Archive for giugno 2011


Protesta bipartisan sulla Torino-Caselle “Nessun pedaggio”

giugno 25th, 2011 — 9:48am

Alessandro Mondo – LaStampa
Pedaggi: la protesta è bipartisan. Il discorso rimanda ai 10 chilometri del corridoio Torino-Caselle – oggi a scorrimento libero dopo i balzelli disposti da Anas e poi revocati su richiesta del Tar Piemonte (senza che nessuno si sia mai preoccupato di restituire ai cittadini i quattrini pagati indebitamente) – oggetto di una risoluzione presentata all’ottava commissione della Camera da due dei quattro parlamentari piemontesi presenti: Stefano Esposito del Pd, e Walter Togni della Lega Nord (gli altri due sono Agostino Ghiglia e Franco Stradella, entrambi in quota Pdl).

Obiettivo: chiedere lo stralcio dell’asse stradale in questione dal corposo elenco delle tratte e dei raccordi autostradali gestiti da Anas che il governo, tramite il decreto legge 78 del 2010, intende mettere a reddito: dalla Salerno-Reggio Calabria alla Bettolle-Perugia, dove ieri 300 Tir hanno sfilato per protesta, passando per il Grande Raccordo Anulare di Roma e, per l’appunto, la Torino-Caselle, con una media di oltre 40 mila passaggi al giorno (dato Ativa): 35-36 mila dalla Tangenziale Sud, 8 mila da quella Nord.

Tema delicatissimo, vedi i recenti battibecchi che hanno contrapposto il vicesegretario alle Infrastrutture Castelli e il sindaco di Roma Alemanno, sul quale anche in Piemonte è già stata chiamata in causa la magistratura. Fa fede la sentenza del Tar Piemonte che, su ricorso della Provincia di Torino, annullò gli aumenti disposti da Anas l’anno scorso, proprio di questi tempi, alle barriere di Bruere, Settimo e Falchera per «pedaggiare» indirettamente la Torino-Caselle (priva di barriere). Anche così, e nonostante gli ordini del giorno presentati alla Camera da maggioranza e opposizione contro i nuovi balzelli in tutta Italia, il governo intende tirare dritto: in vista del decreto attuativo, la scadenza è fissata entro fine anno, Anas si è già attivata per realizzare tramite bando un sistema di pedaggi con telecamere in grado di filmare la targa delle auto in entrata e in uscita.

Da qui l’iniziativa a firma di Esposito e Togni. «Il pedaggio sulla Torino-Caselle è sbagliato e ingiustificato, nonché penalizzante per la popolazione residente – esordiscono nella risoluzione che ora andrà discussa e votata in commissione -. La zona presenta un forte sviluppo industriale ed è frequentata soprattutto da pendolari che si spostano quotidianamente, pertanto l’imposizione del pedaggio si configura come una tassa iniqua a carico della popolazione e delle imprese». Non solo: l’assenza di una rete stradale alternativa «funzionale e idonea» promette di creare ingorghi e disagi sulle strade locali non appena la Torino-Caselle dovesse diventare a pagamento. Segue la richiesta: mantenerla a scorrimento libero o, in subordine, esentare i residenti e le imprese interessate, con i rispettivi lavoratori. In ogni caso, le entrate derivanti da un eventuale pedaggio dovranno essere vincolate alla manutenzione della tratta in questione.

Una levata di scudi bipartisan, si diceva, che trova riscontro anche sul nostro territorio. Il presidente della Provincia di Torino Antonio Saitta, che già promosse il ricorso, ribadisce la linea del «no» e pensa a nuove iniziative di lotta. La Regione, nella persona dell’assessore ai Trasporti Barbara Bonino, e lo stesso Ghiglia, capogruppo del Pdl in ottava commissione, difendono l’impianto del provvedimento del governo ma convengono sul fatto che la Torino-Caselle non ha le specifiche per applicarlo. La partita è aperta.

