Archive for giugno 2011


Tav: garantite le compensazioni x la torino – lione

giugno 30th, 2011 — 8:55pm

Il Governo, rispondendo alla mia interrogazione urgente sulle compensazioni relative alla nuova linea ferroviaria Torino-Lione, ha garantito che il progetto non è sottoposto alla nuova norma prevista dal Decreto Sviluppo che riduce dal 5% al 2% le risorse previste per le compensazioni. Inoltre, il Governo ha garantito l’impegno ad aggiungere altrettante risorse per gli interventi previsti in Valle di Susa. Per quanto riguarda la firma del nuovo accordo con la Francia relativo alla ripartizione dei costi dell’opera, non vi è una data certa, perché il Governo italiano è in attesa di una risposta da parte del Governo francese”.

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Austerity Per Le Partecipate: Così Investimenti Azzerati

giugno 30th, 2011 — 10:17am

Austerity Per Le Partecipate – Cosi’ Investimenti Azzerati

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TAV : “GARANTIRE LE RISORSE PER LE COMPENSAZIONI (AL 5%) E CONVOCARE UN TAVOLO POLITICO CON LA COMUNITA’ MONTANA”.

giugno 29th, 2011 — 3:34pm

Domani la Camera dei Deputati discuterà un’Interrogazione urgente presentata dall’On. Stefano ESPOSITO (PD) al Ministro delle Infrastrutture e dei Trasporti in merito alla nuova linea ferroviaria Torino-Lione.

Il documento pone al Governo quattro questioni particolarmente rilevanti e urgenti:

1)        la tempistica relativa alla sottoscrizione da parte del Governo Italiano e di quello Francese del trattato intergovernativo sulla ripartizione dei costi dell’opera come richiesto dalla Commissione Europea;
2)        la richiesta al Governo di riconoscere il progetto della tratta internazionale e nazionale della Torino-Lione come infrastruttura strategica non soggetta alla norma contenuta all’articolo 4 del Decreto Sviluppo (che riduce dal 5% al 2% la percentuale delle risorse disponibili per le compensazioni), in quanto il progetto è una variante di quello approvato sia in sede di VIA sia in sede CIPE nel 2005;
3)        la richiesta al Governo di assumere fin da ora l’impegno a riconoscere una cifra pari a quella del 5% sul costo complessivo dell’opera, circa 250 milioni di euro, al fine di garantire risorse adeguate agli interventi previsti nel Piano Strategico redatto dalla Provincia di Torino e condiviso dalla Regione Piemonte e dal Governo;
4)        l’invito al Governo, in accordo con gli Enti locali e il Presidente dell’Osservatorio Arch. Mario Virano, a convocare un tavolo politico con il Presidente della Comunità Montana Val Susa e Val Sangone al fine di offrire e verificare la reale disponibilità manifestata, pur senza interrompere il cantiere di Chiomonte.

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TAV: INTERROGAZIONE URGENTE

giugno 29th, 2011 — 2:08pm

On. Esposito – Al Ministro delle Infrastrutture e dei Trasporti

Per sapere, premesso che:

nella giornata di lunedì 27 le forze dell’ordine, su mandato del Ministero dell’Interno, hanno liberato il sito della Maddalena di Chiomonte dall’occupazione abusiva da parte di una frangia del movimento No-Tav;

