“Tagliamo i vitalizi a Palazzo Lascaris”

Sara Strippoli – Repubblica
i SALVADANAI della Regione si ingrosseranno a partire dal 2015. I consiglieri devono scendere da 60 a 50, un risparmio di 7 milioni e mezzo in cinque anni. E mentre Cota si appresta ad un rimpasto che alzerà il numero degli assessori a tredici o forse a quattordici, Berlusconi chiede ai governatori di riportare la giunta a dieci teste. E il presidente del Consiglio regionale Valerio Cattaneo sferra l’attacco ai vitalizi.
Così, tra future riduzioni coatte e possibili aumenti autunnali, in tempi di manovre e di reazioni infastidite dei cittadini per il branzino a tre euro al ristorante del Senato e pensioni da buen retiro a cinquant´anni, Cattaneo (Pdl) annuncia di aver giocato d´anticipo, con uno studio che punta alla riduzione dei vitalizi dei consiglieri regionali, un costo attuale di circa 7 milioni e ottocentomila euro all´anno. Sono 174 i consiglieri (o le loro vedove) che ogni mese prendono una cifra che oscilla fra i 1400 ai 5mila euro. «I tempi sono cambiati, non è più possibile presentarsi ai cittadini con questi privilegi. Si parte nel 2015 perché non si toccano i privilegi acquisiti, ma bisogna approvare la legge nel prossimo anno. Se non fossero intervenuti nel 2007, adesso, con 58 giorni in Parlamento e un contributo versato, io potrei aver diritto ad un vitalizio». La sensibilità su questo tema è bipartisan, assicura Cattaneo, che aggiunge di essere ottimista sul fatto che il suo proposito andrà in porto. Il capogruppo regionale del Pd Aldo Reschigna chiede subito di andare oltre e propone direttamente l´annullamento: «Il vitalizio dovrebbe essere cancellato dalla prossima legislatura – spiega Reschigna – ma è ovvio che si deve dare la possibilità al consigliere di riprendere la contribuzione della sua attività ordinaria».
Come raggiungere l´obiettivo con un sistema il più possibile equo? Due le strade, spiega Cattaneo: la prima, quella giudicata più corretta, è legare il vitalizio alla reale contribuzione, peraltro una via che se verrà confermata, potrebbe diventare persino obbligatoria. La seconda comporta invece la ridefinizione di paletti numerici e l´aumento degli anni di presenza in Consiglio per aver diritto alla pensione. Ora, dopo una legislatura, il consigliere prende il 30 per cento della sua indennità mensile lorda (circa 9 mila euro); dopo due legislature il 60; dopo tre il 70 e al termine della quarta l´80. La nuova proposta indica invece una progressione massima di tre legislature e abbassa l´importo: il 20 per cento dopo la prima, un ulteriore 20 con la seconda, un altro 5 con la terza. In totale, un importo massimo del 45 per cento, contro il tetto attuale dell´80. Chi è stato consigliere fino alla settima legislatura, il 2005, ottiene il vitalizio a 60 anni, con la possibilità di anticiparlo a 55 versando un contributo volontario. Dal 2005, deve attendere fino al 65 esimo anno d´età. Per averlo sono sufficienti 2 anni, 6 mesi e un giorno di presenza a Palazzo Lascaris. Cattaneo però vuole raddoppiare il periodo: 4 anni, 6 mesi e 1 giorno. Come alla Camera.
E in casa del centrosinistra l´appello sulla necessità di attenzione ai costi arriva dal parlamentare Pd Stefano Esposito, che scrive una lettera aperta a Mercedes Bresso e Andrea Stara e per conoscenza al segretario regionale Gianfranco Morgando. Il problema è quello dei costi dei gruppi regionali (individuali) di Bresso e Stara, entrambi iscritti al Pd: «Una dotazione economica di alcune centinaia di euro che verrebbero eliminati se Stara e Bresso entrassero nel gruppo del Pd», attacca Esposito. Un risparmio che non risolverà i problemi economici del Piemonte «ma se attuato assumerebbe un forte valore morale».