IL CHECK POINT DOVE FINISCE LO STATO

PIER PAOLO LUCIANO – Repubblica

C´È un´immagine dalla Valsusa che ieri è finita sulle pagine di tutti i giornali. E´ stata scattata all´inizio della strada dell´Avana, l´imbocco obbligato per arrivare alla Maddalena, luogo scelto per aprire il cantiere della Torino-Lione.

Sul lato destro c´è un ponticello, su quello sinistro un muraglione. In alto, uno striscione con un disegno che si richiama al villaggio di Asterix, il simbolo «No Tav» e la scritta «Giù le mani dalla Valsusa, benvenuti/e nella libera repubblica della Maddalena». Accanto al muraglione è stato innalzato un manufatto con pezzi di traversine, guard-rail e lastre di ferro per restringere la carreggiata e costringere i veicoli a rallentare: è un check point, il primo di due, realizzato dai «No Tav». Di giorno, ti chiedono chi sei e ti autorizzano o meno a passare. Di notte, dalle dieci della sera fino alle sette del mattino, la strada è sbarrata. E non c´è legge che tenga: nell´enclave della «libera repubblica della Maddalena» comanda un gruppo di persone, non lo Stato. Bisognerebbe chiedere conto prima di tutto allo Stato di questa anomalia, del perché si sia permesso che questo accadesse.

Perché tutti hanno il diritto di manifestare, di esprimere liberamente l´opposizione a un progetto, ma nessuno può calpestare le regole, ignorare la legge e imporre la propria agli altri. E invece è quel che accade in quest´angolo della Valsusa da almeno un mese: un pezzo di Stato fuori dallo Stato.

P.S.: stride un po´ che il leader dei No Tav Alberto Perino si richiami alla battaglia partigiana: «Resisteremo come hanno fatto loro con i nazifascisti». Non si può paragonare chi ha sacrificato la propria vita per cacciare la dittatura fascista e restituire la libertà all´Italia con chi combatte una causa magari anche fondata, ma che non deve affrontare eserciti, forche, villaggi bruciati e rappresaglie. Neanche in tempi di revisioni storiche, si può arrivare a tanto. Si lascino in pace i partigiani.