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Compensazioni, in bilico 400 milioni “Il governo deve muoversi subito”

giugno 25th, 2011 — 7:47am

A lanciare l’allarme la scorsa settimana era stata Confindustria Piemonte con l’invito a «blindare le compensazioni». Invito non accompagnato dall’indicazione dei rischi. In questi giorni i pericoli hanno preso forma. Il primo è legato alla prossima approvazione del «fasaggio» del progetto preliminare della Torino-Lione. La realizzazione graduale dei lavori si porta dietro un risparmio di circa 4 miliardi e questo significa che anche il valore delle compensazioni si riduce da circa 600 milioni a 250. Ammesso, e non concesso, che la percentuale prevista resti del 5% del valore complessivo. Già, perché qui nascono i problemi. Stefano Esposito, parlamentare del Pd, spiega: «Stiamo discutendo le norme del decreto sviluppo che modificano il codice appalti che introduce un tetto di spesa per le opere compensative nella misura massima del 2% del valore complessivo. Una percentuale che comprende anche le opere di mitigazione individuate dalla valutazione di impatto ambientale».

Se questa norma venisse applicata anche alla Torino-Lione i fondi per le opere di compensazione scenderebbero a un centinaio di milioni rendendo praticamente inattuabile il piano di sviluppo strategico elaborato dalla Provincia di Torino. Si spiega così l’allarme di Confindustria Piemonte e l’intervento di Esposito: «I ministri Matteoli e Tremonti devono da subito produrre un atto formale, sia esso una nota applicativa o una direttiva ministeriale, per indicare che il nuovo progetto della TorinoLione venga ricompreso come variante di quello del 2005».

Questa è l’unica possibilità per mantenere fissa la percentuale del 5%. Mario Virano, commissario straordinario della Torino-Lione, spiega: «Il nuovo progetto è riconosciuto a livello nazionale e internazionale come una variante, seppur radicale, del progetto del 2005». Se questa premessa è vera allora è «necessario aprire una trattativa perché la questione delle compensazioni si gioca su complessi elementi procedurali».

È probabile che la chiamata alle armi dei parlamentari piemontesi da parte di Confindustria – appuntamento domani mattina – servirà proprio per chiedere garanzie di un intervento del governo su questa materia. In quella sede Esposito chiederà «un ulteriore sforzo per reintegrare con uno stanziamento aggiuntivo i 500 milioni inizialmente previsti come fondi per le opere compensative».

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Mozione Torino – Caselle

giugno 24th, 2011 — 4:30pm

La VIII Commissione,

premesso che:

l’articolo 15 del decreto legge n. 78 del 2010 convertito, con modificazioni, dalla legge n. 122 del 2010, modificato dall’articolo 1, comma 4, del decreto-legge n. 125 del 2010, convertito dalla legge n. 163 del 2010, prevede l’applicazione del pedaggio sulle autostrade e sui raccordi autostradali gestiti direttamente dall’Anas s.p.a., a far data dal 1o maggio 2011, previa adozione del decreto del Presidente del Consiglio dei ministri che dovrà definire le tratte ed i raccordi autostradali da pedaggiare;

le tratte autostradali ed i raccordi autostradali che saranno soggetti alla maggiorazione tariffaria sono stati già individuati nel decreto del Presidente del Consiglio dei ministri 25 giugno 2010 e sono: A90 grande raccordo anulare, A91 Roma-aeroporto Fiumicino; A3 Salerno-Reggio Calabria; A18 diramazione di Catania e RA 15 tangenziale ovest di Catania; A19 Palermo-Catania; RA2 raccordo autostradale Salerno-Avellino; RA3 Siena-Firenze; RA 6 Bettolle-Perugia; Ra 8 Ferrara-Porto Garibaldi; Ra 9 di Benevento; RA 10 Torino-Aeroporto di Caselle; Ra 11 Ascoli-Porto d’Ascoli; RA 12 Chieti-Pescara; RA 13 raccordo autostradale A/4 – Trieste – 14 diramazione per Femetti; raccordo Sicignano-Potenza;

