Archive for agosto 2011


INCONTRO CON I SINDACATI DI POLIZIA, COBAR DEI CARABINIERI E DELLA GUARDIA DI FINANZA

agosto 31st, 2011 — 2:50pm

Domani, giovedì 1 settembre alle ore 11.00 , presso la sala del gruppo ragionale del Partito Democratico (via Arsenale 14, settimo piano) l’On. Stefano Esposito incontrerà i sindacati di polizia – SIULP, SAP, SILP-CGIL, UILPS, SIAP, COISP, UGL – ed i COBAR CARABINIERI E GDF Piemonte.

L’obiettivo dell’incontro è quello di dare ascolto e voce alle istanze e alle problematiche che riguardano le forze dell’ordine impegnate nella gestione del cantiere Tav di Chiomonte.

Saranno presenti all’incontro l’On. Emanuele Fiano (Responsabile Nazionale Sicurezza del PD), Paola Bragantini (Segretario Provinciale del PD Torino) e i capigruppo del PD presso la Regione Piemonte, la Provincia di Torino e il Comune di Torino.

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Cgil, Bersani serra le fila

agosto 30th, 2011 — 6:52pm

Mariantonietta Colimberti – Europa

Ha ritenuto che l’esito dell’incontro fra il Pd e le forze sociali meritasse «una qualche puntualizzazione» e lo ha fatto attraverso il sito del partito. Pier Luigi Bersani ha voluto ieri mettere in fila quelli che ritiene i “must” di un rapporto corretto tra forza politica e organizzazioni «sociali e civili», calandoli nell’oggi. I punti sono chiari: a) il Pd non può certo stupirsi per uno sciopero o una qualsiasi altra forma di mobilitazione e di protesta contro la manovra sulla quale esso stesso ha ben esplicitato il suo giudizio; b) il partito rispetta «l’autonomia di ogni scelta sindacale » e sarà presente «a tutte le diverse iniziative che i sindacati e le forze sociali vorranno assumere »; c) la «vera e grande preoccupazione » riguarda il pericolo che «venga vanificata l’unica cosa positiva» degli ultimi mesi e cioè il patto del 28 luglio; d) i dem segnalano «da sempre i rischi legati alla divisione del mondo del lavoro».

Una messa a punto necessaria, rafforzata da una nota di segno identico di Anna Finocchiaro e da un breve commento di Tiziano Treu (che in un’intervista al Mattino aveva definito lo sciopero generale «una cannonata che potrebbe rivelarsi un boomerang »): «Non stupisce la decisione dello sciopero della Cgil. Forse si poteva fare anche delle cose insieme, ma rispettiamo questa decisione».

Il cerchio della messa a punto di una questione di metodo che è anche sostanza si è chiuso con una netta affermazione di Susanna Camusso che ha definito «corretta» la posizione di Bersani, aggiungendo che «allo sciopero generale di un’organizzazione sindacale non debbono aderire i partiti. Il Pd ha presentato una proposta di merito sulla manovra: ci sono alcuni punti di convergenza con la nostra e altri no. Legittimamente rispettano le scelte che facciamo, come noi rispettiamo le scelte che fanno ».

Non ha per ora nessuna intenzione di rinunciare alla sua iniziativa Stefano Esposito, giovane (42 anni) deputato dem di Moncalieri alla sua prima legislatura, iscritto alla Cgil. Ha scritto un documento dal titolo “Non ora”, rivolto alla Cgil, organizzazione sindacale per la quale i firmatari dichiarano sentimenti di vicinanza e anche di «affetto»; ad essa si chiede di valutare la possibilità di rinunciare allo sciopero generale in questo momento e di considerarlo l’arma finale da rinviare alla fine della discussione parlamentare. Nel testo si parla anche del tentativo di recuperare a una lotta comune le altre organizzazioni sindacali.

«Noi vogliamo trattare la questione per quella che è, non usarla per una battaglia politica dentro il Pd», assicura Esposito, che si definisce un «orlandiano» e pone anche una questione generazionale: intende raccogliere sul suo documento le firme di un “nucleo duro” di quarantenni come il tesoriere del partito Antonio Misiani, Carlo Emanuele Trappolino, Antonio Boccuzzi, lo stesso Orlando e altri idealmente appartenenti a un’area “di sinistra” del partito, che ritengono utile esprimere una critica di merito pur se riferita a una organizzazione “amica”. L’adesione sarà poi chiesta a giovani dem moderati, come i lettiani Francesco Boccia e Alessia Mosca, ed è stato già contattato Beppe Fioroni che è pronto a firmare il documento e a Europa che gli chiede se possa mettere il suo nome sotto un testo che dichiara «affetto » per la Cgil risponde: «Ma io non voglio male alla Cgil. Quel documento è la prova che il Partito democratico incomincia a esistere e fa giustizia di una preoccupazione che è di tutti: lo sciopero divide le parti sociali quando c’è bisogno di unità».

