è utile anche per far scattare la scintilla comunitaria. Una giornata in cui ciascuno potrà, nelle diverse forme, momenti e sedi a ciò dedicate, contribuire a ricordare il valore dell’Unità del nostro paese e a riscoprire il significato di essere italiani, uomini e donne impegnati nel lavoro, nella famiglia, nella società e nelle istituzioni”.
Chi vuole aderire può scaricare e sottoscrivere l’appello sul sito www.stefanoesposito.net