ferma restando l’esigenza del Governo di incrementare le risorse disponibili ai fini della manutenzione ordinaria e straordinaria nonché della messa in sicurezza della rete viaria esistente, l’imposizione del pedaggio sulla Tornio – Aeroporto di Caselle è sbagliato e ingiustificato ed è soprattutto penalizzante per la popolazione residente, a causa delle particolari condizioni del tessuto urbanizzato locale;

la zona presenta un forte sviluppo industriale ed è frequentata soprattutto da pendolari che si spostano quotidianamente per esigenze di vita e di lavoro e pertanto l’imposizione del pedaggio si configura come una tassa iniqua a carico della popolazione e delle aziende locali;

la situazione si rende ancora più difficile poiché la rete stradale alternativa non è funzionale ed idonea a garantire collegamenti rapidi e agevoli e pertanto l’imposizione del pedaggio sulla Torino – Caselle creerà ingorghi e inquinamento atmosferico ed acustico sulle strade locali;

impegna il Governo:

ad adottare le opportune iniziative al fine di escludere dal pedaggiamento la tratta Tornio – Aeroporto di Caselle o, in subordine, a prevedere comunque la possibilità di escludere da ogni forma di pedaggio i cittadini residenti e le imprese e lavoratori presenti sul territorio;

nell’ambito delle risorse rivenienti dai pedaggiamenti, ad assicurare l’utilizzo delle risorse occorrenti per la manutenzione ordinaria e straordinaria della tratta Torino – Aeroporto di Caselle;

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Intervento in aula sul caso Phonemedia

giugno 24th, 2011 — 8:41am

[youtube]http://www.youtube.com/watch?v=MOwOErJdQl8[/youtube]

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TAV: BASTA CON LE CHIACCHIERE E LE RASSICURAZIONI DI FACCIATA

giugno 23rd, 2011 — 2:04pm

TAV : “BASTA CON LE CHIACCHIERE E LE RASSICURAZIONI DI FACCIATA.
LO STATO FACCIA LO STATO E APRA I CORDONI DELLA BORSA”.

Non può che far piacere che i Ministri, da Matteoli a Maroni, unitamente ai vertici regionali, ogni giorno ribadiscano il fatto che la TAV si farà, che il cantiere della Maddalena aprirà, che si tratta di un’opera strategica, ecc. Ma, al di là di queste rassicurazioni di facciata, dal Ministro Matteoli ci si aspetta qualcos’altro di più concreto ed urgente, ovvero che apra i cordoni della borsa e stanzi una parte sostanziale delle risorse promesse per il piano strategico della Provincia, per il trasporto pubblico locale e il nodo di Torino, per le compensazioni. Aver stanziato solo 20 milioni è ben poca cosa, quasi una presa in giro: servono ben altre cifre e servono subito.

La vicenda della TAV presenta delle anomalie davvero gravi per una democrazia: una minoranza in assetto da para-guerriglia ha dato vita a una sedicente ‘libera Repubblica’ nel cuore della Valle di Susa. A quest’azione illegale lo Stato deve rispondere e ha i mezzi per farlo. Ma lo Stato non deve solo garantire l’ordine pubblico, deve fare lo Stato su tutti i fronti, compreso quello economico e finanziario.

Lasciare perdere le chiacchiere facili e scontate e tirare fuori i soldi: questo è l’impegno che tutti, politici, imprenditori e sindacalisti, dovrebbero pretendere da questo Governo.