«Un’iniziativa impropria e sbagliata nel metodo» è invece il giudizio del responsabile economico Stefano Fassina: «Siamo giustamente tanto attenti alla nostra autonomia e poi interveniamo in quella altrui? Non credo che faccia parte dei nostri compiti dire a un sindacato cosa deve fare».

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Pd, A Pesaro iniziativa 40enni ‘Rifare Italia, rinnovare partito’

agosto 30th, 2011 — 2:51pm

Lapoliticaitaliana.it

ROMA – Con l’idea di partecipare al lavoro preparatorio della ‘Conferenza sul partito’ indetta da Pierluigi Bersani, è nato l’appuntamento ‘Rifare l’Italia. Rinnovare il Pd’ che si svolgera’ il 3 settembre a Pesaro, nella Sala del Consiglio provinciale. ‘Rifare l’Italia.

Rinnovare il Pd’ vuole essere, spiega una nota di presentazione dell’evento, “il luogo d’incontro di una generazione politica che ha scelto di impegnarsi nella costruzione del Partito democratico, nella convinzione che possa e debba essere la risposta al malessere e al declino di questi anni. “Una generazione che ha ruoli di responsabilita’ nelle amministrazioni civiche e nel partito, che vive la politica come frontiera quotidiana di innovazione e progetto, e che oggi- nella gravita’ della situazione italiana e di fronte ai grandi mutamenti internazionali- ha la consapevolezza di dover fare in pieno la propria parte per risalire la china e vincere la crisi.

E “in tanti, da molti territori e parti d’Italia – annuncia la nota- hanno confermato la partecipazione ad un evento nato in sordina su Facebook solo tre settimane fa. Ci saranno: Enzo Amendola, Stella Bianchi, Raffaele Bianco, Wladimiro Boccali, Francesco Boccia, Michele Bordo, Antonio Boccuzzi, Stefano Bonaccini, Giulio Calvisi, Luca Ceriscioli, Giuseppe Civati, Giacomo D’Arrigo, Stefano Esposito, Stefano Fassina, Emanuele Fiano, Giacomo Filibeck, Roberto Gualtieri, Piero Lacorazza, Danilo Leva, Gianluca Lioni, Marianna Madia, Andrea Manciulli, Catiuscia Marini, Maurizio Martina, Daniele Marantelli, Matteo Mauri, Andrea Orlando, Matteo Orfini, Luciano Pizzetti, Francesca Puglisi, Fausto Raciti, Matteo Ricci, Ivan Scalfarotto, Debora Serracchiani, Roberto Speranza, Silvia Velo, Francesco Verducci, Nicola Zingaretti e molti ancora”.

“Per dare autonomia e far emergere il punto di vista di una generazione che ha l’urgenza di coinvolgere intorno ad un nuovo patto di inclusione, protagonismo e cittadinanza tante energie vitali oggi mortificate da precariato ed emarginazione. Una generazione – si conclude la presentazione- che vuole contribuire al lavoro di Pierluigi Bersani nella costruzione di una proposta di governo che apra una nuova fase per l’Italia”.

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Cosa si muove nel Pd dietro la fronda dei quarantenni critici con la Cgil

agosto 30th, 2011 — 2:46pm

Claudio Cerasa – IlFoglio

Due giorni fa abbiamo dato conto sul Foglio della coraggiosa iniziativa maturata in un gruppetto di intraprendenti quarantenni del Partito democratico: la creazione di un documento politico nato per criticare la scelta della Cgil di convocare uno sciopero generale per il prossimo sei settembre proprio in concomitanza con l’arrivo della manovra in Parlamento. Ebbene: ieri pomeriggio il documento è stato completato e i parlamentari del Pd firmatari del testo lo hanno già inviato per conoscena anche al segretario della Cgil Susanna Camusso.

