Disertate la fiaccolata di Chiomonte

Massimo Numa – LaStampa

Antonio Ferrentino, sindaco Sel di Sant’Antonino, è stato forse il leader più carismatico dei No Tav. Le sue posizioni sono cambiate, e oggi non si riconosce più nell’ultima trasformazione di un settore del movimento. Cioè quello ormai votata alla violenza. Ieri, dopo l’attentato alla Italcoge, è andato nel cantiere Ltf di Chiomonte, da Ferdinando Lazzaro, per portargli la sua solidarietà. E soprattutto agli operai.

Ferrentino, ogni manifestazione No Tav si conclude ormai con episodi di violenza. Come lo spiega?

«Semplice. Nel 2005, ai tempi della presa di Venaus, davanti ai No Tav c’erano quasi tutte le fasce tricolori della valle. Oggi devo purtroppo registrare, di fronte a questa ormai evidente deriva estremista, per certi versi inquietante, l’assordante silenzio dei sindaci eletti nelle liste civiche No Tav. A livello personale, so benissimo che non condividono per niente questa metamorfosi, me lo dicono in tanti, ma non lo fanno pubblicamente. Anzi, ora rivolgo loro un pubblico appello: dite alla vostra gente di non partecipare alla manifestazione di sabato 30 a Chiomonte, marcia o fiaccolata notturna, perché le premesse sono quelle di un’ennesima violenta giornata di scontri. C’è il rischio che qualcuno si faccia male, ora tutti devono assumersi le proprie responsabilità. Non come fa Plano che dice: “Beh, mica le organizzo io…”».

Appunto, Sandro Plano, il presidente No Tav della Comunità Montana. Secondo lei ha preso davvero le distanze, o no, dalle frange violente?

«Non abbastanza. Plano si comporta in modo pilatesco. E commette un grave errore perché i valsusini quando vanno a esprimere in modo legittimo il proprio dissenso devono essere certi che le istituzioni non siano colluse con gli estremisti. Devono essere sicuri di potere portare la famiglie in cortei pacifici, con le bandiere e gli slogan, senza paura di ricevere pietre o lacrimogeni. Senza trovarsi in compagnia di black bloc o di criminali venuti su in Val Susa solo per creare incidenti. No. Non basta più voltare le spalle e andarsene».

Anche nel 2005 c’erano gli autonomi e gli anarchici.

«E’ vero, ma noi dicevamo loro: “Se volete stare con noi dovete seguire le nostre regole. Sennò via, fuori dai piedi”. Adesso sta avvenendo il contrario, sono loro che sembrano comandare e dettare tempi e strategie al “vecchio” movimento».