Benessia ora riscopre la sinistra

Paolo Bricco – Sole24ore

A Torino si sta producendo un cortocircuito fra finanza e politica.

Angelo Benessia scarica Roberto Cota. O almeno ci prova. E chiede la conferma alla presidenza della Compagnia di San Paolo a Fassino, di cui appoggia la candidatura a sindaco di Torino.

A questa presidenza, tuttavia, potrebbe essere interessato Sergio Chiamparino, il sindaco uscente e grande elettore dell'”amico Piero” nella corsa a Palazzo Civico. Chiamparino che, secondo molti osservatori, ambirebbe alla segreteria nazionale del Pd. Epperò, se non ce la facesse a uscire dalla ristretta cinta daziaria subalpina, eccolo “ripiegare” l’anno prossimo sulla poltrona che gli permetterebbe di entrare nel salotto della finanza italiana grazie al 9,8% in Intesa Sanpaolo, primo istituto del paese e soprattutto banca di sistema in cui sta gradualmente facendo contare sempre più la sua personalità Elsa Fornero, l’economista torinese divenuta vicepresidente del Consiglio di sorveglianza.

Dunque, mentre la politica è entrata nel frullatore della competizione per il dopo Chiamparino la Compagnia torna in toto una “questione di famiglia”. Una cosa da democrat, nati e cresciuti nella culla di ferro e di seta della vecchia Torino, tutta Pci e Fiat, sezioni e consulenze, Unione Musicale e Circolo dei Lettori. Qualcosa di poco compatibile con i leghisti che, sull’onda del successo nazionale, si sono trasferiti da Novara a Torino per guidare la Regione. E, così, Cota, il governatore molto interessato alla politica nazionale, rischia di rimanere ancora una volta con un palmo di naso. L’accordo fra lui e Benessia riguardava un elemento formale che avrebbe cambiato gli equilibri in Compagnia. Cota aveva chiesto una modifica dello statuto della fondazione (ieri peraltro c’è stato il consiglio generale) che avrebbe permesso alla Regione (ora leghista) di pareggiare il peso del Comune, che finora ha svolto il ruolo di primo azionista e ha sempre nominato il vertice.

Secondo quel patto, sancito da pubbliche dichiarazioni di simpatia da parte dell’avvocato Benessia verso il governatore del Carroccio, il numero di consiglieri in quota alla Regione sarebbe salito da uno a due e, dato che uno di essi sarebbe passato in comitato esecutivo, ecco che sarebbe stato sostituito da un terzo uomo riferibile alla Lega. Tre esponenti. Come il Comune, che oggi esprime Suor Giuliana Galli in comitato esecutivo e, in consiglio, Giangiacomo Migone e Patrizia Polliotto. Invece, a meno di colpi di scena improvvisi, per come si sono messe le cose non capiterà nulla di tutto questo. La commissione per la revisione dello statuto, che dovrebbe riunirsi a metà febbraio, non riceverà indicazioni di questo tipo. Non solo: anche l’altra promessa di Benessia, ossia la nomina in Cassa depositi e prestiti di un consigliere riconducibile alla Lega Nord, è rimasta inevasa e infatti, dall’aprile scorso, in Cdp siede il segretario generale della Compagnia, Piero Gastaldo. Dunque, Benessia torna a giocare nel perimetro che meglio conosce: la borghesia legata al vecchio mondo Fiat e all’apparato culturale post-gramsciano e tardo-azionista. Non a caso sabato scorso la magione di Evelina Christillin avrebbe ospitato un incontro conviviale in onore dell’ex ministro degli Esteri che si è trasformato in un ritratto di interni in cui, oltre alla padrona di casa, c’erano appunto Benessia e, fra gli altri, l’ex amministratore delegato di Fiat Auto Paolo Cantarella. I giochi sono solo all’inizio. E bisognerà verificare le contromosse leghiste, se ce ne saranno. Per ora, la scommessa di Benessia è doppia. Che Fassino vinca (e la sua candidatura è insediata perfino nello stesso campo del Pd dalla crescita di Davide Gariglio, cattolico di diciotto anni più giovane). E che, poi, insediatosi a Palazzo Civico nomini lui in Compagnia e non Chiamparino. Con, in più, una ulteriore incognita nei prossimi mesi: l’effetto Enrico Salza, il banchiere spodestato da Benessia che appoggia l’ex ministro degli Esteri in maniera sempre più operativa, proferendo consigli in telefonate riservate.

La partita è ai primi minuti. Ma, al di là degli smottamenti e delle geometrie barocche che si stanno producendo all’interno di quel che resta delle élite torinesi, un dato materiale, per usare una espressione appartenente all’universo linguistico e psicologico di molti protagonisti di questa vicenda, c’è: il Comune di Torino dovrebbe restare il maggiore azionista della Compagnia. Comune che peraltro ha un debito di 3 miliardi di euro, il 40% del quale in mano a Intesa Sanpaolo, di cui la Compagnia è primo azionista.

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