Sintesi dell’appello-documento: chiedere una rilfessione al sindacato e provare a rinviare lo sciopero “al fine di scongiurare il rischio che la mobilitazione finisca per venire strumentalizzata”. Ma per capire in che contesto si inserisce l’iniziativa di questo gruppo di quarantenni del Pd bisogna fermarsi un attimo e spiegare chi sono gli Stefano Esposito, gli Antonio Misiani, i Dario Ginefra, i Francesco Boccia, gli Emanuele Fiano, gli Antonio Boccuzzi, i Sandro Gozi, le Paola De Micheli, i Vinicio Peluffo che ieri hanno messo le loro firme in calce al documento “Non ora!”. Primo dato interessante: nessuno dei parlamentari che ha sottoscritto il documento fa parte di una delle classiche correnti del partito; e dunque, sì, niente bersaniani, niente dalemiani, niente veltroniani, niente mariniani, niente fioroniani e niente vicinanze ad alcuna sottorealtà politica presente nel maggior partito d’opposizione.

Secondo dato importante: nessuno tra i democratici che hanno promosso il documento ha una storia culturale maturata nei classici ambienti cattolico-post-democristiani, storicamente più sensibili al verbo del sindacato più riformista (la Cisl) e storicamente più critici nei confronti del sindacato più di lotta (la Cgil); al contrario i quarantenni che fanno parte del gruppo sono in linea di massima cresciuti in quelle realtà post comuniste che da sempre professano grande cautela nel criticare il pensiero cigiellino (visto mai si allentasse ancora troppo la vecchia cinghia di trasmissione tra sindacato e partito…).

Terzo spunto di riflessione: questo gruppetto di quarantenni del Pd è formato da ragazzi convinti che per dare delle risposte concrete sul famoso tema del ricambio generazionale esistano delle formule diverse rispetto a quelle “drastiche” da rottamatore adottate per esempio dal sindaco di Firenze Matteo Renzi. E se c’è qualcuno che anche all’interno del Pd ha iniziato a utilizzare per questa corrente – corrente non politica ma di pensiero, naturalmente – l’espressione “carrozzieri” è perché questi quarantenni democratici credono che il modo migliore per contribuire alla creazione di una nuova classe dirigente non sia quello di prendere a calci nel sedere i vecchi reduci del partito ma sia piuttosto quello di imporre quanto più possibile dall’interno del partito quell’agenda riformista che i vecchi volti e i vecchi leader del Pd non sembrano avere più la forza di dettare da ormai molto tempo.

“Noi – ci dice Stefano Esposito, promotore insieme con Antonio Misiani del documento critico con la Cgil – abbiamo il compito di far capire ai nostri elettori che nel Partito democratico esistono delle nuove leve che non hanno paura ad affrontare di petto alcuni temi che dalle nostre parti sembrano essere ancora degli indecifrabili tabù. E così come tempo fa ci siamo stretti tutti attorno ad Andrea Orlando quando venne attaccato a malo modo dai vari Di Pietro e dai vari De Magistris dopo aver presentato la sua proposta di riforma della giustizia, oggi non abbiamo alcuna paura a dire che se il sindacato sbaglia semplicemente bisogna dirlo, e bisogna dirlo con convinzione”.

A questo punto sarebbe anche lecito chiedersi se un domani i carrozzieri siano pronti oppure no a esprimere oltre che una corrente di pensiero anche un’eventuale leadership alternativa a quella attuale. La risposta più sincera che si possa dare in questo momento è: “Sì, in teoria sì, ma solo in teoria”. Nel senso che nessun carrozziere nega che la persona migliore per dare una risposta immediata alla richiesta di ricambio generazionale sia il presidente della provincia di Roma, Nicola Zingaretti. Ma dato che nel breve termine il futuro di Zingaretti sembra essere legato più a prospettive capitoline (tipo la candidatura a sindaco di Roma) che a scenari nazionali, se si esclude qualche quarantenne che con timidezza sostiene che in fondo anche Andrea Orlando sarebbe un ottimo volto da spendere nei prossimi mesi, la verità è che i carrozzieri sono ancora un gruppo di democratici in cerca di un autore che possa aiutarli a dare in futuro un buon volto alla loro sceneggiatura. E giusto a proposito di sceneggiatura, dopo la piccola prova di forza sullo sciopero della Cgil sembra che ora il gruppo di quarantenni del Pd abbia intenzione di lavorare a un vero manifesto capace di sintetizzare nel miglior modo possibile la propria corrente di pensiero. Il manifesto non si sa ancora quando verrà pubblicato ma si sa invece che anche di questo si discuterà il prossimo tre settembre a Pesaro nel corso di un seminario politico a cui parteciperanno gran parte dei carrozzieri e a cui parteciperà – novità – anche lo stesso Zingaretti. Titolo del seminario: “Rifare l’Italia, rinnovare il Pd”. Padrone di casa un altro ragazzo da tenere d’occhio: Matteo Ricci, 37 anni, presidente della provincia di Pesaro. Un tipo che i carrozzieri del Pd consigliano di seguire davvero con particolare attenzione.