  • questo intervento si è reso necessario vista la totale indisponibilità da parte di quei manifestanti di consentire l’avvio del cantiere per la realizzazione della galleria geognostica propedeutica alla realizzazione del tunnel che collegherà la Francia all’Italia;
  • durante l’operazione, una frangia di circa 300 appartenenti ai centri sociali e a gruppi anarco-insurrezionalisti, hanno aggredito con pietre, bulloni e pece calda i reparti di Polizia, Carabinieri, Guardia di Finanza e Forestale causando 62 feriti;
  • la nostra solidarietà e vicinanza va alle forze dell’ordine vittime di questo attacco squadrista, oltre ad esprimere il nostro apprezzamento per la serietà e responsabilità con la quale il Questore ha condotto l’intera operazione;
  • l’apertura del cantiere risponde all’ultimatum della Commissione Europea che definiva il 30 giugno come termine ultimo per non perdere i finanziamenti;
  • dopo gli scontri avvenuti nella giornata di lunedì il Presidente della Comunità Montana Val Susa e Val Sangone ha preso le distanze dai settori violenti del movimento chiedendo la convocazione di un tavolo politico istituzionale;
  • affinché il percorso sia completo è necessario che il Governo Francese e quello Italiano sottoscrivano l’accordo intergovernativo sulla ripartizione dei costi dell’opera tra i due Stati;
  • il Governo ha assunto a più riprese l’impegno con le popolazioni locali a finanziare le opere di compensazione e sviluppo delle aree interessate dal cantiere;
  • su questo punto nel Decreto Sviluppo recentemente approvato dalla Camera è presente all’articolo 4 una norma che riduce dal 5% al 2% la percentuale delle risorse disponibili per le compensazioni territoriali;
  • tale norma si applica a tutte le infrastrutture che non abbiano ancora superato l’esame della Commissione VIA;

se e quando il Governo Italiano e quello Francese sottoscriveranno il trattato intergovernativo sulla ripartizione dei costi dell’opera come richiesto dalla Commissione Europea;

se il Governo intenda impegnarsi formalmente a riconoscere il progetto della tratta internazionale e nazionale della Torino-Lione come infrastruttura strategica non soggetta alla norma contenuta all’articolo 4 del Decreto Sviluppo, in quanto lo stesso è una variante del progetto approvato sia in sede di VIA sia in sede CIPE nel 2005;

se il Governo intenda assumere fin da ora l’impegno a riconoscere una cifra pari a quella del 5% sul costo complessivo dell’opera, circa 250 milioni di euro, al fine di garantire risorse adeguate agli interventi previsti nel Piano Strategico redatto dalla Provincia di Torino e condiviso dalla Regione Piemonte e dal Governo.

se il Governo, in accordo con gli Enti locali e il Presidente dell’Osservatorio Arch. Mario Virano intenda convocare un tavolo politico con il Presidente della Comunità Montana Val Susa e Val Sangone al fine di offrire e verificare la reale disponibilità manifestata, pur senza interrompere il cantiere di Chiomonte.

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Lo scoglio delle compensazioni Potrebbero saltare 400 milioni

giugno 29th, 2011 — 9:32am

MAURIZIO TROPEANO – LaStampa

«Io resto contrario alla Tav e dunque non mi interessa parlare di compensazioni ma le istituzioni che vogliono farla e che sperano che i sindaci valsusini cambino idea allora devono sapere che servono soldi, soldi veri». Le parole di Sandro Plano presidente della Comunità Montana Valsusa-Valsangone sono la migliore spiegazione del pressing del sindaco di Torino, Piero Fassino: «Adesso il governo mantenete le promesse».

Già, perché «i soldi veri» sono quelli delle compensazioni previste per la realizzazione delle grandi opere. Tanti soldi, almeno 600 milioni ma «rischiamo di perderne almeno 400 milioni, forse di più», denuncia il parlamentare del Pd, Stefano Esposito che a nome di tutto il partito ha presentato un’interrogazione urgente che sarà discussa domani a Montecitorio.

Che cosa sta succedendo? Il primo problema nasce dalla decisione del governo di modificare il codice degli appalti riducendo dal 5 al 2% del valore complessivo dell’opera il tetto massimo per le opere di compensazione territoriale. Il secondo problema è legato alla volontà del governo di portare avanti il progetto di Tav low cost con un risparmio previsto di 4 miliardi.

La somma di questi due problemi dà un risultato preoccupante per i ProTav. Se realizzare la nuova linea costa meno, si riduce anche la somma destinata alle compensazioni e se il tetto massimo scende dal 5 al 2% allora i fondi a disposizione diventano poco più di 100 a fronte dei 600 previsti e conteggiati nel piano strategico della provincia.

