Nel fortino dei No Tav tra barricate e spranghe

Massimo Numa, Roberto Travan – LaStampa
Martedì Marcegaglia ha detto che «Le barricate dei No Tav non sono degne di un paese civile», e ieri mattina s’è provato a verificare qual è la situazione all’interno del compound ribattezzato Libera Repubblica della Maddalena. Al primo check (sbarre d’acciaio, cancelli, tronchi d’albero) si passa. C’è un ragazzo che ha in mano un walkie-talkie e sta comunicando con qualcuno. L’auto viene segnalata ma passa indenne anche il secondo blocco, una barriera costituita da tubi Innocenti, lastre di lamiera, altri grossi tronchi. Si tenta di verificare a che punto è il sistema di difesa in vista dell’operazione di sgombero del presidio, per realizzare il primo cantiere della Torino-Lione. Sul tipo di barriere e di misure già approntate, corrono voci allarmanti. Si parla della costruzione di arieti per danneggiare i mezzi delle forze dell’ordine e delle imprese; di armi come spranghe di ferro, manici di zappa, cumuli di pietre ovunque; di contenitori colmi di chiodi triangolari per sventrare i pneumatici; di bobine di filo spinato da utilizzare per fermare i reparti antisommossa, viste a fianco dell’ingresso dei check-point.

Martedì la leader di Confindustria Emma Marcegaglia aveva detto che «Le barricate dei No Tav non sono degne di un paese civile». Ieri mattina abbiamo provato a verificare qual è – davvero – la situazione all’interno del compound ribattezzato «Libera Repubblica della Maddalena». Al primo «check point» lungo la strada provinciale (sbarre d’acciaio, cancelli, tronchi d’albero) si passa. C’è un ragazzo che ha in mano un walkie-talkie e sta comunicando con qualcuno. L’auto viene segnalata ma passa indenne anche il secondo blocco, una barriera costituita da tubi Innocenti, lastre di lamiera, altri grossi tronchi. Pare a buon punto il sistema di difesa in vista dell’operazione di sgombero del presidio, per realizzare il primo cantiere della TorinoLione. Sul tipo di barriere e di misure già approntate, correvano voci allarmanti. Vicino al primo chek point di strada Avana compaiono tronchi a bordo strada, spranghe di ferro, manici di zappa, cumuli di pietre ovunque, anche di grosse dimensioni. Ancora, grosse bobine di filo spinato da utilizzare per fermare i reparti anti-sommossa, viste a fianco dell’ingresso dei check-point.

Già dall’autostrada, in località Clarea, si comincia a vedere qualcosa. Nella corsia lato monte, all’uscita del tunnel, c’è un cancello e un raccordo con le strade interne. I No Tav hanno divelto i guard-rail e li hanno elettro-saldati con sbarre di ferro. Più sotto, cumuli di grosse pietre e altri ostacoli, sistemati sopra il livello dei pannelli antirumore.

Dalla corsia direzione Torino, si vedono invece le sentinelle del movimento e un’altra serie di barricate, costituite da molti tronchi tagliati nelle ultime ore e da barriere di acciaio. Per entrare nel presidio bisogna tornare in Paese e scendere verso la Maddalena. Il tentativo di fotografare tre grossi bancali costituiti da enormi pietre, imprigionate in reti d’acciaio, lunghe tre metri e larghe, più o meno, un metro e mezzo, non va a buon fine. E non è possibile andare oltre: la nostra giornalisti viene bloccata da alcuni militanti.

Al ritorno, nell’ultimo check point, un gruppo di ragazzi trasporta grossi tubi d’acciaio, forse per completare il complesso sistema di difesa.

Il sindaco di Chiomonte, Renzo Pinard, non è turbato dallo strano clima che avvolge da settimane il paese. «Ho chiesto alle forze dell’ordine un servizio di vigilanza notturna. Sono stanco di essere insultato e minacciato dai No Tav, ogni volta che esco dal Comune. E’ un clima davvero di grande inciviltà ma io vado avanti, giovedì c’è il Consiglio comunale dedicato alla Tav, e si svolgerà regolarmente, senza paure». Si sente solo, sindaco? «Abbastanza, ma adesso stiamo arrivando al capitolo finale. Non si può andare oltre. Ci sono fatti singolari: un giorno arrivano auto tutte targate Milano, a volte Trento. Come se fosse in atto una campagna d’arruolamento di soggetti provenienti da tutta Italia. Insomma, siamo di fronte a una chiara strategia».

Una situazione bizzarra. Nel centro storico del paese la vita scorre tranquilla e serena, negozi e bar aperti, c’è appena un po’ più di gente in giro. Qualcuno fotografa la chiesa medievale. Come un turista qualsiasi. Sotto, a poche centinaia di metri, il villaggio dei No Tav. Ieri mattina, appena un filo di traffico. I ragazzi della “Repubblica” fanno colazione nei bar. Atmosfera rilassata. Solo una barista si sbilancia un pochino: «Spero che nessuno si faccia male, spero tutto finisca bene, non abbiamo bisogno della violenza».

Ieri in questura a Torino ancora riunioni preparatorie in vista dell’operazione. La data non è stata ancora fissata, mentre stanno arrivando da molte città i rinforzi voluti dal questore, Aldo Faraoni. I sindacati di polizia (Siulp) chiedono che «vengano utilizzate per tutti gli operatori le divise dei reparti mobili», il Sap propone invece «regole d’ingaggio ben definite, per evitare che gli agenti, alla fine, si trovino ad affrontare la situazione, che si preannuncia molto tesa, con ordini e disposizioni inadeguate». Infine il SilpCgil: «La polizia deve risolvere ora cioè che la politica non ha risolto. E invitiamo tutti al senso di responsabilità».