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I rischi sono sempre più alti Ogni weekend una battaglia

agosto 29th, 2011 — 3:12pm

«Tutte le volte che si parte per il servizio nel cantiere Ltf, c’è il rischio di non tornare a casa». La rabbia di poliziotti, carabinieri e finanziari impegnati nel presidio inter-forze di Chiomonte sta per superare il livello di guardia. Mentre Eugenio Bravo, dirigente nazionale del Siulp, attacca («La polizia deve risolvere il problema Tav con i mezzi della polizia, la mediazione tocca ai politici. Noi dobbiamo impedire che poche centinaia di violenti tengano in scacco lo Stato. Ci devono consentire di agire, senza se e senza ma»), parla il consigliere nazionale del Sap, Massimo Montebove.

Montebove, c’è soltanto rabbia o anche un certo disagio dopo due mesi di tensioni e innumerevoli scontri attorno al cantiere?

«È ormai a tutti evidente che alcuni attivisti No Tav, sicuramente un’esigua minoranza, per carità, hanno trasformato ogni weekend di lotta contro la Tav in un raveparty, dove l’unica regola è quella di far male a chi difende il cantiere. Lanciando pietre di due, tre chili, utilizzando biglie e fionde, e prima ancora molotov e tutto il resto degli arsenali sequestrati. Vogliono tentare di uccidere. Ormai è chiaro».

Perché ne è così sicuro?

«I report dei nostri uomini che sono sul campo non lasciano dubbi. Questi fanatici non cercano neanche più un pretesto, rarissimamente c’è il fronteggiamento, anzi, quando c’è, vuol dire che anche dalla parte avversaria c’è un minimo di coordinamento. Al contrario gruppi di incappucciati si presentano ai cancelli e iniziano il lancio di pietre e tutto il resto. Se sino ad ora non c’è scappato il morto o il ferito grave, è solo un miracolo. Ma quanto potrà durare ancora il miracolo?».

Che si può fare, adesso?

«Non indebolire i presidi, rinforzare la presenza e il ruolo dell’Esercito, modificare le regole d’ingaggio, consentire ai nostri uomini di uscire dai cancelli per andarli a catturare. E poi arresti, sentenze rapide, e tanto carcere. Le leggi ci sono, basta applicarle».

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La notte senza fine della Tav

agosto 29th, 2011 — 1:12pm

Massimo Numa – LaStampa

Giovedì l’invasione pacifica della strada dell’Avanà, venerdì riposo, sabato notte di nuovo scontri. Il movimento No Tav continua le azioni di disturbo – giustificate anche dai teorici in doppiopetto durante l’incontro sulle Grandi Opere tuttora in corso a Bussoleno – che vanno diventando ogni volta sempre più pericolose sia per le forze dell’ordine sia per gli stessi attivisti.

Ieri notte, dopo un concerto nel camping del presidio Gravella, poco dopo la mezzanotte un centinaio di No Tav si sono divisi in tre gruppi. Quasi tutti incapucciati, con i k-way per proteggersi dai getti d’acqua degli idranti e con le maschere anti-gas. Il primo ha tentato l’assalto al cancello della centrale, obiettivo tornare sulla strada che, dopo oltre due chilometri, porta in direzione del cantiere della Torino-Lione; il secondo s’è diretto verso l’area archeologica, zona Ramats, già oggetto, il 3 luglio scorso, dell’attacco di 300 black bloc con molotov, bombe-carta, contenitori pieni di ammoniaca, spranghe ed estintori, costato 200 feriti tra le forze dell’ordine; il terzo verso Clarea, nel punto in cui sono state sistemate le nuove recinzioni. Assalti falliti, nessun danno, ma polizia, carabinieri e Guardia di finanza per evitarli hanno dovuto reagire con determinazione.

I No Tav si sono presentati davanti alle reti e hanno subito iniziato il lancio di pietre, biglie e piombini con le fionde d’acciaio, dello stesso tipo di quelle sequestrate nei giorni scorsi agli elementi più estremisti del movimento. Sono in grado di forare gli scudi di plastica in dotazione ai reparti anti-sommossa e hanno infranto i cristalli di alcuni mezzi, compresi quelli del camionidrante. Sotto l’abitacolo c’è persino un foro, largo un paio di centimetri, nella lamiera. Sembra causato da un proiettile di un’arma da fuoco, invece potrebbe essere l’effetto di un piombino da 8 millimetri, lanciato da fionde professionali d’acciaio, in libera vendita nelle armerie, dello stesso tipo sequestrato a un noto militante No Tav di Bussoleno, sorpreso sulla sua auto con 57 maschere antigas e tutto il resto.

