Risposta all’articolo di La Spina

Caro Dott. La Spina,
Condividiamo la sua fotografia sulla Torino-Lione. Un’opera da molti ritenuta strategica e decisiva per lo stesso futuro di Torino e del Piemonte ma poi sostanzialmente abbandonata ai meandri oscuri della burocrazia e delle scadenze temporali, mai così non rispettate e diluite. Ora, al di là del dibattito politico noto a tutti da tempo, cresce la sensazione che attorno alla realizzazione di quest’opera l’unica cosa che conta, per ciascun protagonista, è ormai quella di non finire con il cerino in mano. Una situazione imbarazzante che però richiede, adesso, precise assunzioni di responsabilità, senza infingimenti e senza balbettamenti di sorta. E questo tocca ognuno di noi, a seconda del ruolo politico e istituzionale che riveste.
Certo, tutti conosciamo la delicatezza del momento politico e, nello specifico, il contesto “ambientale” che accompagna il futuro cantiere della galleria della Maddalena. Ma tutti conosciamo altresì le scadenze precise che ci attendono. A cominciare dal cronoprogramma indicato con la consueta precisione dal Presidente dell’Osservatorio Virano ai vari appuntamenti a cui è chiamato il Governo: dal rinnovo del trattato con la Francia al capitolo dei finanziamenti necessari.
Per quanto ci riguarda, ci siamo presi l’impegno – dopo un recente incontro con Confindustria Piemonte – di richiamare l’attenzione sul tema della Torino-Lione ogni settimana nelle sede parlamentare o nel più generale dibattito politico e istituzionale piemontese. La strategia di non finire con il cerino in mano non ci interessa e non ci entusiasma. L’unico elemento che ci preme sottolineare oggi è che, di fronte alla sostanziale inerzia procedurale e realizzativa, non è difficile immaginare l’epilogo del progetto della Torino-Lione: e cioè, un’opera forse non più realizzabile. Proprio per sventare questo potenziale – e del tutto realistico – rischio noi continuiamo, con altri colleghi parlamentari, a sostenere settimanalmente l’utilità di quest’opera e a far sì che gli organi istituzionali preposti – ad iniziare dal Governo nazionale – non si disperdano lungo i rivoli del benaltrismo o quello di indicare sempre altre priorità.
La Torino-Lione continua ad essere una grande priorità per chi crede nello sviluppo, nella utilità delle infrastrutture e nella globalizzazione del sistema economico e produttivo.

La Tav esca dal tunnel del silenzio

LUIGI LA SPINA

Con i primi caldi, il progetto della linea di alta velocità tra Torino e Lione si è inabissato in un tunnel. Ma non in quello della galleria di Chiomonte, laprima tappa dell’avviodei lavori. In quello, ancor più insidioso,del silenzio.

La Tav, un acronimo di cui ormai tutti conoscono il significato, sia quello reale sia quello simbolico, doveva primeggiare nel dibattito elettorale di questi giorni. Così come la primavera doveva essere la stagione fondamentale per capire se l’opera davvero si farà o se resterà in quel libro dei sogni, sempre più voluminoso, in cui si documenta l’incapacità italiana di realizzare le grandi opere infrastrutturali, ferme sostanzialmente da più di trent’anni.

Le previsioni, invece, sono state smentite e la ragione è evidente. Dal punto di vista politico, c’è un motivo formale che spiega il silenziatore sul tema: tutti i principali partiti che si battono per l’elezione del prossimo sindaco si sono dichiarati favorevoli al progetto, per cui la Tav non costituisce elemento di divisione.

Ma esiste, anche e soprattutto, un’opportunità propagandistica che consiglia di evitare la questione, perché c’è il rischio di perdere voti, in entrambi gli schieramenti.

E’ fin troppo noto come in Valsusa il Pd fatichi a imporre il «sì» all’opera, sia davanti a una parte dei dirigenti locali, sia davanti a una parte del suo elettorato. Ma anche nel centrodestra la Tav non solleva convinzioni unanimi. Nel Pdl il gruppo di Bonsignore non nasconde le perplessità e anche i leghisti, con malumori più sotterranei vista la ferrea disciplina instaurata da Bossi in quel partito, non paiono certo entusiasti sostenitori del progetto.

Quel silenziatore, però, è anche utile per celare i dubbi e gli imbarazzi della contemporanea trattativa governativa con la Francia per una diversa ripartizione delle spese. Un negoziato che cade in una fase molto difficile delle relazioni tra cugini transalpini. Prima il caso Lactalis-Parmalat, ora la questione degli emigrati dal Maghreb hanno acceso una tensione diplomatica tra i due paesi che potrebbe coinvolgere anche una questione sulla quale l’accordo sembrava raggiungibile con una certa facilità.

C’è, infine, una motivazione di ordine pubblico che suggerisce la cautela e il rinvio. La campagna elettorale e, poi, i referendum di giugno consigliano di non turbare il clima di serenità sociale che potrebbe essere inasprito, invece, dall’apertura della battaglia decisiva per la Tav, quella per la galleria della Maddalena. Mettere «in sonno» la Torino-Lione, dunque, fa comodo a tutti. Purché il risveglio non diventi molto amaro.