E senza le risorse statali, o con un loro ridimensionamento, rischia di saltare il piano strategico di sviluppo coordinato dalla provincia di Torino, visto che rappresentano quasi la metà del piano finanziario complessivo (gli enti locali avrebbero partecipato con altri 405 milioni e i privati con 344). Un piano che punta sulla realizzazione della nuova linea ferroviaria come fulcro per lo sviluppo dei territori interessati dai lavori per il supertreno dal confine di Stato di Bardonecchia fino a Chivasso, in tutto 71 comuni per una popolazione complessiva di quasi un milione e mezzo di abitanti. Un piano che prevede investimenti complessivi per 1,3 miliardi da realizzarsi in una dozzina di anni per progetti di sviluppo del territorio montano (91 milioni) e di pianura (396); per la mobilità sostenibile (331), riqualificazione ambientale (362) e messa in sicurezza del territorio (205). «Regione e provincia – spiega il presidente della Provincia, Antonio Saitta – sono d’accordo nel sostenere, e lo abbiamo anche comunicato al ministro Matteoli, che la riduzione del tetto delle opere compensative non si applica alla Tav». E aggiunge: «In tutti i tavoli istituzionali non è stata messa in discussione questa percentuale».

Non la pensa così Esposito e non la pensano così nemmeno gli industriali. Paolo Balistreri, segretario di Confindustria Piemonte, aveva lanciato un appello ai parlamentari per «blindare le compensazioni». Il motivo? In tempi di crisi ci potrebbero essere lobby territoriali più forti di quelle piemontese che potrebbero iniziare una guerra interpretativa sulle modifiche del codice degli appalti. Ecco perché Esposito e il Pd chiederanno al ministro dell’Economia, Giulio Tremonti, e a quello delle Infrastrutture, Altero Matteoli, di «predisporre un atto formale per indicare che il nuovo progetto Tav è una variante di quello approvato dal Cipe nel 2005». Secondo Mario Virano, commissario straordinario della Torino-Lione «il nuovo progetto è riconosciuto a livello nazionale e internazionale come una variante, seppur radicale, di quello del 2005». Se questa premessa è vera allora è «necessario aprire una trattativa politica perché la questione delle compensazioni si gioca su complessi elementi procedurali».

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Se il riformismo passa per la Val Susa

giugno 29th, 2011 — 8:46am

Sergio Chiamparino
Per una volta cominciamo con una buona notizia. Lo Stato italiano c’è e si è schierato contro quelli che pensano di poter essere, in barba a ogni regola di democrazia, «padroni a casa nostra», come recitava uno degli ultimi cartelli no Tav. Come se l’Italia fosse un vestito d’Arlecchino di cui ognuno possiede il proprio spicchio.

Grazie alle forze dell’ordine, che con estrema professionalità hanno respinto pesanti provocazioni e costretto gli autonominati liberi cittadini ‘della Maddalena’ a ripiegare con le pive nel sacco. E grazie anche al ministro degli Interni che ha coordinato l’operazione. Si sono viste le differenze fra la stragrande maggioranza dei valsusini che può anche essere – legittimamente – contraria alla Tav, ma è democratica e non violenta, e, viceversa, l’estremismo di frange che non hanno nulla a che vedere con la valle né con la Tav, al punto che persino alcuni ‘duri’ dei centri sociali torinesi sono apparsi spiazzati.

LA POLITICA TORNI IN PRIMO PIANO. Ora, naturalmente, non si può pensare che un’opera destinata ad andare avanti per piu’ di dieci anni possa essere perennemente accompagnata da un dispiegamento così massiccio di agenti. Dopo il loro meritorio intervento e la consegna del primo cantiere esplorativo che – speriamo – possa convincere l’Unione europea della volontà italiana di rispettare tempi già troppo lunghi, devono tornare in primo piano la politica e l’amministrazione.

La seconda serve per accompagnare più efficacemente l’azione dell’Osservatorio che in questi anni ha permesso di tenere conto di molte richieste provenienti dal territorio che, però, non sempre sono state tempestivamente trasformate in azioni amministrative e in finanziamenti.

AFFERMARE IL RISPETTO DELLE REGOLE. La politica, invece, deve affermare nettamente, più di quanto fatto finora, tre cose. Innanzitutto, che è necessario, eticamente prima ancora che istituzionalmente, che lo Stato garantisca il rispetto della volontà delle maggioranze e delle regole, tanto più quando coinvolgono altri Stati. In altri termini, l’interesse generale costruito in decenni di discussioni deve prevalere sui particolarismi.

