Al “fortino” di Chiomonte aspettando l´alba di fuoco

FABIO TANZILLI – Repubblica
TRANQUILLI, ma determinati. Sono le ore più lunghe, queste, per i presidianti «No Tav» della Maddalena, il Fort Apache della Valle di Susa. Quassù, sui sentieri sopra le vigne di Chiomonte, in una calda giornata di estate, da ieri si attende l´ora “X”, il giorno dei giorni, previsto per l´alba di domani. I «No Tav» lo sanno, e senza sorpresa aspettano le forze dell´ordine al varco per la battaglia finale. Per essere in regola con l´occupazione dell´area, ieri mattina hanno pure pagato l´utilizzo del suolo pubblico al Comune, con una spesa di ben 821 euro. Intanto, per 2 o 3 volte passa sulle teste un elicottero dei carabinieri, che viene salutato con battute ironiche e sberleffi. «Non ci porteranno i fiorellini, ma useranno i lacrimogeni. Arriveranno 1500 agenti, suddivisi in gruppi da 500 – tuona in assemblea Alberto Perino – il loro obiettivo è raggiungere la Maddalena attraverso tre strade, passando anche da Giaglione e dalla via dell´Avanà. Molto probabilmente giungeranno qui a piedi attraverso i sentieri».
Chi pensa però che al presidio No Tav siano tutti in assetto di guerra, si sbaglia di grosso: il clima è sereno, pacifico, molto simile ad un campeggio estivo. In tutta la giornata, saranno passate 7-800 persone.
All´arrivo alla Maddalena, a fare da Cicerone ci pensa Luca, programmatore informatico di Bussoleno che si occupa di “scortare” i giornalisti alla visita del presidio: «Le barricate sono un simbolo di resistenza passiva, ma è assurdo definirci eversivi. Qui ci sono famiglie e persone normali. La forza del nostro movimento è proprio questa». Ci sono ragazzi dei centri sociali e del movimento antagonista, ma la maggioranza della Maddalena è fatta di gente comune, valsusini di tutte le età: bambini che giocano a pallone, o che si rincorrono con le pistole ad acqua. C´è Bertelloni, medico a Bussoleno, che insieme ad altri 130 dottori valsusini ha lanciato l´allarme salute in caso di partenza del cantiere, «essendo queste terre piene di uranio e asbesto».
Donne e anziani che passeggiano e fanno picnic, e non solo rasta che bevono una birra di troppo. Il clima è di festa popolare, di aggregazione pacifica. Nulla fa pensare alla preparazione di uno scontro con le forze dell´ordine: appare quindi difficile definire questi presidianti come dei “para-terroristi”. Tra un dibattito e un piatto di spaghetti, tra una birra un momento di musica, i manifestanti aspettano l´irruzione delle forze dell´ordine, con un filo di preoccupazione. E sanno benissimo che questa battaglia potrà anche andare “persa”, con lo smantellamento del presidio: «Non sarebbe una tragedia – riflette Lele Rizzo – l´importante è riattivare la mobilitazione permanente della Valle di Susa, anche dopo la notte di domenica, che potrà fare la storia». Anche perché l´esperienza di Venaus insegna che dopo le botte notturne, ci fu la mobilitazione popolare dell´8 dicembre, con migliaia di valsusini che rioccuparono i terreni conquistati dalla polizia: in molti pensano già ad un bis per Chiomonte. Ci sono anche gli avvocati del movimento, a turno giorno e notte alla Maddalena: «Se la polizia occuperà i terreni privati farà una violazione» spiega Stefano Bertone. Anche perché in molti attendono già di essere picchiati e malmenati dalle forze dell´ordine, come avvenne a Venaus: «E´ da 34 giorni che aspettiamo di prendercele, ce le hanno sempre date – aggiunge ancora Perino – arriveranno con i manganelli. Voi giornalisti dovete fare domande più intelligenti» aggiunge il Bovè valsusino con un filo di arroganza.
Lungo il percorso si vedono le barricate fatte di ferraglia, gommoni e legno, ma niente di più. Il più grosso timore dei manifestanti è quello che domani all´alba prevalga la frangia violenta: «Non dobbiamo mandare in malora 22 anni di lotta non- violenta, con azioni aggressive rimarremo isolati. Diciamo no alle pietre e alla violenza, non siamo in Vietnam» afferma il prof. Richetto, insegnante di Bussoleno. Della stessa idea la chiomontina Marisa Meyer, 66 anni, cuoca ufficiale del presidio: «I ragazzi che vengono dai centri sociali qui non hanno mai dato problemi. Devono rispettare la nostra ospitalità, e comportarsi bene».
Intanto, questa sera – con ritrovo alle ore 21 e partenza alle 22 – si terrà una fiaccolata dal centro di Chiomonte fino al presidio, per coinvolgere maggiormente il paese e la gente, e non rimanere isolati alla Maddalena. In attesa della notte più lunga.