Lo scoglio delle compensazioni Potrebbero saltare 400 milioni

MAURIZIO TROPEANO – LaStampa

«Io resto contrario alla Tav e dunque non mi interessa parlare di compensazioni ma le istituzioni che vogliono farla e che sperano che i sindaci valsusini cambino idea allora devono sapere che servono soldi, soldi veri». Le parole di Sandro Plano presidente della Comunità Montana Valsusa-Valsangone sono la migliore spiegazione del pressing del sindaco di Torino, Piero Fassino: «Adesso il governo mantenete le promesse».

Già, perché «i soldi veri» sono quelli delle compensazioni previste per la realizzazione delle grandi opere. Tanti soldi, almeno 600 milioni ma «rischiamo di perderne almeno 400 milioni, forse di più», denuncia il parlamentare del Pd, Stefano Esposito che a nome di tutto il partito ha presentato un’interrogazione urgente che sarà discussa domani a Montecitorio.

Che cosa sta succedendo? Il primo problema nasce dalla decisione del governo di modificare il codice degli appalti riducendo dal 5 al 2% del valore complessivo dell’opera il tetto massimo per le opere di compensazione territoriale. Il secondo problema è legato alla volontà del governo di portare avanti il progetto di Tav low cost con un risparmio previsto di 4 miliardi.

La somma di questi due problemi dà un risultato preoccupante per i ProTav. Se realizzare la nuova linea costa meno, si riduce anche la somma destinata alle compensazioni e se il tetto massimo scende dal 5 al 2% allora i fondi a disposizione diventano poco più di 100 a fronte dei 600 previsti e conteggiati nel piano strategico della provincia.

E senza le risorse statali, o con un loro ridimensionamento, rischia di saltare il piano strategico di sviluppo coordinato dalla provincia di Torino, visto che rappresentano quasi la metà del piano finanziario complessivo (gli enti locali avrebbero partecipato con altri 405 milioni e i privati con 344). Un piano che punta sulla realizzazione della nuova linea ferroviaria come fulcro per lo sviluppo dei territori interessati dai lavori per il supertreno dal confine di Stato di Bardonecchia fino a Chivasso, in tutto 71 comuni per una popolazione complessiva di quasi un milione e mezzo di abitanti. Un piano che prevede investimenti complessivi per 1,3 miliardi da realizzarsi in una dozzina di anni per progetti di sviluppo del territorio montano (91 milioni) e di pianura (396); per la mobilità sostenibile (331), riqualificazione ambientale (362) e messa in sicurezza del territorio (205). «Regione e provincia – spiega il presidente della Provincia, Antonio Saitta – sono d’accordo nel sostenere, e lo abbiamo anche comunicato al ministro Matteoli, che la riduzione del tetto delle opere compensative non si applica alla Tav». E aggiunge: «In tutti i tavoli istituzionali non è stata messa in discussione questa percentuale».

Non la pensa così Esposito e non la pensano così nemmeno gli industriali. Paolo Balistreri, segretario di Confindustria Piemonte, aveva lanciato un appello ai parlamentari per «blindare le compensazioni». Il motivo? In tempi di crisi ci potrebbero essere lobby territoriali più forti di quelle piemontese che potrebbero iniziare una guerra interpretativa sulle modifiche del codice degli appalti. Ecco perché Esposito e il Pd chiederanno al ministro dell’Economia, Giulio Tremonti, e a quello delle Infrastrutture, Altero Matteoli, di «predisporre un atto formale per indicare che il nuovo progetto Tav è una variante di quello approvato dal Cipe nel 2005». Secondo Mario Virano, commissario straordinario della Torino-Lione «il nuovo progetto è riconosciuto a livello nazionale e internazionale come una variante, seppur radicale, di quello del 2005». Se questa premessa è vera allora è «necessario aprire una trattativa politica perché la questione delle compensazioni si gioca su complessi elementi procedurali».