Malessere Pd, altri nella scia di Susta

ALMENO fino al 16 maggio quindi, nessun abbandono. Poi? «Poi bisogna fra crescere il Pd e i problemi ci sono» continua. Li elenca anche, i problemi: «Abbiamo perso in pochi mesi due parlamentari, un europarlamentare, il vicesegretario regionale e molti altri dirigenti. Non si possono considerare traditori, come qualcuno vorrebbe fare. Susta ha ragione quando dice che bisognava, ma io dico bisogna, fare un partito in cui ci si possa riconoscere tutti e non solo gli eredi della tradizione Pci, Pds, Ds. Ne ho parlato anche con Bersani. E non vorrei che oggi nel Pd piemontese ci fosse qualcuno che guarda a queste uscite con malcelata soddisfazione. Perché siamo tutti più poveri». Sullo stesso tono il consigliere regionale Mauro Laus: «Certe scelte non sono più considerabili solo opzioni individuali, ma sono la spia di un malessere più ampio sul quale il partito non può non interrogarsi. Un malessere che non è solo legato al ruolo dei cattolici nel Pd, perché ciò che oggi viene messo in discussione è la capacità di questo partito di diventare veramente una forza riformista e plurale. Per questo mi aspetto dal segretario regionale Morgando un’iniziativa politica seria». Dall’area cattolica arriva però l’invito a Susta a ripensarci, del parlamentare Giorgio Merlo: «Che ci sia un malessere politico è un fatto reale. La tesi di chi punta semplicemente a trasformare il Pd in una “grande forza della sinistra italiana” è ridicola e persino patetica. Ma, detto questo non mi pare che in Piemonte il Pd stia subendo una deriva “comunista”.Anzi la segreteria Morgando sin dall’inizio, ha lavorato a una forte pluralità». Più secche le dichiarazioni che arrivano dagli ex Ds: «Il fatto è che oggi il Pd piemontese resta senza un europarlamentare – dice il deputato Stefano Esposito – forse era meglio puntare anche su qualcun altro per Bruxelles, come noi avevamo detto a Morgando. Ea chi dice che il Pd è solo un insieme di nuovi Ds rispondo che in Piemonte il segretario è da sempre un ex Margherita, come il presidente della Provincia e molti altri esponenti di primo e secondo piano. Non sarà il contrario? E cioè che chi se ne va voleva lui rifare la Margherita?» Anche il vicesegretario Federico Fornaro attacca: «Susta è persona di valoreche è stato sostenuto lealmente prima nelle primarie per l’elezione del segretario regionale e poi nella campagna elettorale per il Parlamento Europeo da molti che non arrivavano dalla sua tradizione politico-culturale e dalla Margherita come me. Un appoggio di cui oggi Susta si dimentica. Dire poi che il Pd starebbe assomigliando al vecchio Pci, significa far passare nell’opinione pubblica un’immagine fuori dalla realtà». Tirato per la giacca da ogni parte il segretario regionale Gianfranco Morgando annuncia che le defezioni di Susta e Rabino saranno il primo tema all’ordine del giorno della segreteria regionale di venerdì (e se ne è già parlato in quella provinciale di ieri). «Certo non possiamo far finta di nulla, come forse qualcuno vorrebbe, non possiamo cavarcela con una alzata di spalle di fronte alla decisione di un personaggio autorevole come Susta. Dobbiamo capire il disagio di chi, come lui e altri in precedenza, se ne va e abbiamo il dovere di dare risposte. Dopo di che devo anche dire che non sono d’accordo con loro: perché se è vero che ci sono difficoltà è anche vero che il Pd oggi è l’unico luogo politico in Italia in cui ci siano i presupposti per costruire una forza progressista e alternativa davvero a questo centrodestra che dimostra ogni giorno di essere incapace a governare. Fuori da questo confine è fallito ormai il progetto dell’Api, e non riescono a maturare davvero altre alternative come quelle cui pensa Susta, di Cacciari o Montezemolo. E poi non è vero, soprattutto in Piemonte che il Pd sia stato solo la continuazione del Pci con altre forme: anzi mi sembra che spazi per un lavoro comune di tutte le anime ci siano sempre stati».