LA TAV NON È UN MOSTRO. Il secondo punto da precisare è che la Tav non è un mostro ma solo il modo con cui si realizzano le ferrovie a media e lunga percorrenza nel XXI secolo. Meno energivore e più veloci perché, grazie alle tecnologie di scavo, non è più necessario salire a 1.500 metri per forare una montagna. Un po’ come gli elettromotori hanno sostituito le vaporiere nel XX secolo.

Infine, passando al terzo punto, bisogna dire che questa è soprattutto una sfida fra chi pensa che possa esistere un percorso di crescita sostenibile in Paesi di antica industrializzazione come l’Italia e chi ritiene che l’unica strada sia, nei fatti, la gestione del declino.

Ed è dunque più che mai, anche simbolicamente, un tema fondamentale a sinistra ma anche a destra, per decidere su qualità e credibilità di un programma di governo. Si potrebbe dire, insomma, che il riformismo passa dalla Val Susa.

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Vendola ha scelto la guerriglia No Tav, il Pd sta con Maroni

giugno 28th, 2011 — 11:34am

IlFoglio
Dopo gli scontri che hanno portato ieri mattina allo sgombero dei manifestanti contro la Tav Torino-Lione in Val di Susa, e con un bilancio di un’ottantina di feriti e contusi, più della metà dei quali tra le forze dell’ordine impegnate contro il presidio-accampamento di Chiomonte – la “libera Repubblica della Maddalena”, insediata da più di un mese a cura di qualche centinaio di appartenenti ai centri sociali torinesi – il dato di fatto dal quale ripartire è la consegna all’impresa incaricata dei lavori dell’area destinata alle opere preliminari della linea ad alta velocità. Oggetto di una partita in ballo da ormai ventun anni, se si considera l’intesa preliminare del 1990 tra Italia e Francia, e da non meno di dieci, se si parte dalla firma dell’accordo per la realizzazione della ferrovia, avvenuta nel gennaio del 2001. Dopo i tira e molla dal 2005, quando parte delle popolazioni e dei sindaci scese sul piede di guerra contro il progetto, e dopo la messa a punto di faticose modifiche, il tempo delle indecisioni è finito. Il termine fissato dall’Unione europea per la controfirma alle modifiche dell’accordo Italia-Francia e per l’avvio dei lavori, oltre il quale centinaia di milioni di finanziamenti comunitari andrebbero persi, scade dopodomani.

Insieme con le barricate dei No Tav, ieri però è andata definitivamente in pezzi l’idea che a opporsi all’opera ci sia il pacifico movimento di valligiani del 2005. La cronaca degli scontri parla di militanti dei centri sociali armati di sassi, di pece bollente, di mazze da baseball, di spranghe, di fionde, di petardi e di taniche piene di chiodi. Il portavoce del centro sociale torinese Askatasuna, Lele Rizzo, che ieri sera ha ribadito l’intenzione di “non lasciare lavorare le ditte all’interno dell’area dove dovrà sorgere il cantiere per il tunnel geognostico”, già nei giorni scorsi annunciava una “notte di scontri che potrà fare la storia”. Da quella storia, i residenti della Valle sembrano stavolta essersi tenuti alla larga. E’ uno dei motivi di soddisfazione di Stefano Esposito, deputato pd e sostenitore della prima ora della Tav Torino-Lione (per questo, e per aver proposto che le aree del cantiere fossero dichiarate sito nazionale di interesse strategico o sito militare, all’inizio di giugno Esposito aveva ricevuto due lettere di minaccia complete di proiettili calibro 38). Al Foglio, il deputato dice che “ormai abbiamo a disposizione un paio di elementi chiari. Il primo è che questo movimento pseudo pacifico e nonviolento si è svelato per quello che è. Di oppositori pacifici a Chiomonte non se ne sono visti. Abbiamo visto in compenso anarco-insurrezionalisti, centri sociali e delinquenti vari lanciare pietre da venti chili sui poliziotti, due dei quali ustionati dalla pece calda: trecento persone convinte che siamo in una foresta sudamericana negli anni Settanta e danno fuoco a balle di fieno intrise di benzina. La polizia si è comportata con grandissima professionalità e responsabilità”. La stessa emittente dei centri sociali torinesi, Radio Blackout, ha parlato di un’azione di polizia “determinata ma corretta”. Questo dimostra, aggiunge Esposito, che “tutti gli ipocriti valsusini che urlavano contro chi fomentava un clima di guerra, quel clima se lo coltivavano in casa. A cominciare dagli amministratori No Tav, che non dirigono il movimento, lasciato alle cure di para-terroristi che usano questa come altre battaglie per i loro scopi. Il secondo elemento chiaro è che sono finalmente cominciati i lavori di recinzione del perimetro del sito, ma bisognerà aspettarsi azioni di boicottaggio da parte dei soliti farabutti. Voglio augurarmi che tutti coloro che hanno firmato appelli contro la Tav, da Carlìn Petrini a Giuseppe Giulietti, impieghino più utilmente il loro tempo”.

