La manovra del governo minaccia la Torino-Lione

Mondo e Rossi – LaStampa

Nuova tegola sulla Torino-Lione: lo spettro della perdita del finanziamento dei fondi europei è tornato a materializzarsi quando si è appreso che nel testo della manovra in fase di confezionamento a opera del governo manca l’emendamento con cui Roma autorizza il rinnovo della commissione incaricata di disporre la «Valutazione di impatto ambientale» (Via) della tratta internazionale della Tav.

Oggi come oggi la Via esiste, e dà parere positivo ai contenuti del progetto, ma sotto forma di una semplice istruttoria che dev’essere seguita da un documento scritto. In una parola, bisogna ratificarla. Manca chi deve farlo, vale a dire la nuova commissione. In assenza della Via, a cascata minacciano di saltare tutti i provvedimenti conseguenti per garantire i finanziamenti europei.

È il classico granello di sabbia che può bloccare un ingranaggio tanto imponente quanto delicato. Nuova tegola sulla Torino-Lione: lo spettro della perdita del finanziamento dei fondi europei è tornato a materializzarsi quando si è appreso che nel corpaccione della manovra in fase di confezionamento ad opera del governo manca l’emendamento tramite il quale Roma autorizza il rinnovo della commissione incaricata di disporre la «Valutazione di impatto ambientale» (Via) della tratta internazionale della Tav.

Oggi come oggi la Via esiste, e dà parere positivo ai contenuti del progetto, ma sotto forma di una semplice istruttoria che dev’essere seguita da un documento scritto. In una parola, bisogna ratificarla. Manca chi deve farlo, vale a dire la nuova commissione. In assenza della Via, con i timbri e i controtimbri del caso, a cascata minacciano di saltare tutti i provvedimenti conseguenti e ormai inderogabili per garantire i finanziamenti europei: in primis, l’approvazione del progetto da parte del Cipe.

Parola di Stefano Esposito e Agostino Ghiglia, i deputati di Pd e Pdl che per primi si sono resi conto della portata della faccenda e hanno lanciato l’allarme. «È inaccettabile che per colpa di quattro burocrati e delle incomprensioni tra Letta, Tremonti e la Prestigiacomo si mandi in fumo il lavoro di un’intera Regione e si vanifichi l’impegno dei 200 poliziotti feriti a Chiomonte – protesta Esposito -. Il governo deve rimediare subito».

Nelle stesse ore l’allerta veniva rilanciata dalla società «Lyon Turin Ferroviaire», mentre Mario Virano – presidente dell’Osservatorio tecnico sulla Tav – contattava il sottosegretario Gianni Letta per metterci una pezza. Raccontano che anche il ministro Maroni sia rimasto basito alla notizia, a maggior ragione considerato l’impegno di uomini e mezzi disposto dal Viminale per garantire l’apertura del cantiere di Chiomonte e rassicurare Bruxelles. Tutto questo nel giorno in cui un nutrito gruppo di europarlamentari indirizzava una lettera bipartisan al presidente della Commissione Ue Barroso e al commissario ai Trasporti Kallas per ribadire solennemente la volontà di realizzare la Tav.

Il percorso che ha portato a una situazione così paradossale è drammaticamente chiaro. La vecchia commissione deputata a rilasciare la Via è scaduta un mese fa lasciando l’istruttoria aperta sul tavolo. Il decreto per rinnovarla, firmato dal ministro dell’Ambiente Stefania Prestigiacomo, è finito su un binario morto della Ragioneria dello Stato: la quale, ottemperando alle severe disposizioni del suo collega Giulio Tremonti sul taglio delle spese, si è presa una bella pausa di riflessione in attesa di capire quali costi presuppone il nuovo organismo. Un falso problema se è vero che la commissione si autofinanzia con una percentuale versata dai privati, protesta Agostino Ghiglia, Pdl, poco tenero verso il titolare del Tesoro peraltro accusato recentemente da Guido Crosetto di essere un semplice ragioniere. «La commissione non costa nulla, quella di Tremonti è una posizione strumentale», rincara Ghiglia, deciso a tentare il tutto per tutto: l’operazione, disperata alla luce di tempi troppo stretti, consisterebbe nell’introdurre il famoso emendamento che rinomina la commissione Via nel decreto rifiuti.

Rassicurante Roberto Cota. In serata, dopo essersi attivato con Tremonti, Calderoli e Maroni, si è detto fiducioso che l’emendamento sarà inserito nella manovra: «Di certo non abbasserò la guardia. Mi appello anche alle opposizioni, la Tav è di tutti».

O si trova il modo di riesumare la commissione in tempo utile, e i tempi sono quelli legati all’approvazione di una manovra da licenziare a tambur battente per rassicurare i mercati, o non resterà che presentarsi a Bruxelles con il cappello in mano da Barroso e dalla Kallas per chiedere l’ennesima proroga. Un bel pasticcio, da qualsiasi lato lo si guardi.