Pmi: Il nostro contributo per il rilancio e la competitività

E’ stata approvata la nostra mozione che favorisce in modo concreto il rilancio dell’economia attraverso il sostegno alla piccola e media impresa. Il governo Berlusconi non ha fatto niente di concreto per le Pmi che sono state lasciate sole ad affrontare la crisi.

La Camera,

premesso che:

secondo i dati forniti di recente dalla Banca d’Italia, nella media del 2010, il prodotto interno lordo dell’Italia è aumentato dell’1 per cento, contro l’1,7 dell’area dell’euro, mentre il volume del commercio mondiale nel 2010 è sostanzialmente tornato ai livelli pre-crisi (+ 7,4);

in tale quadro di sostanziale immobilità che potrebbe perdurare anche negli anni 2011 e 2012, l’Italia, per tornare a crescere, deve promuovere un ventaglio di politiche e di riforme tale da innalzare il potenziale di crescita dell’economia italiana, attraverso riforme specifiche rivolte alle micro, piccole e medie imprese, all’interno di una più generale strategia di sviluppo del Paese;

con l’attuale crisi, tutti i Paesi avanzati si stanno confrontando con la ricerca di un nuovo paradigma di sviluppo in grado di sostenere le contestuali sfide dell’allargamento dei diritti, della globalizzazione, della rivoluzione tecnologica;

è necessario che si affermi, anche nel nostro Paese, un nuovo atteggiamento culturale, sollecitato dall’Unione europea con la comunicazione sullo Small Business Act, per provare a «pensare sempre a misura di piccolo»;

è un dovere, per le future generazioni, che il rigore nei conti pubblici sia sempre accompagnato da politiche di sviluppo;

è necessario costruire il Paese delle opportunità e la libera iniziativa economica dei cittadini è uno strumento fondamentale di mobilità sociale e di sviluppo della capacità creativa degli italiani;

per tali motivi, alle micro, piccole e medie imprese, quasi il 95 per cento del totale, deve essere riconosciuto il ruolo di «spina dorsale» del Paese, elemento, questo, di solida tenuta del sistema economico e sociale, motore di innovazione e di sviluppo, ma soprattutto veicolo di trasmissione di valori e di promozione della parità e della realizzazione umana, fondata sul merito, sulla fatica e sulla capacità di far fruttare i propri talenti;

le piccole e medie imprese italiane sono caratterizzate da una benefica prevalenza del fattore famiglia-lavoro sul capitale, una peculiarità positiva che deve essere sostenuta promuovendone l’organizzazione in rete e sostenendone la patrimonializzazione;

è, dunque, necessario sostenere, sul piano sia giuridico sia fiscale, le reti d’impresa, l’evoluzione dei distretti e delle filiere e dei consorzi, come formazioni in grado di coniugare i vantaggi in termini di flessibilità produttiva e le necessità di una scala adeguata per affrontare la competizione globale;

a tal fine, deve essere riformato l’attuale sistema di incentivi, eliminando quelli «a pioggia» a favore di un sostegno mirato alle aggregazioni tra imprese e tra imprese e università, per rafforzare e favorire lo sviluppo tecnologico e il radicamento della ricerca e della capacità competitiva di territori;

la diversità dell’Italia nella sua struttura produttiva deve essere riconosciuta e, per questo, è necessario un impegno in sede di Unione europea, affinché, in tutti gli ambiti, le politiche tengano conto della specifica ricchezza italiana, non rintracciabile in alcun altro Paese europeo;

la prima modalità di sano finanziamento dell’impresa è una corretta relazione tra debitore e creditore nell’ambito dei pagamenti, sia della pubblica amministrazione che tra privati, mentre troppo spesso il fabbisogno di credito delle piccole e medie imprese è artificiosamente accresciuto da modalità di pagamento capestro, che generano un cortocircuito anche nei sistemi di autofinanziamento più sani ed evoluti;

è innegabile che la difficoltà di accesso al credito sia esponenzialmente cresciuta con la crisi economica;

il sistema bancario è determinante per rendere la crisi meno profonda e duratura; i punti più critici sono innanzitutto la quantità di credito che attualmente viene allocata sull’economia reale, soprattutto sulle medie e piccole imprese e il costo di tale credito;

in attesa del completamento delle modifiche strutturali di Basilea 2, è indispensabile una moratoria sul rimborso della quota capitale dei prestiti, strada maestra per una trasparente collaborazione tra imprese e sistema bancario, nell’interesse del Paese;

le reti d’impresa, come i distretti e i consorzi, sono un’opportunità da sostenere con una seria normativa che può consentire lo sviluppo di sinergie sui territori; occorre in tal senso considerare le positive esperienze dei distretti;

la vigente tassazione delle imprese presenta una serie di ostacoli alla crescita, perché disincentiva l’utilizzo del capitale proprio rispetto al capitale di debito e tassa differentemente il reddito del capitale investito a seconda della forma giuridica dell’impresa;