Il sindaco di Torino, Piero Fassino, ieri ha detto che ritiene “incomprensibile e colpevole l’atteggiamento violento di alcuni facinorosi che la scorsa notte hanno impedito il regolare inizio dei lavori”, ha aggiunto che “la Tav è necessaria a Torino e al Piemonte se vogliamo rilanciare sviluppo e creare occupazione” e che la sua “solidarietà va agli operai dei cantieri e alle forze dell’ordine che hanno responsabilmente contrastato le violenze”. Anche Gianfranco Morgando e Aldo Reschigna, segretario e presidente del Pd piemontese, dicono in un comunicato che “l’avvio dei lavori a Chiomonte, assicurato dalle forze dell’ordine, che il Pd ringrazia per aver operato con determinazione e con grande senso di responsabilità, segna un punto di non ritorno nella complessa vicenda della realizzazione della Torino-Lione”.

Problema: come si concilia tutto ciò con la posizione di Sinistra ecologia libertà, parte della maggioranza che sostiene Fassino? Il segretario di Sel, Nichi Vendola, dopo lo sgombero di Chiomonte ha definito “inaccettabile l’idea che al dissenso legittimo delle popolazioni si debba rispondere con la violenza e con la repressione”. Stefano Esposito osserva che “il capogruppo della formazione di Vendola a Torino è Michele Curto, molto impegnato contro le mafie, al quale esprimo per questo il mio plauso incondizionato. Anche lui, però, deve arrendersi al fatto che in questa vicenda la legalità è lesa da chi si oppone alla Tav Torino-Lione. Mille persone non possono decretare che cosa è legale e che cosa non lo è, e legalità è realizzare un’opera decisa da tempo e a tutti i livelli istituzionali, dal Parlamento alla regione Piemonte, alla provincia di Torino. Non sono più ammesse ambiguità di nessun tipo. C’è una certa sinistra che pensa che ogni movimento vada inseguito. E purtroppo c’è chi pensa che questa vicenda della Tav vada cavalcata perché utile nell’attacco a Berlusconi, mentre c’entra con la credibilità dello stato. Vendola non capisce che, anche se ora al governo abbiamo Berlusconi, lo stato è di tutti, ma questa cultura repubblicana a lui e a qualcun altro sfugge. Io sono un parlamentare del Pd – aggiunge Esposito – e in questo momento per me lo stato è il ministro degli Interni, Roberto Maroni, che si sta muovendo con le forze dell’ordine nella più perfetta legalità e con grande senso di responsabilità. Riconosco a lui e a tutti i poliziotti che hanno subìto attacchi e ferimenti – per 1.200 euro al mese – di aver agito nel migliore dei modi”. Esposito ne ha anche per la Fiom, “che invece di fiancheggiare i mascalzoni della ‘libera Repubblica della Maddalena’ dovrebbe occuparsi dei seri problemi di questo paese”.

Giorgio Airaudo, segretario della Fiom piemontese e responsabile nazionale del settore auto, era salito al presidio No Tav di Chiomonte una settimana fa, a evocare la difesa del “bene comune” contro la Tav Torino-Lione: “Oggi vorrei chiedere a lui e ad altri – conclude Esposito – come hanno fatto a pensare che quello fosse un movimento pacifico”.

