Incentivi energie rinnovabili: interrogazione scritta

Al Ministro dello sviluppo economico,
al Ministro dell’ambiente e della tutela del territorio e del mare.
premesso che:
i prevedibili effetti perversi prodotti dal decreto legislativo Romani in materia di incentivi alle fonti rinnovabili si stanno rivelando in tutta la loro gravità, generando incertezza e un drammatico arresto della crescita delle fonti rinnovabili in Italia. In particolare gli effetti del provvedimento colpiscono mortalmente il vasto comparto produttivo legato al settore del fotovoltaico che attualmente è uno dei settori più vitali e a più forte crescita industriale e tecnologica del Paese;
lo scorso 3 marzo 2011 il Governo ha infatti approvato in via definitiva lo schema di decreto legislativo in attuazione della direttiva 2009/28/CE del Parlamento europeo e del Consiglio europeo sulla promozione dell’uso dell’energia da fonti rinnovabili;
tale decreto avrebbe dovuto riformare gli incentivi in modo da centrare gli obiettivi europei che per il nostro Paese prevedono il raggiungimento del 17 per cento di fonti rinnovabili sul consumo energetico finale al 2020 e che sono stati recepiti dal piano di azione nazionale che il nostro Governo Italiano ha inviato a Bruxelles;
tale obiettivo va ovviamente perseguito garantendo procedure certe e trasparenti per contrastare speculazioni e illegalità, puntando ad una progressiva riduzione degli incentivi fino al raggiungimento della grid parity;
vanno ugualmente messe in atto tutte quelle misure e quei controlli che contrastino, in questo come in altri settori, speculazioni, illegalità e aggiramento delle norme;
nella versione approvata non vengono tenute in considerazione numerosissime condizioni poste nei pareri resi all’unanimità dalle commissioni competenti della Camera dei deputati e del Senato della Repubblica;
in particolare il Governo non ha ritenuto di aderire alla richiesta di elevare la soglia di potenza (prevista a 5 megawatt) oltre alla quale si prevede l’introduzione di un sistema di aste al ribasso considerato da quasi tutti gli operatori del settore farraginoso, poco comprensibile e che non è stato adottato con successo in nessun Paese, perché rischia in concreto l’interruzione di ogni possibile programmazione da parte degli operatori e in particolare su quelli di impianti eolici;
al fine di impedire l’utilizzo improprio di territorio agricolo a fini energetici si è voluto porre mano agli incentivi previsti per il fotovoltaico in aree agricole, ma nella modifica approvata non si sono adeguatamente fatti salvi gli investimenti già in essere così come le percentuali di occupazione del terreno previste risultano poco chiare e renderebbero in pratica impossibile la realizzazione di impianti anche in quelle aree agricole marginali e non più utilizzate e per cui non sarebbe necessaria alcuna tutela particolare oltre a quelle già previste dalle ordinarie procedure di valutazione di impatto ambientale;
l’anticipazione al 31 maggio 2011 della scadenza, inizialmente prevista al 31 dicembre 2013, del secondo conto energia sul fotovoltaico, rimandando a un decreto del Ministro dello sviluppo economico da emanarsi di concerto con il Ministro dell’ambiente e della tutela del territorio e del mare entro il 30 aprile, getta nella totale incertezza un intero settore e ha già bloccato tutti gli investimenti in essere;
in generale l’approvazione del decreto ha suscitato da subito un diffuso ed elevatissimo allarme in tutte le associazioni di imprenditori del settore delle rinnovabili (tra cui Anev, Aper, Anie-Gifi, Assosolare, Assoenergie Future) e nella stragrande maggioranza delle imprese tanto che nelle ore immediatamente precedenti l’approvazione del decreto, il Governo ha ricevuto oltre 14 mila e-mail di protesta;
il settore delle rinnovabili in questo periodo di crisi economica è stato tra i pochi che, in controtendenza, ha aumentato l’occupazione;
secondo le stime di Asso Energie Future sono circa 120.000 coloro che direttamente o indirettamente sono occupati nel settore del fotovoltaico. Mentre secondo la CNA sono circa 85000 le imprese coinvolte nel settore delle fonti rinnovabili ;
Gifi-Anie, associata a Confindustria, ha denunciato che sono a rischio 40 miliardi di euro di investimenti programmati con conseguenti gravi effetti per l’occupazione del settore;
anche i nuovi investimenti nell’eolico sono attualmente a rischio a causa dell’incertezza dovuta al non chiaro funzionamento dei nuovi meccanismi basati sulle aste al ribasso;
il sistema bancario ha già annunciato la sospensione dei finanziamenti ;
sono stati poi diffusi dati sugli oneri in bolletta dovuti agli incentivi alle rinnovabili imprecisi e confusi;
dal 1992 ad oggi, grazie anche al CIP6, sono stati destinati tra i 40 e i 50 miliardi di euro, prelevati dalle bollette degli italiani, alle fonti fossili e alla chiusura del ciclo del vecchio nucleare;
a fronte di tale «regalo» ingiustificato la cifra effettivamente sostenuta nel 2010 per incentivare le rinnovabili è stata di 2,7 miliardi di euro quando nello stesso anno cittadini e imprese hanno dovuto sostenere oneri ulteriori e impropri in bolletta per oltre 3 miliardi di euro;
