Via ai lavori Tav, fallisce la ditta

Massimo Numa- LaStampa
Ore 6, scatta la fase due del cantiere della Torino-Lione. Gli escavatori sono pronti, i camion scendono lungo le nuove vie di comunicazione per l’allargamento dell’area. Gli operai e i tecnici della Italcoge, seguiti dai responsabili di Ltf, iniziano a sistemare, uno dopo l’altro, i pali d’acciaio, sollevati dalle benne. Le pale meccaniche si fanno strada nella boscaglia, in poche ore prende forma un altro settore importante del cantiere. Alle 12,30 arriva la notizia che la Italcoge è stata dichiarata fallita. Per i lavoratori è uno choc difficile da descrivere. Giorni fa, il leader dei No Tav, aggrappato ai cancelli dell’Italcoge, urlava: «Siete falliti, per voi è finita». Aveva ragione lui, mentre i legali dell’impresa – allora – erano ancora totalmente all’oscuro della decisione del giudici. Bilancio, ottantacinque operai ed impiegati disoccupati, cantieri chiusi, contratti cancellati. Nei giorni scorsi i dipendenti della ditta erano stati oggetto di pesanti minacce da parte di alcuni militanti No Tav. Li avevano presi a sputi, persino aggrediti. Ancor prima il titolare, Ferdinando Lazzaro, era stato picchiato prima di una marcia No Tav a Susa. Poi gli attentati ai mezzi e i sabotaggi ai camion. Infine i dati finanziari, in teoria coperti dal segreto, sulla situazione dell’azienda riversati sui siti controllati dal movimento
Ieri i lavoratori sono lentamente scesi dai mezzi per tornarsene a casa. Duro il commento di uno dei più anziani, Michele S.: «Andrò a chiedere aiuto anche al segretario No Tav della Fiom Giorgio Airaudo. Adesso lui e gli altri come lui saranno finalmente contenti. Volevano distruggerci, ci sono riusciti».
Solidarietà dai parlamentari Pd Stefano Esposito, Giorgio Merlo, Giacomo Portas e Antonio Boccuzzi, l’operaio della Thyssen scampato al rogo dell’acciaieria. «In questo momento – dice Esposito – in cui i No Tav stanno festeggiando, esprimo la mia vicinanza umana e politica ai lavoratori della Italcoge e alle loro famiglie, che in questo mese hanno lavorato in condizioni ambientali difficilissime, oggetto di insulti e minacce». Agostino Ghiglia, Pdl: «Triste notizia. La scelta coraggiosa di Italcoge nel cantiere Tav ne avvalorava, anche simbolicamente, l’impegno professionale in una situazione lavorativa che non è mai stata facile, nel segno di un’opera che è l’unica occasione di rilancio di una valle in profonda crisi».
Il vicequestore Rosanna Lavezzaro, che aveva disposto, con i carabinieri e la Finanza, un imponente servizio d’ordine per proteggere gli operai, ha fatto rientrare nei piazzale le macchine e rinchiuso il cancello del varco tre. Stranamente, ieri, a parte 12 francesi e un paio di anarchici, identificati, non s’era fatto vedere nessuno. A sera doveva iniziare il secondo turno dei dipendenti Italcoge, ovviamente annullato.
Esplode sulla rete la gioia di alcuni No Tav, già sicuri del blocco del cantiere. Subito gelati da Ltf. Alle 16,30 di ieri, in un comunicato, i responsabili precisano che «i lavori riprenderanno, secondo il progetto, nel più breve tempo possibile». Saranno affidati alla impresa Martina di Susa. Mentre prefetto e questura assicurano che il presidio inter-forze non verrà allentato. I No Tav annunciano un ritorno alla baita abusiva. Con probabili incursioni, attese stasera e domani, contro le nuove recinzioni.