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INTERROGAZIONE: sistema autostradale A4-Biella-A26

giugno 23rd, 2011 — 10:11am

INTERROGAZIONE IN VIII COMMISSIONE

A RISPOSTA ORALE

On. Esposito – Al Ministro dell’Ambiente, Tutela del Territorio e del Mare

Per sapere, premesso che:

  • rispondendo ad un’interrogazione in Consiglio regionale del Piemonte, avente per oggetto “Il progetto preliminare relativo alla realizzazione del sistema autostradale A4-Biella-A26”, nella quale veniva segnalato che tale progetto era privo del quadro economico, considerato essenziale ai sensi dell’articolo 6, Allegato XXI, del Decreto Legislativo 163/2006, l’Assessore regionale ai Trasporti affermava “che la carenza di tali elaborati non precludeva lo svolgimento dell’iter regionale, che, comunque, è ancora aperto, proprio in attesa di tale documentazione, ma che, per quanto riguarda la validità della pubblicazione, dovrà essere lo stesso Ministero dell’Ambiente, autorità competente per il procedimento di VIA statale, a valutare la necessità o meno di un’ulteriore pubblicazione;
  • l’allegato XXI della legge 163/2006, a cui fa espressamente riferimento il comma 3 dell’articolo 165 del D.Lgs. 163/2006, prima richiamato stabilisce, senza ombra di dubbio, che gli elaborati che devono accompagnare il progetto preliminare siano: la relazione illustrativa, la relazione tecnica, lo studio di impatto ambientale, gli studi necessari per un’adeguata conoscenza del contesto in cui andrà ad inserirsi l’opera, la planimetria generale e gli elaborati grafici, le prime indicazioni e disposizioni per la stesura dei piani di sicurezza, il calcolo estimativo, il QUADRO ECONOMICO DI PROGETTO, il capitolato speciale prestazionale, lo studio di inserimento urbanistico e le opere soggette al VIA nazionale;
  • la carenza di un documento così essenziale ha determinato un grave pregiudizio nei confronti dei soggetti interessati alla presentazione di osservazioni che, nel pubblico interesse, possono fornire nuovi od ulteriori elementi conoscitivi e valutativi;
  • considerata l’importanza ed il costo dell’opera in oggetto, stimato in centinaia di milioni di euro, risulta grave che il soggetto proponente non abbia provveduto a predisporre ed allegare al progetto tale documentazione.

Se non ritenga di dover disporre, alla luce di tale grave carenza documentale, la ripubblicazione del progetto preliminare riguardante la realizzazione del sistema autostradale in oggetto.

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TAV: SOLIDARIETA’ AI GIORNALISTI A CUI E’ STATO IMPEDITO DI SVOLGERE IL LORO LAVORO

giugno 22nd, 2011 — 2:40pm

[youtube]http://www.youtube.com/watch?v=J83exh3uiqY[/youtube]

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Una busta al veleno per il leader degli oppositori

giugno 22nd, 2011 — 11:40am

Maurizio Tropeano – LaStampa

Saranno le analisi di laboratorio disposte dai carabinieri della stazione di Susa ad accertare se la polvere bianca contenuta nella busta piena di minacce inviata ad Alberto Perino, uno dei leader dei No Tav, conteneva fosfuro di zinco, cioè veleno per topi, così come sostenuto da chi ha scritto le minacce. Di sicuro, il «clima si fa pesante» perché in «quel messaggio si minaccia di fare una strage al presidio», spiega al telefono.

La lettera, spedita da Urbiano, frazione di Mompantero, è stata bloccata nel centro smistamento postale di Susa – la polvere ha macchiato la busta – e poi consegnata ai carabinieri. Mittente fasullo – Leo Da Vinci – ma che ha un obiettivo certo, parlare a nuora (Perino) perché suocera (i No Tav) intenda. Già, perché, l’anonimo spiega che quel veleno «si può mischiare ad acqua, farina e formaggio per fare buoni manicaretti come quelli che preparate al presidio». E ancora: «Anche il cianuro può essere usato per preparare un dolce alla mandorla». Poi la minaccia: «Preparate le ambulanze».

Secondo Perino si tratta di «un atto intimidatorio di qualcuno che è a favore della Torino-Lione». Atto che «non ci fermerà perché noi continueremo a resistere ma a questo punto il cerchio si chiude: lo scorso anno ad aprile il mio cane è stato ucciso proprio dopo aver ingerito del fosfuro di zinco come è stato accertato dai medici della clinica veterinaria in cui lo avevo portato».

