Se il riformismo passa per la Val Susa

Sergio Chiamparino
Per una volta cominciamo con una buona notizia. Lo Stato italiano c’è e si è schierato contro quelli che pensano di poter essere, in barba a ogni regola di democrazia, «padroni a casa nostra», come recitava uno degli ultimi cartelli no Tav. Come se l’Italia fosse un vestito d’Arlecchino di cui ognuno possiede il proprio spicchio.

Grazie alle forze dell’ordine, che con estrema professionalità hanno respinto pesanti provocazioni e costretto gli autonominati liberi cittadini ‘della Maddalena’ a ripiegare con le pive nel sacco. E grazie anche al ministro degli Interni che ha coordinato l’operazione. Si sono viste le differenze fra la stragrande maggioranza dei valsusini che può anche essere – legittimamente – contraria alla Tav, ma è democratica e non violenta, e, viceversa, l’estremismo di frange che non hanno nulla a che vedere con la valle né con la Tav, al punto che persino alcuni ‘duri’ dei centri sociali torinesi sono apparsi spiazzati.

LA POLITICA TORNI IN PRIMO PIANO. Ora, naturalmente, non si può pensare che un’opera destinata ad andare avanti per piu’ di dieci anni possa essere perennemente accompagnata da un dispiegamento così massiccio di agenti. Dopo il loro meritorio intervento e la consegna del primo cantiere esplorativo che – speriamo – possa convincere l’Unione europea della volontà italiana di rispettare tempi già troppo lunghi, devono tornare in primo piano la politica e l’amministrazione.

La seconda serve per accompagnare più efficacemente l’azione dell’Osservatorio che in questi anni ha permesso di tenere conto di molte richieste provenienti dal territorio che, però, non sempre sono state tempestivamente trasformate in azioni amministrative e in finanziamenti.

AFFERMARE IL RISPETTO DELLE REGOLE. La politica, invece, deve affermare nettamente, più di quanto fatto finora, tre cose. Innanzitutto, che è necessario, eticamente prima ancora che istituzionalmente, che lo Stato garantisca il rispetto della volontà delle maggioranze e delle regole, tanto più quando coinvolgono altri Stati. In altri termini, l’interesse generale costruito in decenni di discussioni deve prevalere sui particolarismi.

LA TAV NON È UN MOSTRO. Il secondo punto da precisare è che la Tav non è un mostro ma solo il modo con cui si realizzano le ferrovie a media e lunga percorrenza nel XXI secolo. Meno energivore e più veloci perché, grazie alle tecnologie di scavo, non è più necessario salire a 1.500 metri per forare una montagna. Un po’ come gli elettromotori hanno sostituito le vaporiere nel XX secolo.

Infine, passando al terzo punto, bisogna dire che questa è soprattutto una sfida fra chi pensa che possa esistere un percorso di crescita sostenibile in Paesi di antica industrializzazione come l’Italia e chi ritiene che l’unica strada sia, nei fatti, la gestione del declino.

Ed è dunque più che mai, anche simbolicamente, un tema fondamentale a sinistra ma anche a destra, per decidere su qualità e credibilità di un programma di governo. Si potrebbe dire, insomma, che il riformismo passa dalla Val Susa.