Danni da Tav, Plano presenta il conto

Mariachiara Giacosa – Repubblica
L´albero su cui Turi Vaccaro ha vissuto senza cibo né acqua per quasi cinquanta ore ora non c´è più. Ieri mattina le forze dell´ordine l´hanno segato e davanti alla centrale elettrica, oltre il cancello, ora non ci sono più tronchi abbastanza alti per ripetere l´esperimento di protesta in quota.
Restano però ettari di vigne e lavanda il cui futuro ieri era all´ordine del giorno della riunione della Comunità montana. Un vertice di due ore all´interno della zona rossa per fare il punto sui danni che, secondo il presidente Sandro Plano, «la Torino-Lione sta già procurando a questo territorio». Sono i vitigni le prime vittime del divieto d´accesso alla Maddalena. Dal giorno dello sgombero non si vende una bottiglia perché è inaccessibile il punto vendita della cooperativa Clarea, sul piazzale della Maddalena, il cuore del progetto europeo di recupero e promozione del vino Doc Valsusa finanziato anni fa con quasi 5 miliardi di lire. Un giro d´affari di 250 mila euro all´anno che dovrà fare i conti con quasi sei mesi di stop e con un futuro tutto da decifrare. «Faremo una perizia per avere il quadro completo dei danni subiti dalla Comunità montana e raccoglieremo le segnalazioni dei privati – ha spiegato Plano alla fine del vertice – poi presenteremo il conto a Governo e Ltf».
Un danno per ora soprattutto economico. «Dalle analisi fatte, nonostante i lacrimogeni – precisa Plano – vino e uve sono sani e la qualità non è stata minata». «Tra qualche settimana partirà la vendemmia – aggiunge – e le difficoltà di accesso all´area sono un limite gravissimo». Viene infatti considerata insufficiente la stradina alternativa che da via dell´Avanà porta direttamente alla cantina, alla quale sta lavorando Ltf. «È troppo stretta e in pendenza – denuncia Rino Marcega, vicepresidente della Comunità montana – perché nei giorni di raccolta da lì dovranno passare almeno 50 mezzi al giorno». La cooperativa Clarea, che raccoglie una quarantina di produttori, funziona anche come una sorta di cantina sociale dove i privati possono portare le loro uve per i trattamenti. È il progetto “Ansema”, voluto dai sindaci per rilanciare la produzione di vino nella zona.
Nella lista di Plano anche i mancati introiti dell´Ecomuseo e del Bed and breakfast su via dell´Avanà, entrambi inaccessibili; i danni all´area archeologica e alla necropoli e quelli alle colture di lavanda e di castagno. «Tutti aspetti che – ha sottolineato – avevamo già evidenziato un anno fa nelle osservazioni al progetto presentate alla Regione Piemonte che non le ha prese in nessuna considerazione. Se si vuole parlare di sviluppo della Valle si parte molto male».
«Dovere del presidente della Comunità montana sarebbe di occuparsi anche dei 70 lavoratori della Italcoge rimasti disoccupati e del tracollo del turismo in Valle di Susa, oltre che delle vigne di Chiomonte» ha commentato il deputato del Pd Stefano Esposito. «Constato – ha aggiunto – che ormai Plano è funzionale al movimento No Tav e come tale si occupa soltanto di argomenti che interessano ai No Tav, trascurando questioni più importanti: così non rispetta il suo ruolo istituzionale».