I carabinieri hanno aperto un’indagine per verificare l’attendibilità delle minacce. La polvere bianca sarà inviata al laboratorio di analisi per accertare la tossicità anche se chi l’ha inviata ha fatto in modo che venisse facilmente individuata tra le altre corrispondenze. Ad insospettire il direttore dell’ufficio postale, infatti, sarebbe stata la modalità della scrittura della busta e la modalità di trasmissione della stessa.

Si vedrà. Purtroppo, come spiega Gianfranco Morgando, segretario regionale del Pd, «continuiamo ad assistere ad una pericolosa crescita della tensione in Valle di Susa e l’unica via d’uscita non può che essere il pieno rispetto della legalità e l’isolamento dei fanatici». Morgando dunque condanna chi ha inviato la lettera a Perino – «è un atto vile» – ma esprime solidarietà ai due giornalisti de La Stampa a cui è stato impedito l’accesso al presidio della Maddalena: «Voglio ricordare che l’articolo 21 della Costituzione vale anche per la Val di Susa e che nessun attentato alla libertà di informazione può essere tollerato».

Morgando riprende e fa proprie le posizioni dell’onorevole Stefano Esposito, che nelle scorse settimane ha ricevuto minacce con lettere anonime e proiettili. Il parlamentare del Pd solidarizza con Perino ma soprattutto con i giornalisti: «Da settimane denuncio il fatto che un Paese civile non può tollerare che un gruppo di persone dia vita a una sorta di “repubblica autonoma” che dir si voglia con questi posti di blocco sono difesi da gente in assetto paramilitare». Dunque mi auguro che «i sindacalisti e i politici, che continuano a non voler vedere quanto poco democratica e legale sia l’azione di questi personaggi, prendano finalmente le distanze un manipolo di pseudo-rivoluzionari che adoperano i metodi tipici della malavita».

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Nel fortino dei No Tav tra barricate e spranghe

giugno 22nd, 2011 — 11:02am

Massimo Numa, Roberto Travan – LaStampa
Martedì Marcegaglia ha detto che «Le barricate dei No Tav non sono degne di un paese civile», e ieri mattina s’è provato a verificare qual è la situazione all’interno del compound ribattezzato Libera Repubblica della Maddalena. Al primo check (sbarre d’acciaio, cancelli, tronchi d’albero) si passa. C’è un ragazzo che ha in mano un walkie-talkie e sta comunicando con qualcuno. L’auto viene segnalata ma passa indenne anche il secondo blocco, una barriera costituita da tubi Innocenti, lastre di lamiera, altri grossi tronchi. Si tenta di verificare a che punto è il sistema di difesa in vista dell’operazione di sgombero del presidio, per realizzare il primo cantiere della Torino-Lione. Sul tipo di barriere e di misure già approntate, corrono voci allarmanti. Si parla della costruzione di arieti per danneggiare i mezzi delle forze dell’ordine e delle imprese; di armi come spranghe di ferro, manici di zappa, cumuli di pietre ovunque; di contenitori colmi di chiodi triangolari per sventrare i pneumatici; di bobine di filo spinato da utilizzare per fermare i reparti antisommossa, viste a fianco dell’ingresso dei check-point.

Martedì la leader di Confindustria Emma Marcegaglia aveva detto che «Le barricate dei No Tav non sono degne di un paese civile». Ieri mattina abbiamo provato a verificare qual è – davvero – la situazione all’interno del compound ribattezzato «Libera Repubblica della Maddalena». Al primo «check point» lungo la strada provinciale (sbarre d’acciaio, cancelli, tronchi d’albero) si passa. C’è un ragazzo che ha in mano un walkie-talkie e sta comunicando con qualcuno. L’auto viene segnalata ma passa indenne anche il secondo blocco, una barriera costituita da tubi Innocenti, lastre di lamiera, altri grossi tronchi. Pare a buon punto il sistema di difesa in vista dell’operazione di sgombero del presidio, per realizzare il primo cantiere della TorinoLione. Sul tipo di barriere e di misure già approntate, correvano voci allarmanti. Vicino al primo chek point di strada Avana compaiono tronchi a bordo strada, spranghe di ferro, manici di zappa, cumuli di pietre ovunque, anche di grosse dimensioni. Ancora, grosse bobine di filo spinato da utilizzare per fermare i reparti anti-sommossa, viste a fianco dell’ingresso dei check-point.