Altri lacrimogeni sono stati sparati nell’area davanti alla centrale; una pioggia di pietre ha colpito i carabinieri e i poliziotti che stavano presidiando i cancelli. Due i feriti in modo lieve. Un attivista No Tav, secondo la contro-informazione dei siti web, sarebbe stato colpito da un lacrimogeno a una gamba, è intervenuta un’ambulanza del 118, ma l’uomo avrebbe preferito farsi medicare all’interno del campeggio, rifiutando il ricovero.

Alle 3, tutto finito. I tecnici di Ltf hanno compiuto ieri mattina un controllo attorno alle recinzioni ma sono risultate intatte in ogni settore. Alcuni attivisti valsusini hanno riferito di essere stati oggetto del lancio di lacrimogeni «non appena ci siamo avvicinati alle reti di Clarea per la solita battitura simbolica». Durante le operazioni di bonifica della zona, i «Cacciatori di Calabria» dei carabinieri, coordinati dal capitano Stefano Mazzanti, hanno intercettato un gruppo di reduci dagli episodi di teppismo. Tra loro un anarchico francese ed altri elementi di gruppi estremisti.

I tecnici Ltf stanno intanto completando l’elenco dei danni provocati alle reti e alle attrezzature negli ultimi due mesi. L’intenzione è chiara, chiedere il risarcimento ai singoli attivisti No Tav non appena le indagini della Digos di Torino saranno concluse. Tra i primi a finire nei guai giudiziari, le persone (tre, già identificate) salite sugli escavatori tentando di rallentare i lavori di ampliamento del cantiere. Sarà quantificato il costo del fermo macchina, in base alla durata e al ritardosubito.

Una delegazione composta dal segretario di Rifondazione, Paolo Ferrero,dall’europarlamentare irlandese, Paul Murphy, dall’avvocato Emanuele D’Amico, per conto del vicesindaco di Giaglione, dall’interprete Giuliano Brunetti, della zona, più il consigliere comunale di Chiomonte, Mauro Remolif e Baldassare Marceca, vice presidente della Comunità Montana (tutti No Tav), ha visitato ieri la zona delle vigne e l’area archeologica devastata dai black bloc durante il fallito assedio del 3 luglio. Ltf, avvisata solo all’ultimo momento, ha ritenuto di non consentire loro l’accesso al cantiere.

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Sciopero sì, sciopero no. La piazza (e la Cgil) chiamano i democratici a una nuova prova

agosto 27th, 2011 — 9:32am

Sara Bianchi – Sole24ore

«Noi siamo e saremo presenti in tutte le manifestazioni e in tutte le mobilitazioni fatte da forze che criticano la manovra». Il segretario del Pd, Pier Luigi Bersani, a proposito della sciopero generale indetto dalla Cgil per il 6 settembre è stato chiaro. Ma a 24 ore dalle sue parole la situazione dentro il partito, su questo tema, non sembra cambiata.

Anzi il fronte contrario allo sciopero pare irrobustirsi. Su una cosa, però sono tutti d’accordo: la richiesta a Cgil, Cisl e Uil del massimo impegno per ricostruire le condizioni dell’unitá sindacale.

Sul fronte del no hanno aperto la strada, qualche giorno fa, gli ex popolari, Giuseppe Fioroni in testa ma anche Franco Marini. «È uno sciopero assurdo, sbagliatissimo, controproducente, indetto da un solo sindacato e che divide i sindacati. Bisogna opporvisi», aveva detto l’ex ministro della pubblica Istruzione. «Speravo in un impegno per tenere salda quell’unità d’azione recuperata nell’accordo dei tre sindacati il 28 giugno scorso. Era stata una scelta importante, che così rischia di saltare», rincarava l’ex leader Cisl.

Poi sono usciti alla scoperto i quarantenni (da non confondere con i rottamatori). Che hanno organizzato, dentro il partito, una raccolta di firme antisciopero (‘non ora’). Tra loro il tesoriere Antonio Misiani e il deputato torinese Stefano Esposito. Contrario allo sciopero anche il responsabile economico democratico, Stefano Fassina.

Prova a mediare la senatrice Anna Finocchiaro, capogruppo al Senato. Che ribadisce come i partiti debbano «rispettare l’autonomia dei sindacati, ma noi dobbiamo lavorare per tenere insieme le forze sociali».