per favorire l’occupazione dei molti giovani che, finiti gli studi, non trovano lavoro, vanno sostenuti i progetti di incubazione di nuova impresa collegati a strumenti fiscali innovativi e di basso impatto nella fase di start up, sia per i giovani in cerca di prima occupazione che per le donne e i disoccupati over cinquanta, anche utilizzando le opportunità offerte dal settore cooperativo;

nel Mezzogiorno, in particolare, la promozione e lo sviluppo delle imprese giovanili e femminili devono essere sostenuti poiché in grado di valorizzare le risorse endogene e accrescere il capitale sociale del territorio, permettendo la partecipazione diretta dei cittadini ai processi economici e di cambiamento nelle comunità locali;

deve essere, inoltre, tenuto in grande considerazione il fenomeno nuovo, e quanto mai significativo per l’integrazione e la crescita del Paese, delle 340.000 aziende costituite da immigrati; la promozione dell’autoimpresa per chi viene in Italia, affermandosi nella legalità e nel rispetto delle regole e rispondendo a esigenze reali di mercato, rimane un punto a favore di ogni processo di integrazione,

impegna il Governo:

ad operare per estendere, per tutto il 2011, la moratoria dei debiti bancari delle imprese, ampliandola al lavoro autonomo e alle professioni;

ad adottare ogni opportuna iniziativa affinché la progressiva applicazione dell’accordo Basilea 3 non si traduca in un inasprimento delle condizioni del credito bancario verso le piccole e medie imprese, altresì prevedendo adeguate misure a sostegno delle operazioni di capitalizzazione e di crescita dimensionale e favorendo opportuni meccanismi di garanzia pubblica sui finanziamenti a medio e lungo termine concessi dalle banche alle piccole e medie imprese;

a intervenire in modo definitivo nella lotta contro i ritardi di pagamento nelle transazioni commerciali sia tra imprese che tra imprese e pubblica amministrazione, con iniziative che obblighino a saldare le fatture in tempi ragionevoli, anche sulla base della direttiva europea attualmente in discussione, attuando nel breve termine la compensazione dei crediti delle imprese verso la pubblica amministrazione superiori ai 60 giorni con crediti fiscali e previdenziali;

ad assumere iniziative per eliminare gradualmente l’Irap sul costo del lavoro, per esentare dal pagamento delle imposte la parte di reddito reinvestita nell’azienda, nell’attività professionale, nelle società, per ad applicare l’aliquota del 20 per cento al reddito ordinario percepito dai lavoratori autonomi, dagli imprenditori individuali, dal socio in società di persone e per prevedere l’assoggettamento all’Irpef della parte eccedente;

a promuovere la riforma degli studi di settore per semplificarli, evitando che diano luogo ad una sorta di minimum tax, iniqua nei confronti dei contribuenti di dimensioni minori e, al tempo stesso, inefficace contro l’evasione, prevedendo la riduzione del loro numero, la revisione delle modalità di calcolo e un piano straordinario di formazione degli operatori dell’Agenzia delle entrate sul corretto funzionamento degli studi e la modifica dei criteri di attribuzione della retribuzione di risultato;

a promuovere la riforma dell’attuale sistema di incentivi, attraverso un drastico ridimensionamento degli incentivi individuali, per spostare le risorse pubbliche sulla costruzione di grandi reti di collaborazione con radicamento locale, e favorire l’aggregazione tra imprese al fine di intervenire sull’assetto dimensionale del tessuto produttivo;

a sostenere il made in Italy mediante iniziative, anche normative, volte ad agevolare le filiere produttive, in particolare per alcuni comparti, quali ad esempio il settore tessile, abbigliamento e calzaturiero ed altri comparti che risentono di situazioni di crisi «settoriali» precedenti a quella internazionale iniziata nella seconda metà del 2008;

ad assumere iniziative per ripristinare il credito d’imposta automatico in ricerca e sviluppo;

a sostenere l’avvio di nuove imprese di giovani e donne tramite la riduzione dei costi ordinari di costituzione e start up, delle tariffazioni per la tenuta della contabilità, dei costi dei servizi bancari;

a eliminare il gap consistente dovuto all’elevato costo dell’energia rispetto ad altri competitori europei, che vede più svantaggiate le micro e piccole imprese nei confronti delle imprese di più grandi dimensioni;

a promuovere una revisione del patto di stabilità interno al fine di liberare risorse per gli investimenti degli enti locali, con lo scopo di riavviare un ciclo virtuoso collegato all’attuazione di interventi infrastrutturali e al miglioramento dei servizi, indispensabili alla ripresa delle attività produttive in ambito territoriale e al miglioramento della qualità della vita dei cittadini;

a prevedere una drastica riduzione degli oneri burocratici sulle piccole e medie imprese, evitando continue sovrapposizioni normative che hanno dato luogo a ulteriori appesantimenti degli iter e prevedendo obblighi proporzionati alle dimensioni e al settore aziendale;

ad adottare iniziative di competenza affinché nelle gare per appalti di forniture alle pubbliche amministrazioni vi sia una riserva di beni e servizi per le piccole imprese e per i fornitori locali nei piccoli comuni.