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Tra loro professionisti della rivolta…

giugno 27th, 2011 — 3:38pm

Tra loro professionisti della rivolta

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Al “fortino” di Chiomonte aspettando l´alba di fuoco

giugno 26th, 2011 — 10:54am

FABIO TANZILLI – Repubblica
TRANQUILLI, ma determinati. Sono le ore più lunghe, queste, per i presidianti «No Tav» della Maddalena, il Fort Apache della Valle di Susa. Quassù, sui sentieri sopra le vigne di Chiomonte, in una calda giornata di estate, da ieri si attende l´ora “X”, il giorno dei giorni, previsto per l´alba di domani. I «No Tav» lo sanno, e senza sorpresa aspettano le forze dell´ordine al varco per la battaglia finale. Per essere in regola con l´occupazione dell´area, ieri mattina hanno pure pagato l´utilizzo del suolo pubblico al Comune, con una spesa di ben 821 euro. Intanto, per 2 o 3 volte passa sulle teste un elicottero dei carabinieri, che viene salutato con battute ironiche e sberleffi. «Non ci porteranno i fiorellini, ma useranno i lacrimogeni. Arriveranno 1500 agenti, suddivisi in gruppi da 500 – tuona in assemblea Alberto Perino – il loro obiettivo è raggiungere la Maddalena attraverso tre strade, passando anche da Giaglione e dalla via dell´Avanà. Molto probabilmente giungeranno qui a piedi attraverso i sentieri».
Chi pensa però che al presidio No Tav siano tutti in assetto di guerra, si sbaglia di grosso: il clima è sereno, pacifico, molto simile ad un campeggio estivo. In tutta la giornata, saranno passate 7-800 persone.
All´arrivo alla Maddalena, a fare da Cicerone ci pensa Luca, programmatore informatico di Bussoleno che si occupa di “scortare” i giornalisti alla visita del presidio: «Le barricate sono un simbolo di resistenza passiva, ma è assurdo definirci eversivi. Qui ci sono famiglie e persone normali. La forza del nostro movimento è proprio questa». Ci sono ragazzi dei centri sociali e del movimento antagonista, ma la maggioranza della Maddalena è fatta di gente comune, valsusini di tutte le età: bambini che giocano a pallone, o che si rincorrono con le pistole ad acqua. C´è Bertelloni, medico a Bussoleno, che insieme ad altri 130 dottori valsusini ha lanciato l´allarme salute in caso di partenza del cantiere, «essendo queste terre piene di uranio e asbesto».
Donne e anziani che passeggiano e fanno picnic, e non solo rasta che bevono una birra di troppo. Il clima è di festa popolare, di aggregazione pacifica. Nulla fa pensare alla preparazione di uno scontro con le forze dell´ordine: appare quindi difficile definire questi presidianti come dei “para-terroristi”. Tra un dibattito e un piatto di spaghetti, tra una birra un momento di musica, i manifestanti aspettano l´irruzione delle forze dell´ordine, con un filo di preoccupazione. E sanno benissimo che questa battaglia potrà anche andare “persa”, con lo smantellamento del presidio: «Non sarebbe una tragedia – riflette Lele Rizzo – l´importante è riattivare la mobilitazione permanente della Valle di Susa, anche dopo la notte di domenica, che potrà fare la storia». Anche perché l´esperienza di Venaus insegna che dopo le botte notturne, ci fu la mobilitazione popolare dell´8 dicembre, con migliaia di valsusini che rioccuparono i terreni conquistati dalla polizia: in molti pensano già ad un bis per Chiomonte. Ci sono anche gli avvocati del movimento, a turno giorno e notte alla Maddalena: «Se la polizia occuperà i terreni privati farà una violazione» spiega Stefano Bertone. Anche perché in molti attendono già di essere picchiati e malmenati dalle forze dell´ordine, come avvenne a Venaus: «E´ da 34 giorni che aspettiamo di prendercele, ce le hanno sempre date – aggiunge ancora Perino – arriveranno con i manganelli. Voi giornalisti dovete fare domande più intelligenti» aggiunge il Bovè valsusino con un filo di arroganza.
Lungo il percorso si vedono le barricate fatte di ferraglia, gommoni e legno, ma niente di più. Il più grosso timore dei manifestanti è quello che domani all´alba prevalga la frangia violenta: «Non dobbiamo mandare in malora 22 anni di lotta non- violenta, con azioni aggressive rimarremo isolati. Diciamo no alle pietre e alla violenza, non siamo in Vietnam» afferma il prof. Richetto, insegnante di Bussoleno. Della stessa idea la chiomontina Marisa Meyer, 66 anni, cuoca ufficiale del presidio: «I ragazzi che vengono dai centri sociali qui non hanno mai dato problemi. Devono rispettare la nostra ospitalità, e comportarsi bene».
Intanto, questa sera – con ritrovo alle ore 21 e partenza alle 22 – si terrà una fiaccolata dal centro di Chiomonte fino al presidio, per coinvolgere maggiormente il paese e la gente, e non rimanere isolati alla Maddalena. In attesa della notte più lunga.

