Una busta al veleno per il leader degli oppositori

Maurizio Tropeano – LaStampa

Saranno le analisi di laboratorio disposte dai carabinieri della stazione di Susa ad accertare se la polvere bianca contenuta nella busta piena di minacce inviata ad Alberto Perino, uno dei leader dei No Tav, conteneva fosfuro di zinco, cioè veleno per topi, così come sostenuto da chi ha scritto le minacce. Di sicuro, il «clima si fa pesante» perché in «quel messaggio si minaccia di fare una strage al presidio», spiega al telefono.

La lettera, spedita da Urbiano, frazione di Mompantero, è stata bloccata nel centro smistamento postale di Susa – la polvere ha macchiato la busta – e poi consegnata ai carabinieri. Mittente fasullo – Leo Da Vinci – ma che ha un obiettivo certo, parlare a nuora (Perino) perché suocera (i No Tav) intenda. Già, perché, l’anonimo spiega che quel veleno «si può mischiare ad acqua, farina e formaggio per fare buoni manicaretti come quelli che preparate al presidio». E ancora: «Anche il cianuro può essere usato per preparare un dolce alla mandorla». Poi la minaccia: «Preparate le ambulanze».

Secondo Perino si tratta di «un atto intimidatorio di qualcuno che è a favore della Torino-Lione». Atto che «non ci fermerà perché noi continueremo a resistere ma a questo punto il cerchio si chiude: lo scorso anno ad aprile il mio cane è stato ucciso proprio dopo aver ingerito del fosfuro di zinco come è stato accertato dai medici della clinica veterinaria in cui lo avevo portato».

I carabinieri hanno aperto un’indagine per verificare l’attendibilità delle minacce. La polvere bianca sarà inviata al laboratorio di analisi per accertare la tossicità anche se chi l’ha inviata ha fatto in modo che venisse facilmente individuata tra le altre corrispondenze. Ad insospettire il direttore dell’ufficio postale, infatti, sarebbe stata la modalità della scrittura della busta e la modalità di trasmissione della stessa.

Si vedrà. Purtroppo, come spiega Gianfranco Morgando, segretario regionale del Pd, «continuiamo ad assistere ad una pericolosa crescita della tensione in Valle di Susa e l’unica via d’uscita non può che essere il pieno rispetto della legalità e l’isolamento dei fanatici». Morgando dunque condanna chi ha inviato la lettera a Perino – «è un atto vile» – ma esprime solidarietà ai due giornalisti de La Stampa a cui è stato impedito l’accesso al presidio della Maddalena: «Voglio ricordare che l’articolo 21 della Costituzione vale anche per la Val di Susa e che nessun attentato alla libertà di informazione può essere tollerato».

Morgando riprende e fa proprie le posizioni dell’onorevole Stefano Esposito, che nelle scorse settimane ha ricevuto minacce con lettere anonime e proiettili. Il parlamentare del Pd solidarizza con Perino ma soprattutto con i giornalisti: «Da settimane denuncio il fatto che un Paese civile non può tollerare che un gruppo di persone dia vita a una sorta di “repubblica autonoma” che dir si voglia con questi posti di blocco sono difesi da gente in assetto paramilitare». Dunque mi auguro che «i sindacalisti e i politici, che continuano a non voler vedere quanto poco democratica e legale sia l’azione di questi personaggi, prendano finalmente le distanze un manipolo di pseudo-rivoluzionari che adoperano i metodi tipici della malavita».