Corrispondenza con Diego Novelli

Da un articolo di Nuova Società nasce questa corrispondenza, ho chiesto a diego novelli una parola di condanna nei confronti di coloro che l’altra notte hanno lanciato pietre contro operai e poliziotti. Non ho ancora ricevuto risposta. Diego Novelli, di cui conosco anche io la storia di difensore della democrazia, non ha ancora pronunciato una parola di condanna nei confronti dei NoTav violenti

Per contro invece, vorrebbe spiegare a me quando parlare e di cosa parlare. Francamente pur rispettando una figura storiaca come la sua, non mi faccio spiegare da nessuno quando e su cosa intervenire nel dibattito politico.

L’onorevole Stefano Esposito ancora una volta ha sentito il bisogno di esternare alcuni pensieri che lasciano di stucco, indipendentemente dal sì o dal no a favore del Tav. Il fatto che un esponente di un partito che si definisce tra l’altro democratico auspica di fatto la militarizzazione della Val di Susa con l’intervento armato dell’esercito è di una gravità che non ha bisogno di ulteriori commenti.

Dopo aver rivendicato il rispetto delle idee altrui, il succitato logorroico deputato del Pd definisce tout court «fascisti» i grillini. Per fortuna della democrazia italiana, personaggi come questo Esposito rappresentano un’infima minoranza del partito di Pierluigi Bersani. Consigliamo comunque ai dirigenti di questo partito di trovare un antidoto alla verbosità se vogliono limitare i danni di questo suo vizietto. E soprattutto fargli sapere che il linguaggio che ogni esponente politico usa ha un’importanza non secondaria. Scriveva Carlo Levi che «le parole sono pietre». Quindi, soprattutto gli aggettivi, non possono essere usati a casaccio soltanto per far parlare di sé ed avere quattro miserabili righe di citazione su un giornale.

Gentilissimo On. Novelli,
leggo con interesse le Sue considerazioni sulla mia proposta, peraltro non nuova, di istituire un sito di interesse nazionale strategico o sito militare per garantire l’apertura del cantiere della Torino-Lione alla Maddalena.
Ovviamente ognuno è libero di usare gli aggettivi che preferisce per giudicare le opinioni, ma non è legittimo dire cose diverse da quelle che sono. Infatti, Lei non ha ritenuto di dire una sola parola di condanna nei confronti di quei teppisti che la notte scorsa hanno preso a sassate operai e poliziotti per impedire che si potessero avviare i lavori. Le ricordo che su questa scelta esiste una posizione comune tra tutte le istituzioni: Governo, Parlamento, Regione, Provincia. Ovviamente la cosa non mi sorprende, la Sua opinione è a me nota da tempo e quindi usa legittimamente il Suo giornale web per dare una sponda politica a quel movimento senza, purtroppo, prendere le distanze dai violenti.
Colgo l’occasione per ribadire che senza una scelta netta come quella del sito di interesse nazionale strategico, non ci sarà modo di garantire a chi vuole protestare legalmente contro l’opera di farlo e di colpire con la durezza necessaria, vivendo noi in uno Stato democratico, chi delinque usando la violenza per impedire che una scelta democraticamente assunta venga praticata.
Sui grillini confermo quanto dichiarato al Suo giornale, peccato che la Sua difesa sia chiaramente strumentale e demagogica, avendo accuratamente evitato di ricordare nel Suo articolo quale sia la ragione della mia dichiarazione.
Le confermo che continuerò la mia battaglia, convinto che la diversità tra le nostre opinioni sia naturale in quanto espressione di due mondi che per ragioni anagrafiche si sono formati in tempi molto diversi.
Naturalmente Lei crede di essere migliore di me e io non intendo, su questo punto toglierLe alcuna certezza.
Se riterrà di pubblicare questa mia lettera ne sarei lieto.

RISPOSTA DI DIEGO NOVELLI
Chi conosce la mia lunga militanza sa benissimo che sono sempre stato contro ogni forma di violenza e anche in occasione di alcuni atti verificatisi in Val di Susa questo giornale non è mai stato indifferente. Circa le questioni anagrafiche, non è colpa mia se sono nato qualche decennio prima dell’onorevole Stefano Esposito, questo però non gli dà titolo di considerarsi più inytelligente, più furbo, più preparato di quelli che sono nati prima di lui. La questione sulla quale invitiamo lo scrivente a riflettere è la sua logorrea. È mai possibile che a ogni stormir di fronda ci debba essere una sua dichiarazione sempre con toni esacerbati? Lo invitiamo a riflettere nell’interesse suo e della parte politica che lui ritiene di sostenere.