la Germania, vero caso di successo in Europa nel settore, produce già oltre 40 terawatt ora di energia elettrica da eolico – contro poco più di 6 terawatt ora in Italia – e prevede di arrivare a 100 terawatt ora nel 2020 dalla stessa fonte, e che in quel Paese sono stati già istallati oltre 16.00 megawatt di fotovoltaico e si prevede di arrivare a 52.000 megawatt nel 2020;
il sistema tedesco ha permesso uno sviluppo impetuoso delle imprese e alla Germania di conquistare la leadership europea e mondiale nelle rinnovabili. Per queste ragioni nessuno in Germania mette in discussione il sostegno in bolletta alle rinnovabili (9 miliardi di euro lo scorso anno);
il Ministro Romani in data 8 marzo aveva dichiarato che entro due settimane dall’entrata in vigore del sopraccitato provvedimento sarebbe stato varato un nuovo decreto in grado di affrontare i gravi problemi aperti dal Dlgs del 3 marzo;
la Camera dei Deputati, lo scorso 16 marzo, ha approvato all’unanimità una mozione a prima firma Franceschini in cui si impegna il Governo tra l’altro a:
​non lasciare nell’incertezza tutto il settore delle energie rinnovabili e ad anticipare l’emanazione del decreto ministeriale di cui all’articolo 25 del decreto legislativo di recepimento della direttiva 2009/28/CE, entro la prima decade di aprile del corrente anno (termine peraltro già non rispettato);
– ​fare salvi gli investimenti che siano stati avviati sulla base del precedente quadro normativo di incentivazione, ristabilendo un orizzonte di certezza sull’ammontare degli incentivi di cui beneficiano le imprese e che assicurano il rimborso dei finanziamenti bancari, interpretando il riferimento «all’entrata in esercizio degli impianti», contenuto nel decreto legislativo approvato, nel senso dell’effettiva produzione di energia elettrica, anche indipendentemente dall’allaccio alla rete elettrica;
– ​prevedere che i necessari «aggiustamenti», ossia la tendenziale riduzione nel tempo degli incentivi per le fonti rinnovabili, tengano in debito conto i congrui tempi di transizione, al fine di garantire gli investimenti effettuati dalle imprese del settore;
– ​rendere ancor più trasparente, l’impatto di tutte le agevolazioni dei costi dell’energia elettrica di famiglie e imprese;
– ​ determinare gli incentivi previsti in modo tale da armonizzarli con il livello di incentivazione adottato nei principali paesi dell’Unione europea;
​assumere iniziative per definire un sistema di incentivazione che garantisca nel nostro Paese una prospettiva di crescita di lungo termine per il settore fotovoltaico, che consenta un maggior radicamento nell’economia reale e favorisca le ricadute positive sul sistema produttivo nazionale;
​nella rideterminazione del sistema di incentivi per il fotovoltaico,
​tenere in considerazione, oltre alla loro sostenibilità, gli investimenti già effettuati per la realizzazione di impianti fotovoltaici, l’esigenza di accrescere l’efficienza energetica nell’edilizia e l’opportunità di prevedere meccanismi di adeguamento del livello dell’incentivo alle dinamiche dei costi delle tecnologie e degli impianti e prevedere altresì una modulazione in riduzione degli incentivi, secondo la maggiore potenza degli impianti;
– ​nell’ambito della quantificazione delle tariffe incentivanti, favorire la realizzazione di impianti integrati su edifici e manufatti, salvaguardando il territorio agricolo dalle speculazioni;
– ​nella definizione dei nuovi incentivi, mantenere un adeguato sostegno al settore delle energie rinnovabili con una progressiva riduzione degli incentivi fino al raggiungimento della grid parity in linea con la progressiva riduzione dei costi di produzione del kilowattora da fonti rinnovabili;
– ​favorire, nell’ambito delle bioenergie, la filiera corta attraverso il ricorso agli impianti di piccola taglia e l’utilizzo di materie prime provenienti dal territorio, nonché, nella rimodulazione degli incentivi, a favorire gli investimenti degli enti pubblici e la produzione destinata all’autoconsumo;
– ​sostenere la ricerca e lo sviluppo dei processi di industrializzazione delle nuove tecnologie del settore fotovoltaico;
– ​per quanto riguarda le fonti tradizionali, assumere iniziative per porre definitivamente fine al sistema di incentivazione tariffaria, noto come CIP6, di cui alla delibera del Comitato interministeriale prezzi n. 6 del 29 aprile 1992;
– ​adottare misure che responsabilizzino il gestore della rete elettrica al fine di assicurare tempi contenuti e certi per l’allaccio alla rete elettrica;
​ valutare l’opportunità, in prospettiva, di ridurre la soglia di potenza degli impianti, oltre al quale può essere adottato il sistema delle aste a ribasso, fissata dal decreto legislativo in 5 Megawatt, ai fini di uno sviluppo del settore basato su meccanismi reali di mercato;
lo scopo di tale mozione è evitare che il Governo proceda di nuovo a varare norme su una materia così importante per il nostro futuro così importante per il nostro futuro ignorando gli indirizzi proposti dal Parlamento;

per sapere​

quando il Governo intenda emanare il provvedimento correttivo adeguandosi pienamente agli indirizzi proposti a più riprese dal Parlamento.