Fassino le salva, Bersani le cambia

Ettore Colombo – IlRiformista

«Le primarie sono uno strumento bellissimo e quando azzecchiamo il candidato, come a Torino, le vinciamo a mani basse, senza problemi».

E ancora: «Inoltre, se non avessimo sbagliato candidato a Milano e preso sottogamba il caso Cagliari, avremmo vinto anche lì, ma vanno riformate. E Vendola non potrà dettar legge, in merito. Ci penseremo noi…». Lo sfogo di un autorevole dirigente del Pd nazionale arriva dopo una rotonda vittoria, quella di Torino. Quindi va soppesato bene. Le primarie? Sono uno strumento, ma vanno ‘modificate’, ‘migliorate’, è il concetto. «Bisogna fargli il tagliando», direbbe (come dice, peraltro, da tempo) Pier Luigi Bersani, che anche ieri diceva ai suoi che «sono uno strumento fondamentale, ma gli va data una registrata», anche se preferiva spostare l’attenzione sui ‘compiti’ del Pd in questa fase altamente drammatica: sit-in per la scuola pubblica davanti palazzo Chigi stamattina, manifestazione a tema il 12 marzo e, soprattutto, dieci milioni di firme per le dimissioni del premier da recapitargli alla festa della donna.

Dalle parti di Nichi Vendola, l’hanno già capita, però, l’antifona sulle primarie e digrignano i denti. Un’idea di ‘registrata’ delle primarie potrebbe stare nel legarle alla scelta dei parlamentari di collegio (un modo come un altro per favorire, si maligna, il candidato del Pd), un’altra quella di dare vita a un albo degli elettori (‘come negli Usa’) cui bisognerebbe iscriversi a ogni inizio d’anno.Terza: se sono di coalizione, tutta la coalizione deve starci, «sennò è il cavallo di Troia di Vendola». Apriti cielo. Gennaro Migliore, colonnello in prima di SeL, ribatte duro, con il Riformista: «Con questa legge elettorale legare le primarie ai candidati di collegio è assurdo, anzi: impossibile. L’albo degli elettori? In teoria si può fare, in pratica l’elenco delle primarie per Prodi le ha solo il Pd… Vogliamo regole certe, ma fatte insieme». Se a questo batti&ribatti, si aggiunge che solo l’altro ieri Veltroni ha chiesto di «fare un legge ad hoc» per tutti i partiti, al fine di regolarle, si capisce che il dossier primarie torna a scottare, dentro il Pd. E si capisce pure perché, ieri, Fassino abbia detto, tra le altre cose, «Torino ha salvato le primarie». A proposito di Torino e ricapitolando, Fassino ha vinto – anzi: stravinto – le primarie di domenica. E con una messe di voti: il 55% su 53.186 votanti (nel 2009 erano stati 39 mila), con un risultato particolarmente significativo, per lui, nei quartieri più popolari e di periferia (Barriera, Mirafiori). Fassino è, dunque, da oggi, il candidato sindaco del centrosinistra per Torino ed ha buone – anzi: ottime – possibilità di vincere le ‘secondarie’, che si terranno il 15 maggio, forse già al primo turno.

Filùra (fessura, in piemontese) già si è messo al lavoro, aprendo sia al Terzo Polo (che però ha già risposto picche) che a SeL (ieri persino Giorgio Airaudo, leader della Fiom, si è complimentato con lui) mentre Prc e Pdci, escluse dalla coalizione, cercherebbero un nome forte (Giorgio Cremaschi).

Resta netta l’impressione che – una volta recuperato un rapporto, ad oggi non facile, con i moderati e il mondo cattolico (ma la formazione ‘I Moderati’ di Giacomo Portas si è schierata con Fassino e i MoDem pure), che guardava con più simpatia al secondo piazzato, l’ex Margherita Davide Gariglio – Fassino avrà vita più facile, come aveva detto lui stesso, a vincere le secondarie che le primarie e il Pdl, che ne attendeva ansioso l’esito per decidere che fare, ha già rinviato a sabato ogni decisione. Ieri, i telegrammi di giubilo per la sua vittoria giungevano da tutte le parti del mondo (Prodi, etc.), ma aguzzando la vista si coglievano vari distinguo che riportano sotto i riflettori il dossier primarie. Il più duro è il dalemiano Matteo Orfini, della segreteria del Pd: «resto dell’idea che si possono fare o non fare, le primarie. A Milano e Napoli era meglio non farle». La fassiniana Marina Sereni dice: «le primarie, dopo Napoli, Torino le ha riabilitate, ma modalità e regole vanno ripensate».

Al che il senatore veltroniano Stefano Ceccanti, mangiata subito la foglia, ribatte: «Le primarie vanno bene e non si toccano, però vanno fatte solo di partito». Il dalemiano Stefano Esposito spiega: «A Torino, che è anche una città di sinistra, abbiamo azzeccato il candidato, ma le primarie non sono un totem, vanno ripensate. Se Vendola pensa di usarle come un randello solo per crearci problemi, si sbaglia di grosso. Io non so neanche se ci sono le condizioni per farla, un’alleanza con Vendola». Appunto.