La pensa allo stesso modo l’ex ministro del Lavoro, Cesare Damiano. Il quale, dato che sui temi della manovra «c’é un’oggettiva convergenza di opinioni con il partito», non vede perché «i dirigenti del Pd non debbano partecipare». Questo, dice Damiano, non significa che «aderiamo a degli scioperi, noi possiamo partecipare a delle manifestazioni». Anche Andrea de Maria, responsabile nazionale nuove forme di organizzazione e comunicazione del partito, è per il sì alla manifestazione con la Cgil. Ma il Pd «come forza politica, é giusto che non aderisca». La non adesione ufficiale dei democratici però, percisa, é ben altra cosa però da una contrarietà allo sciopero.

Ribadisce il suo no alla manifestazione Giorgio Merlo, vice presidente della Commissione Vigilanza Rai. Che considera lo sciopero della Cgil «controproducente». Perché «il Pd è un partito riformista e di governo. E, di conseguenza, tutte le scelte massimaliste o estremiste sono irricevibili, al di là della provenienza politica o sindacale».

Guardando la questione da un punto di vista puramente politico, se Merlo sottolinea come «la convergenza sul no allo sciopero di esponenti che provengono dagli ex Ds e dalla ex Margherita» sia «la migliore conferma che il Pd è veramente un soggetto nuovo e non più ancorato alle vecchie logiche». Franco Monaco infila invece un dubbio: «la fregola di mettere a verbale un dissenso dalla decisione della Cgil – dice il senatore – è speculare al vecchio collateralismo, indizio di una subalternità alla rovescia. Autonomia é autonomia e comporta vero, reciproco rispetto. Non ce lo ordina il dottore di sentenziare su decisioni altrui». Se prevarrà, come pare, l’equidistanza Bersani dovrà poi vedersela con uno dei suoi alleati, Antonio di Pietro. Per il quale «la posizione di attesa del Pd é un’istigazione al suicidio politico».

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Pd, anche Chiamparino contro lo sciopero

agosto 27th, 2011 — 9:28am

ANNALISA CUZZOCREA – Repubblica

ROMA – Sergio Chiamparino appoggia la lettera aperta alla Cgil che circola tra i parlamentari democratici. Il documento si intitola «Non ora» e critica la scelta dello sciopero generale. «Bisogna trovare forme unitarie di mobilitazione contro la manovra di governo – dice l´ex sindaco di Torino – la lettera lancia un sasso in uno stagno ormai tale da parecchi anni». Ai primi firmatari, il piemontese Stefano Esposito, il bocconiano Antonio Misiani, l´ex operaio della Thyssen Antonio Boccuzzi, si sono uniti Dario Ginefra, Emanuele Fiano, Sandro Gozi, e un altro economista pd come Francesco Boccia, vicino al vicesegretario Enrico Letta (era suo consulente ai tempi del ministero dell´Industria). «Il tema è non trasformare nessuna legittima e sacrosanta rivendicazione del mondo del lavoro in manifesto politico – dice il coordinatore delle commissioni economiche del Pd alla Camera – la Cgil va rispettata ma non fiancheggiata acriticamente. C´è un pezzo d´Italia, l´Italia dei tassati, che guarda a noi con una certa speranza. Non dobbiamo chiudere ancora una volta l´interlocuzione con mondi più vasti». Boccia ci tiene a dire che il documento non intende dividere, e anzi sostiene la segreteria di partito: «Non vogliamo si disperda il lavoro di Bersani, che ha dimostrato di saper tenere la barra dritta». Ma c´è ovviamente una sinistra Pd che vede le cose in modo diverso. «Hanno letto, questi colleghi, l´articolo 8 del decreto? – chiede polemico Vincenzo Vita, al lavoro sugli emendamenti – Basta quello per giustificare lo sciopero. Io sarò in piazza, con tanti altri». Altrettanto netto Paolo Nerozzi, deputato Pd che proviene proprio dalla Cgil: «Ci sono tutte le ragioni sindacali per scioperare. Non mi sono mai piaciuti i politici che vogliono dire quel che deve fare al sindacato, così come il sindacato non deve dettare la strada alla politica. Ma i disagi non vanno lasciati senza risposta». «Non è che la Cgil debba avere la benedizione del Pd per uno sciopero generale – spiega il senatore Ignazio Marino – ognuno ha la sua missione: il Pd ha il compito di impegnarsi per trasformare questa manovra, che è iniqua, colpisce sempre i soliti ed è disastrosa per il Paese. E´ giusto però che alla manifestazione ci sia una nostra delegazione, perché dobbiamo stare accanto a chi in questo momento sta soffrendo di più per la crisi economica». In serata interviene anche il nuovo sindaco di Torino, Piero Fassino, e si discosta dal suo predecessore: «Il Pd sarà in piazza con la Cgil nello sciopero del 6 settembre e aderirà anche a tutte le iniziative indette da altre organizzazioni per cambiare la manovra economica».