Già dall’autostrada, in località Clarea, si comincia a vedere qualcosa. Nella corsia lato monte, all’uscita del tunnel, c’è un cancello e un raccordo con le strade interne. I No Tav hanno divelto i guard-rail e li hanno elettro-saldati con sbarre di ferro. Più sotto, cumuli di grosse pietre e altri ostacoli, sistemati sopra il livello dei pannelli antirumore.

Dalla corsia direzione Torino, si vedono invece le sentinelle del movimento e un’altra serie di barricate, costituite da molti tronchi tagliati nelle ultime ore e da barriere di acciaio. Per entrare nel presidio bisogna tornare in Paese e scendere verso la Maddalena. Il tentativo di fotografare tre grossi bancali costituiti da enormi pietre, imprigionate in reti d’acciaio, lunghe tre metri e larghe, più o meno, un metro e mezzo, non va a buon fine. E non è possibile andare oltre: la nostra giornalisti viene bloccata da alcuni militanti.

Al ritorno, nell’ultimo check point, un gruppo di ragazzi trasporta grossi tubi d’acciaio, forse per completare il complesso sistema di difesa.

Il sindaco di Chiomonte, Renzo Pinard, non è turbato dallo strano clima che avvolge da settimane il paese. «Ho chiesto alle forze dell’ordine un servizio di vigilanza notturna. Sono stanco di essere insultato e minacciato dai No Tav, ogni volta che esco dal Comune. E’ un clima davvero di grande inciviltà ma io vado avanti, giovedì c’è il Consiglio comunale dedicato alla Tav, e si svolgerà regolarmente, senza paure». Si sente solo, sindaco? «Abbastanza, ma adesso stiamo arrivando al capitolo finale. Non si può andare oltre. Ci sono fatti singolari: un giorno arrivano auto tutte targate Milano, a volte Trento. Come se fosse in atto una campagna d’arruolamento di soggetti provenienti da tutta Italia. Insomma, siamo di fronte a una chiara strategia».

Una situazione bizzarra. Nel centro storico del paese la vita scorre tranquilla e serena, negozi e bar aperti, c’è appena un po’ più di gente in giro. Qualcuno fotografa la chiesa medievale. Come un turista qualsiasi. Sotto, a poche centinaia di metri, il villaggio dei No Tav. Ieri mattina, appena un filo di traffico. I ragazzi della “Repubblica” fanno colazione nei bar. Atmosfera rilassata. Solo una barista si sbilancia un pochino: «Spero che nessuno si faccia male, spero tutto finisca bene, non abbiamo bisogno della violenza».

Ieri in questura a Torino ancora riunioni preparatorie in vista dell’operazione. La data non è stata ancora fissata, mentre stanno arrivando da molte città i rinforzi voluti dal questore, Aldo Faraoni. I sindacati di polizia (Siulp) chiedono che «vengano utilizzate per tutti gli operatori le divise dei reparti mobili», il Sap propone invece «regole d’ingaggio ben definite, per evitare che gli agenti, alla fine, si trovino ad affrontare la situazione, che si preannuncia molto tesa, con ordini e disposizioni inadeguate». Infine il SilpCgil: «La polizia deve risolvere ora cioè che la politica non ha risolto. E invitiamo tutti al senso di responsabilità».

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Crisi dell’Elpa

giugno 22nd, 2011 — 9:01am

Crisi Dell’Elpa

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