CARA “PADANIA”. NELLE LETTERE IL BRUTTO UMORE DEL CARROCCIO

Federico Fornaro – IlRiformista

Sorprendentemente dopo il pareggio in Commissione sul federalismo municipale e il rinvio al mittente del decreto legge approvato in fretta e furia dal Consiglio dei ministri per placare l’ira di Bossi, fino ad ora sul quotidiano “la Padania” non v’è traccia di lettere dei militanti dedicate alle convulse vicende di questi ultimi giorni.

A differenza degli ascoltatori di “Radio Padania Libera” che hanno preso d’assalto i centralini per commentare e interrogarsi sul futuro della legislatura e del federalismo, l’organo ufficiale della Lega Nord si è limitato a pubblicare i commenti e le dichiarazioni stampa di dirigenti politici e amministratori locali.

E’ un vero peccato, perché la rubrica “La parola ai lettori” è un osservatorio unico e originale per comprendere lo stato d’animo e gli umori degli elettori e dei militanti leghisti. In queste pagine,infatti, è possibile raccogliere molti sfoghi provenienti dall’anima protestataria e secessionista della Lega di lotta della prima ora, costretta adesso a convivere con quella filo-governativa. Una convivenza che nelle ultime settimane è stata duramente messa alla prova dalle disavventure giudiziarie di Berlusconi e dalle vicissitudini parlamentari del federalismo municipale. Tradizionalmente nei momenti di difficoltà, la via d’uscita per non mettere in dubbio il verbo politico del Capo, è quella di dare la caccia ai nemici che impediscono il raggiungimento degli obiettivi. Nei giorni scorsi non si faticava certo a trovare su “la Padania” lettere dedicate agli avversari da combattere (e abbattere).

Da sempre al primo posto nella categoria dei colpevoli di tutti (o quasi) i mali italiani ci sono gli stranieri (il termine di extra-comunitario è caduto in desuetudine dopo l’entrata dei rumeni nella U.E.): “Forse è meglio ricordare al compagno Veltroni che in Italia, i veri italiani sono fra i 52/53 milioni e non 60 milioni come vuole lui. Gli altri 6/7 milioni (cifra per difetto) è roba straniera, e non hanno nessun diritto, e meno che mai il dovere di chiamarsi italiani. Piacerebbe molto ai sinistrati italici, stravolgere la nostra nazionalità, ma possono mettersi il cuore in pace, come ai loro lecchini di Bruxelles, uno straniero sarà sempre uno straniero, anche cambiandogli le generalità sulla carta d’identità” (29.01.2011).

Quasi a rendersi immediatamente interpreti di questi sentimenti di rigetto antropologico verso lo straniero, all’interno del giornale, viene dato ampio risalto a un intervista con un amministratore locale del Carroccio. Qualsiasi commento a riguardo appare superfluo: “La Giunta leghista di Vigevano intende, se possibile, dimezzare la percentuale di stranieri presenti in città. Come ? Aumentando i “costi di soggiorno” modificando in prima battuta il regolamento all’accesso ai servizi comunali, quindi l’eliminazione della prima fascia, in modo che tutti dovranno pagare, anche solo un minimo. E chi non ne ha la possibilità «Chi davvero non ne avrà la possibilità – ha proseguito il vicesindaco Andrea Ceffa – sarà aiutato dal Comune, Ma ci sono tantissime persone che non pagano pur avendone merito. Fare tanti figli, costringere la moglie a non lavorare, passare da un lavoro occasionale all’altro e dire che non si ha reddito: basta con tutte queste scuse»”.

Con buona pace di chi in passato ha considerato la Lega “una costola della sinistra”, in questa fase tra i principali obiettivi degli strali dei lettori de “la Padania” c’è quello che è considerato il colpevole massimo dell’invasione straniera: quella sinistra definita senza mezzi termini “un amalgama di politicanti falliti, omosessuali, clienti dei viados. Moralisti ridicoli che usano la morale quando fa comodo a loro”. Sempre lo stesso militante conclude la sua requisitoria con un avvertimento che non lascia adito a interpretazioni di sorta: “Se la minoranza, l’oligarchia dei pochi, la casta dei giudici intoccabili che fanno politica illegalmente continuano questo golpe strisciante è d’obbligo preparare i bastoni e affilare le armi” (29.01.2011).

Sulla stessa linea troviamo anche un tal “Brenno”, che non esita a domandarsi retoricamente come “voi giacobini, che siete l’emblema storico del fallimento e della rovina e soprattutto da un punto di vista morale, culturale, spirituale, ancora possiate pensare di salire in cattedra, e presentarvi e rappresentarvi come giudici e maestri. Questo è un segno della vostra progenie. State alla società civile come il veleno al cibo. Chi vi conosce vi evita” (29.01.2011).

Non poteva,infine, mancare l’attacco all’intellettuale di sinistra, nella fattispecie il povero Saviano, colpevole di aver dedicato la sua recente laurea honoris causa ai giudici di Milano e non a Falcone e Borsellino: “Un uomo così, del quale mai nulla leggerò mi sembra un quacquaracquà; e mi fa sospettare che, finire tra le icone del sinistrume e dell’anti-berlusconume, sia il prezzo che gli è stato chiesto di pagare per consentirgli di riacquistare la propria incolumità; vedrete che, se ha ancora la scorta, fra poco gliela leveranno. Ma è tutto regolare: in un paese degradato di nome Italia, aggregato al carro di un continente senza anima di nome Europa, la laurea honoris causa a Saviano fa il degno paio con il nobel a Dario Fo” (Mario da Ferrara, 1.02.2011).