Vendola ha scelto la guerriglia No Tav, il Pd sta con Maroni

IlFoglio
Dopo gli scontri che hanno portato ieri mattina allo sgombero dei manifestanti contro la Tav Torino-Lione in Val di Susa, e con un bilancio di un’ottantina di feriti e contusi, più della metà dei quali tra le forze dell’ordine impegnate contro il presidio-accampamento di Chiomonte – la “libera Repubblica della Maddalena”, insediata da più di un mese a cura di qualche centinaio di appartenenti ai centri sociali torinesi – il dato di fatto dal quale ripartire è la consegna all’impresa incaricata dei lavori dell’area destinata alle opere preliminari della linea ad alta velocità. Oggetto di una partita in ballo da ormai ventun anni, se si considera l’intesa preliminare del 1990 tra Italia e Francia, e da non meno di dieci, se si parte dalla firma dell’accordo per la realizzazione della ferrovia, avvenuta nel gennaio del 2001. Dopo i tira e molla dal 2005, quando parte delle popolazioni e dei sindaci scese sul piede di guerra contro il progetto, e dopo la messa a punto di faticose modifiche, il tempo delle indecisioni è finito. Il termine fissato dall’Unione europea per la controfirma alle modifiche dell’accordo Italia-Francia e per l’avvio dei lavori, oltre il quale centinaia di milioni di finanziamenti comunitari andrebbero persi, scade dopodomani.

Insieme con le barricate dei No Tav, ieri però è andata definitivamente in pezzi l’idea che a opporsi all’opera ci sia il pacifico movimento di valligiani del 2005. La cronaca degli scontri parla di militanti dei centri sociali armati di sassi, di pece bollente, di mazze da baseball, di spranghe, di fionde, di petardi e di taniche piene di chiodi. Il portavoce del centro sociale torinese Askatasuna, Lele Rizzo, che ieri sera ha ribadito l’intenzione di “non lasciare lavorare le ditte all’interno dell’area dove dovrà sorgere il cantiere per il tunnel geognostico”, già nei giorni scorsi annunciava una “notte di scontri che potrà fare la storia”. Da quella storia, i residenti della Valle sembrano stavolta essersi tenuti alla larga. E’ uno dei motivi di soddisfazione di Stefano Esposito, deputato pd e sostenitore della prima ora della Tav Torino-Lione (per questo, e per aver proposto che le aree del cantiere fossero dichiarate sito nazionale di interesse strategico o sito militare, all’inizio di giugno Esposito aveva ricevuto due lettere di minaccia complete di proiettili calibro 38). Al Foglio, il deputato dice che “ormai abbiamo a disposizione un paio di elementi chiari. Il primo è che questo movimento pseudo pacifico e nonviolento si è svelato per quello che è. Di oppositori pacifici a Chiomonte non se ne sono visti. Abbiamo visto in compenso anarco-insurrezionalisti, centri sociali e delinquenti vari lanciare pietre da venti chili sui poliziotti, due dei quali ustionati dalla pece calda: trecento persone convinte che siamo in una foresta sudamericana negli anni Settanta e danno fuoco a balle di fieno intrise di benzina. La polizia si è comportata con grandissima professionalità e responsabilità”. La stessa emittente dei centri sociali torinesi, Radio Blackout, ha parlato di un’azione di polizia “determinata ma corretta”. Questo dimostra, aggiunge Esposito, che “tutti gli ipocriti valsusini che urlavano contro chi fomentava un clima di guerra, quel clima se lo coltivavano in casa. A cominciare dagli amministratori No Tav, che non dirigono il movimento, lasciato alle cure di para-terroristi che usano questa come altre battaglie per i loro scopi. Il secondo elemento chiaro è che sono finalmente cominciati i lavori di recinzione del perimetro del sito, ma bisognerà aspettarsi azioni di boicottaggio da parte dei soliti farabutti. Voglio augurarmi che tutti coloro che hanno firmato appelli contro la Tav, da Carlìn Petrini a Giuseppe Giulietti, impieghino più utilmente il loro tempo”.

Il sindaco di Torino, Piero Fassino, ieri ha detto che ritiene “incomprensibile e colpevole l’atteggiamento violento di alcuni facinorosi che la scorsa notte hanno impedito il regolare inizio dei lavori”, ha aggiunto che “la Tav è necessaria a Torino e al Piemonte se vogliamo rilanciare sviluppo e creare occupazione” e che la sua “solidarietà va agli operai dei cantieri e alle forze dell’ordine che hanno responsabilmente contrastato le violenze”. Anche Gianfranco Morgando e Aldo Reschigna, segretario e presidente del Pd piemontese, dicono in un comunicato che “l’avvio dei lavori a Chiomonte, assicurato dalle forze dell’ordine, che il Pd ringrazia per aver operato con determinazione e con grande senso di responsabilità, segna un punto di non ritorno nella complessa vicenda della realizzazione della Torino-Lione”.

Problema: come si concilia tutto ciò con la posizione di Sinistra ecologia libertà, parte della maggioranza che sostiene Fassino? Il segretario di Sel, Nichi Vendola, dopo lo sgombero di Chiomonte ha definito “inaccettabile l’idea che al dissenso legittimo delle popolazioni si debba rispondere con la violenza e con la repressione”. Stefano Esposito osserva che “il capogruppo della formazione di Vendola a Torino è Michele Curto, molto impegnato contro le mafie, al quale esprimo per questo il mio plauso incondizionato. Anche lui, però, deve arrendersi al fatto che in questa vicenda la legalità è lesa da chi si oppone alla Tav Torino-Lione. Mille persone non possono decretare che cosa è legale e che cosa non lo è, e legalità è realizzare un’opera decisa da tempo e a tutti i livelli istituzionali, dal Parlamento alla regione Piemonte, alla provincia di Torino. Non sono più ammesse ambiguità di nessun tipo. C’è una certa sinistra che pensa che ogni movimento vada inseguito. E purtroppo c’è chi pensa che questa vicenda della Tav vada cavalcata perché utile nell’attacco a Berlusconi, mentre c’entra con la credibilità dello stato. Vendola non capisce che, anche se ora al governo abbiamo Berlusconi, lo stato è di tutti, ma questa cultura repubblicana a lui e a qualcun altro sfugge. Io sono un parlamentare del Pd – aggiunge Esposito – e in questo momento per me lo stato è il ministro degli Interni, Roberto Maroni, che si sta muovendo con le forze dell’ordine nella più perfetta legalità e con grande senso di responsabilità. Riconosco a lui e a tutti i poliziotti che hanno subìto attacchi e ferimenti – per 1.200 euro al mese – di aver agito nel migliore dei modi”. Esposito ne ha anche per la Fiom, “che invece di fiancheggiare i mascalzoni della ‘libera Repubblica della Maddalena’ dovrebbe occuparsi dei seri problemi di questo paese”.

Giorgio Airaudo, segretario della Fiom piemontese e responsabile nazionale del settore auto, era salito al presidio No Tav di Chiomonte una settimana fa, a evocare la difesa del “bene comune” contro la Tav Torino-Lione: “Oggi vorrei chiedere a lui e ad altri – conclude Esposito – come hanno fatto a pensare che quello fosse un movimento pacifico”.