Le mire di Roma sui fondi olimpici

OSCAR SERRA, MAURIZIO TROPEANO – LaStampa

L’ ombra di Roma 2020 si allunga sui 40 milioni avanzati dai lavori per la realizzazione delle Olimpiadi invernali di Torino. Soldi che in parte – dieci milioni – secondo un’intesa bipartisan avrebbero dovuto essere utilizzati per il rilancio dei siti di montagne e per finanziare quel progetto della «Coverciano delle Nevi» portato avanti dalla Regione. Soldi che adesso potrebbero invece essere dirottati per sostenere la candidatura di Roma di fronte al Cio. Per ora è solo un’ipotesi ma per evitare i rischi l’assessore regionale al Turismo e Sport incontrerà il sottosegretario alla presidenza del Consiglio, Gianni Letta.

«Noi – spiega Cirio – possiamo seguire due strade la prima è quella dell’approvazione di un decreto del presidente del Consiglio dei Ministri. La seconda quella di una mozione parlamentare». La Regione si è mossa dopo che il parlamentare del Pd, Stefano Esposito, ha raccolto segnali preoccupanti nei corridoi di Montecitorio. Paola Concia, responsabile nazionale dello Sport per il Pd, sta pensando di utilizzare «quei fondi bloccati ormai da troppo tempo nelle casse dell’Agenzia Torino 2006 per sostenere la candidatura di Roma 2020. Dopotutto sempre di Olimpiadi si tratta».

Nei prossimi giorni Concia incontrerà Mario Pescante, presidente del Comitato organizzatore di Roma 2020, inviato dal governo Berlusconi a sostenere l’azione del Toroc. Pescante conferma che nei prossimi giorni chiederà al Comune di Roma e al Governo i fondi per sostenere l’avventura olimpica capitolina. Fondi pubblici che si aggiungerebbero a quelli privati. «Io – spiega Pescante – non ho chiesto di poter utilizzare i fondi di Torino 2006. Si tratta di soldi vincolati per legge che o vengono incamerati dal Tesoro oppure per essere riutilizzati hanno bisogno di un’altra legge».

Pescante si ferma qui anche se è evidente che l’ipotesi di utilizzare fondi già in «cassa» potrebbe essere la soluzione per convincere il ministro dell’Economia, Giulio Tremonti, ad aprire i cordoni della borsa. Da qui l’allarme di Esposito: «Se così fosse sarebbe una sciagura per i nostri impianti, destinati a una lentame agonia senza i soldi necessari per farli funzionare». E poi attacca: «A parole tutti hanno dichiarato di impegnarsi per ottenere quei fondi e utilizzarli per il nostro territorio, nei fatti ce li stanno portando via e la Regione resta a guardare».

L’assessore però ricorda il prossimo incontro con Letta e spiega: «Per ora non c’è nessun atto formale che sposta quelle risorse a favore di Roma. Per quanto mi riguarda c’è l’impegno a muoverci con ancora maggiore celerità per ottenere quei fondi. Ben venga un’azione congiunta della lobby piemontese».