Tav, le aziende aspettano ancora una risposta dal governo

MARIACHIARA GIACOSA – Repubblica

Una lettera al ministro dei Trasporti Altero Matteoli, e a tutta la prima linea del Governo impegnata sulla Torino-Lione, firmata dalle Unioni industriali piemontesi per esprimere preoccupazione sui ritardi dell´opera e chiedere risposte precise e impegni certi. Sono passati dieci giorni e non c´è stata alcuna risposta. Ora la presidente di Confindustria Piemonte, Mariella Enoc, che era stata capofila dell´iniziativa, ricorda le promesse fatte e disattese, lancia l´allarme e parla di «tempo scaduto».

Presidente, passa il tempo e sulla Torino-Lione a parti proclami saltuari di impegni, da parte del governo sembra calato il silenzio. Come industriali avete preso più volte posizione, l´ultima pochi giorni fa scrivendo al ministro: che cosa si aspettava?

«Beh, mi sarei aspettata almeno un cenno di risposta. E invece nulla. Abbiamo posto al governo una serie di questioni precise, che sono fondamentali per il Piemonte, ma anche per il prosieguo della Torino-Lione: la registrazione definitiva, da parte della Corte dei Conti, della delibera che stanzia le risorse per il tunnel geognostico della Maddalena, senza la quale non possono partire i lavori e l´avvio concreto di questi ultimi entro maggio».

E´ nell´aria anche la convocazione a Roma del Tavolo politico, la si annuncia da settimane e potrebbe essere già nei prossimi giorni. Lo considera un passaggio che potrebbe sbloccare la situazione?

«È fondamentale per dare il via libera al progetto della parte nazionale, da Chiusa San Michele a Torino, che è chiuso nei cassetti di Rfi da mesi, quando invece si era detto che i due progetti, quello di Ltf presentato a luglio e quello di Rfi, ancora fermo, avrebbero dovuto andare avanti di pari passo. Io mi aspetto risposte: se poi non sono “cartecee”, ma sono atti, meglio ancora. Guardi, per me, e per il mondo industriale piemontese, non è una questione di forma, ma di sostanza».

Non lo è solo per il Piemonte, visto che l´Italia è attesa al varco da Bruxelles e da Parigi per la definizione dell´accordo internazionale per la ripartizione dei costi dell´opera. Ci sono novità?

«Anche di quello non sappiamo nulla. L´Europa aveva posto la fine del 2010 come termine per la firma. Ora è stata concessa una proroga fino a maggio, ma bisogna sbrigarsi perché non ci saranno seconde possibilità».

Se però si mette in fila ciò che è capitato negli ultimi anni, si trova davanti a un elenco di appelli che non hanno ricevuto risposta: il ministro Matteoli aveva promesso di incontrare i sindaci tutti i mesi, e sono due anni che non succede; il Tavolo politico non si riunisce dal luglio 2009; gli industriali piemontesi scrivono congiuntamente una lettera e non ricevono cenni di risposta: non le pare che ci sia una certa assenza di interesse da parte del governo?

«Io sono di natura ottimista: voglio pensare che dietro i silenzi di Matteoli, ma anche del sottosegretario Gianni Letta, ci siano solo ritardi formali. Ma attenzione, se il governo non prende decisioni, i rischi sono enormi e il Piemonte non può permetterselo».

Quali sono i rischi?

«L´Unione Europa ha assegnato alla Torino Lione dei fondi, ma è pronta a ridestinarli se Italia e Francia non mantengono gli impegni. E le scadenze sono ravvicinate e la posta in gioco alta: se la Torino-Lione non si farà e ognuno dovrà prendersi le sue responsabilità».

Cioè?

«Non ci devono essere alibi, per nessuno. Nel malaugurato caso in cui la Torino-Lione dovesse saltare, sarebbe poi troppo facile dire che è stato solo per colpa dei “No tav”. Ognuno deve fare la sua parte e servono anche atti concreti a favore della Val di Susa. Ci sono impegni tra Regione e governo che sono scritti nero su bianco. I lavori sul nodo di Torino, il miglioramento del servizio ferroviario attuale: quando partono? Se non si mette mano a misure “visibili”, ci sarà sempre qualcuno, e non solo quelli che si oppongono esplicitamente all´opera, che punterà a sollevare questioni ormai superate, come lo spostamento della linea in Liguria, privilegiando una soluzione piuttosto che un´altra. Le decisioni ormai dovrebbero già essere state prese. Adesso andiamo avanti».

Forse un´attività di lobbying, che coinvolga tutto l´asse italiano del corridoio 5 possa essere utile?

«Sicuramente sì, e attraverso la Transpadana già lo stiamo facendo. Noi siamo in prima linea, non possiamo stancarci di ripetere che quest´opera è fondamentale e siamo pronti a raccogliere tutte le adesioni che verranno. Poi è chiaro che il nostro primo obiettivo è il Piemonte e per questo stiamo combattendo».