Della lettera a Repubblica di Walter Veltroni parla invece – tra i democratici – Arturo Parisi, secondo cui: «Non c´è niente nella riflessione di Veltroni della quale non meriti discutere». Poi però gli chiede risposte e coraggio sul cambio della legge elettorale e sul ritorno al Mattarellum. Il segretario socialista Riccardo Nencini attacca l´ex segretario pd per aver trascurato – nella sua ricostruzione della storia del riformismo italiano – proprio il suo partito: «Omette di ricordare che Giolitti, Ghirelli e tanti altri dirigenti si dimisero o furono cacciati dal Pci per iscriversi al Psi, che da molti anni aveva scelto di stare dalla parte giusta». Per il segretario di Rifondazione comunista Paolo Ferrero, Veltroni semplicemente non vede la crisi. Non vede il fallimento del neoliberismo che sta trascinando l´Europa in una sorta di Weimar al rallentatore».

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Arrivano adesioni trasversali al documento anti-Cgil

agosto 27th, 2011 — 9:24am

Mariantonietta Colimberti – Europa

«Discutere della Cgil non ha niente a che fare con la leadership del partito. Il segretario c’è, è Pierluigi Bersani, va bene, punto e basta. Se ci si guarda intorno, non c’è nessuno che dica che lo sciopero generale è positivo in questo momento, solo che lo si dice a mezza bocca. Noi abbiamo deciso di giocare in campo aperto».

Ha passato la giornata attaccato al telefono a cercare adesioni autorevoli al suo documento Stefano Esposito, classe 1969, iscritto alla Cgil, deputato alla prima legislatura.

Alcune delle firme che gli stavano più a cuore (Nicola Zingaretti, Sergio Cofferati, Andrea Orlando) non sono arrivate e chissà se arriveranno, ma certamente molto gradito è giunto l’apprezzamento di Sergio Chiamparino: «Condivido il documento, lancia un sasso in uno stagno, ormai tale da parecchi anni». Secondo l’ex sindaco, che però non firmerà il documento («inutile tornarci sopra quando ormai lo sciopero è stato dichiarato ») preoccupa che «non si siano trovate, e forse nemmeno cercate, forme alternative capaci di incidere».

I nomi in calce al testo “Non ora. Rinviare lo sciopero generale per dare più forza alla battaglia sociale e politica” segnalano un’eterogeneità delle aree di provenienza.

Non si tratta più, dunque, del documento di un gruppo di quarantenni ex diessini che chiede al suo partito una presa di distanza dal sindacato “di riferimento”, come era apparso in un primo tempo, ma l’esplicitazione di un giudizio negativo sulla tempistica e sull’efficacia di una scelta sindacale condiviso da esponenti appartenenti ad anime diverse del partito.

Nel documento è rimasta la dichiarazione di vicinanza e di «autentico affetto» nei confronti della Cgil contenuta nella prima bozza, integrata dalla doverosa affermazione del «pieno e assoluto rispetto del principio dell’autonomia della politica dal sindacato e del sindacato dalla politica». Oltre a Esposito, estensore del testo, hanno firmato Antonio Misiani (tesoriere del partito), Antonio Boccuzzi (ex operaio della Thyssenkrupp scampato al rogo), Dario Ginefra, Emanuele Fiano, Sandro Gozi, Paola De Micheli, Francesco Boccia e Vinicio Peluffo. Sono tutti parlamentari alla prima o alla seconda legislatura, nati tra il 1963 e il 1973. Una scelta volutamente generazionale? «Non si tratta soltanto di un problema generazionale – dice Esposito – piuttosto di cultura politica».

La “Lettera aperta a Susanna Camusso e alla Cgil” invita i destinatari «ad un’ulteriore riflessione sull’opportunità di proclamare uno sciopero generale proprio mentre si svolge il dibattito parlamentare sulla manovra » e ipotizza che la mobilitazione possa invece «rappresentare lo strumento finale della battaglia» se rinviato «alla fine della discussione parlamentare» e dopo aver espletato un tentativo, «difficile ma necessario, di recupero di un percorso unitario con le altre organizzazioni sindacali ».

Nel Pd, per ora, le reazioni al documento sono scarse. Quello del rapporto col sindacato è un tema sensibile e la prudenza è considerata d’obbligo.

