SOLIDARIETA’ AI GIORNALISTI A CUI E’ STATO IMPEDITO DI SVOLGERE IL LORO LAVORO

Nella tarda mattinata di quest’oggi i giornalisti del quotidiano La Stampa, Massimo Numa e Roberto Travan, hanno cercato di raggiungere in auto il sito della Maddalena per realizzare un servizio giornalistico. Giunti a Chiomonte, mentre erano a colloquio con il sindaco del paese, la loro auto è stata vandalizzata. Infatti, qualcuno ha inciso sul portellone posteriore dell’autovettura la parola ‘Digos’, che, evidentemente, deve essere considerata dal soggetto incisore come un insulto anziché come un’istituzione al servizio dei cittadini e della legge.
Successivamente l’auto dei due giornalisti, dopo essere transitata attraverso due check point presidiati da persone con ricetrasmittenti, è stata infine bloccata al terzo sbarramento da un gruppo di persone, tutte, pare, appartenenti ai centri sociali. Ai due giornalisti, quindi, è stato impedito l’accesso al sito che ospiterà il cantiere in quanto ‘non graditi’ e uno di loro è stato strattonato.
Devo confessare che quanto accaduto oggi, che deve essere fermamente condannato da tutti, non suscita alcun stupore in quanto da tempo annunciato. Sono mesi che personalmente denuncio la presenza all’interno del movimento No Tav di personaggi più volte indagati e noti per aver commesso gravi atti violenti. Da settimane denuncio il fatto che un Paese civile non può tollerare che un gruppo di persone dia vita a una sorta di zona extraterritoriale o ‘repubblica autonoma’ che dir si voglia. Ora non solo siamo in presenza di check point che impediscono il libero accesso a un luogo pubblico, ma questi posti di blocco sono difesi da gente in assetto paramilitare.
Consiglierei a costoro, e a tutti coloro che moralmente li giustificano, di andare a rileggersi le pagine della storia italiana che hanno avuto per protagonisti gli aspiranti guerriglieri e di meditare sulle tragiche conseguenze di quelle sciagurate scelte. E, soprattutto, di ricordarsi, come ben diceva Frate Mitra, che l’Italia (Val Susa compresa) non è la foresta sudamericana.
Esprimo la mia più totale solidarietà ai giornalisti oggetto di questa ennesima dimostrazione di intolleranza, sperando che i sindacalisti e i politici, che continuano a non voler vedere quanto poco democratica e legale sia l’azione di questi personaggi, prendano finalmente le distanze un manipolo di pseudo-rivoluzionari che adoperano i metodi tipici della malavita.