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Tav, la promessa di Maroni dopo l´ultimatum arrivato da Bruxelles

giugno 25th, 2011 — 12:02pm

MARIACHIARA GIACOSA – Repubblica

Sarà perché parla l´Europa, ma l´ultimatum di Kallas ha messo tutti sull´attenti. E´ il primo che arriva dall´Europa nero su bianco e che fa chiarezza sulle scadenze primaverili che sono state spesso ballerine, tra maggio e giugno. Ora non ci sono più alibi, entro giovedì l´Europa vuole i fatti. La risposta del governo arriva dal ministro del´Interno Roberto Maroni, da Altamura, dove ha partecipato a un convegno sulla legalità: «Entro il 30 giugno – assicura – il cantiere sarà aperto, nonostante le polemiche infinite, perché sarebbe un delitto per le giovani generazioni». Ma per quella data l´Europa vuole cantiere, accordo internazionale firmato e progetto approvato. In meno di sei giorni.

«Abbiamo avuto mille avvertimenti – attacca ora Paolo Balistreri, direttore di Traspandana e segretario generale di Confidustria Piemonte – un semaforo giallo a dicembre quando l´Europa ha tagliato i primi 9 milioni. Da venti giorni ci dicono che è tutto pronto, ma questo cantiere non parte mai. Ora tutti si rendono conto dei rischi che corriamo» aggiunge. Per lunedì mattina Confindustria ha convocato un vertice con i parlamentari piemontesi. «Quando l´ho fissato speravo che per quella data avessimo passato il guado – commenta – spero ancora che per allora sia capitato qualcosa, perchè ormai siamo davvero fuori tempo massimo».

Una corsa contro il tempo che fa dire al parlamentare Pd Stefano Esposito che «la lettera di Kallas è la prova che l´Unione Europea è un´istituzione seria». «Ci hanno concesso sei anni di proroghe – aggiunge – se non parte entro il 30 giugno, non parte più».

«Calma e gesso» è invece la posizione dell´assessore Barbara Bonino che rassicura a distanza il commissario Kallas sull´impegno del Governo. «Siamo certi che il cantiere partirà entro i termini fissati dall´Ue: abbiamo l´impegno di Matteoli e Maroni e l´appoggio della maggioranza dei piemontesi». Sulle stesse corde anche Agostino Ghiglia, vice coordinatore regionale del Pdl: «I tempi dell´Europa sono fissati e noti da tempo. Ancora giovedì Matteoli ha ribadito che la Tav è strategica, è finanziata e si farà, a qualunque costo». Avanti tutta, quindi, anche se alla Maddalena da settimane i No Tav aspettano il blitz in un fortino. La Tav rischia così di diventare una questione nazionale per la credibilità e la capacità di fare del Governo. Il richiamo di Kallas agli impegni presi è infatti sinonimo di una «richiesta di prove» sul fatto che l´Italia meriti i fondi europei, indispensabili per l´opera, quelli assegnati (672 milioni di euro) e quelli che dovranno arrivare (per un totale di 2 miliardi). «Un rischio che non si può correre – sottolinea Enzo Ghigo – perchè il Piemonte si gioca almeno un punto di Pil per i prossimi sette o otto anni. Sono ottimista: in Valsusa c´è un clima nuovo e sono convinto che, una volta iniziato il cantiere, si potrà, con i sindaci, ragionare seriamente di compensazioni, con il rammarico di aver perso tutto questo tempo e di essere ora al rush finale».

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