Il segretario l’altro ieri ha dato la linea, ribadendo il principio di non ingerenza reciproco, linea apprezzata anche dalla Camusso, e il responsabile economico Stefano Fassina ha detto ad Europa di considerare sbagliata l’iniziativa dei quarantenni perché in contraddizione proprio con questo principio. Ieri, tuttavia, qualche voce isolata si è sentita, sia a favore, sia contro. «Il Pd è un partito riformista e di governo – ha detto Giorgio Merlo – la convergenza sul no allo sciopero di esponenti che provengono dagli ex Ds e dalla ex Margherita è la migliore conferma che il Pd è veramente un soggetto nuovo». «Non capisco lo zelo e il gusto di distinguersi – è invece il parere di Franco Monaco – la fregola di mettere a verbale un dissenso dalla decisione della Cgil è speculare al vecchio collateralismo». «Si tratta di un invito alla riflessione, autonomia non significa indifferenza rispetto alle scelte di organizzazioni così importanti per il paese », spiega Misiani. Diverso il parere dell’ex ministro Cesare Damiano: «Sul rapporto partitosindacati conviene tenere una posizione di reciproca autonomia, non si danno né si prendono ordini. Questo non impedisce di esprimere opinioni, ma chiederei a tutti di fare un passo indietro nel momento in cui il segretario ha espresso una posizione che cerca di contemperare i diversi punti di vista».

Positivo il giudizio di Beppe Fioroni, al quale non è stata ancora chiesta la firma: «La cifra di quel documento non è dire qualcosa alla Cgil, ma affermare che il Pd è il cardine di un’alternativa di governo e che a noi spetta rimuovere le cause della protesta, non cavalcarla».

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NON ORA. RINVIARE LO SCIOPERO GENERALE PER DARE PIU’ FORZA ALLA BATTAGLIA SOCIALE E POLITICA. Lettera aperta a Susanna Camusso e alla CGIL

agosto 26th, 2011 — 12:07pm

Lo sciopero generale è uno strumento importante che può e deve essere utilizzato per contrastare scelte governative che recano gravi danni ai lavoratori e ai cittadini. Ma è uno strumento che, per le sue caratteristiche di eccezionalità, deve essere adoperato nel modo giusto e nel momento giusto.
La Cgil è un’organizzazione sindacale a cui – nel pieno e assoluto rispetto del principio dell’autonomia della politica dal sindacato e del sindacato dalla politica – ci sentiamo vicini, per la quale proviamo non solo un doveroso rispetto, ma un autentico affetto. E’ un sindacato dal quale il nostro partito riceve importanti contributi di idee e, talvolta, anche delle critiche.
Questa volta, però, siamo noi a permetterci di criticare la scelta della Cgil.
Siamo consapevoli che anche in questa occasione sia il Ministro Sacconi sia le altre sigle sindacali non hanno cercato il dialogo necessario. Siamo consapevoli di quanto disastrosa, ingiusta ed inadeguata sia la manovra varata da questo Governo. Lo siamo a tal punto che il PD ha predisposto un piano alternativo e si sta attrezzando ad una grande battaglia nel Paese.
Dobbiamo renderci conto che in questa fase dai tratti drammatici gli italiani sono più spaventati che non informati. Per questo c’è bisogno di un serio e duro lavoro da parte di tutte le opposizioni, politiche e sociali, per dare vita ad una capillare ed intensa campagna di informazione sulle conseguenze reali dei provvedimenti contenuti nella manovra.
Per questo invitiamo il Segretario Susanna Camusso e la Cgil ad un’ulteriore riflessione sull’opportunità di proclamare uno sciopero generale per il 6 settembre, proprio mentre si svolge il dibattito parlamentare sulla manovra, ciò al fine di scongiurare il rischio che la mobilitazione finisca per venire strumentalizzata, soprattutto da chi vuole dividere il sindacato, cancellare l’intesa unitaria del 28 giugno ed isolare la Cgil, perdendo così di vista il merito dei problemi.
Lo sciopero generale, invece, potrebbe rappresentare lo strumento finale della battaglia contro la manovra se rinviato alla fine della discussione parlamentare e se posto in essere dopo aver espletato un tentativo, certamente difficile ma necessario, di recupero di un percorso unitario con le altre organizzazioni sindacali.
Uno sciopero generale che non si svolge in solitaria nel mare tempestoso della crisi, ma che pone le sue basi sull’unità sindacale con Cisl e Uil, verrebbe ad avere una forza ben diversa e consentirebbe di combattere una battaglia convincente e, perché no, forse anche vincente.

On. Stefano ESPOSITO
On. Antonio MISIANI
On. Antonio BOCCUZZI
On. Dario GINEFRA
On. Emanuele FIANO
On. Sandro GOZI
On. Paola DE MICHELI
On. Francesco BOCCIA
On. Vinicio PELUFFO

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