Per i danni dei No-Tav Ltf chiede i risarcimenti

massimo numa – lastampa
E’ l’una e trenta dell’altra notte, per l’ennesima volta sui display giganti dell’autostrada compare la scritta «chiusa per ordine pubblico». Sulle corsie all’uscita del tunnel di Giaglione piovono pietre. Le stanno lanciando gli attivisti no Tav contro il presidio di polizia e carabinieri che, con l’aiuto di una torre-faro, controllano i cancelli del varco lato monte, protetto da un cancello. Morale, corsie chiuse. Contemporaneamente altro attacco alle reti. I No Tav tagliano la «concertina», la protezione anti invasione messa sulla recinzione e i «Gl» dei reparti mobili sparano una piccola serie di lacrimogeni. Giù dal cancello della centrale Enel, un attivista ubriaco scavalca come può il cancello e finisce tra le braccia pietose dei carabinieri. Che lo soccorrono per impedirgli di farsi ancora più male.

Dopo 30 minuti di violenza, l’A32 riapre e il cantiere della Torino-Lione torna tranquillo. Ieri mattina la conta dei danni, alcune recinzioni e cancelli danneggiati, come accade ormai ogni notte, e le operazioni di ripristino da parte degli operai della Martina, che hanno lavorato senza essere minimamente disturbati. E adesso Ltf, ogni volta che le forze dell’ordine avranno individuato i responsabili, procederanno giudiziariamente per i risarcimenti.
Sono in corso i conteggi di questi primi due mesi di attività: oltre alle reti, ai cancelli danneggiati, ci sono anche i New Jersey sulla strada di Giaglione, oggetto di gesti vandalici. Poi i sabotaggi a un escavatore e la distruzione di un sofisticato apparato di videosorveglianza nel corso di uno degli ultimi raid. Le prime denunce, per ora contro ignoti, sono state già firmate negli uffici della Digos, coordinata da dirigente, Giuseppe Petronzi. Tra i primi a finire nelle carte giudiziarie destinate alla procura, il consigliere comunale Guido Fissore, videofilmato, mentre cerca di abbattere un segmento della recinzione, vicino al varco 4bis.
Nei boschi di Clarea non c’è solo il cantiere della Torino-Lione a procedere a pieno ritmo ma anche quello dei No Tav che, da giorni, stanno trasformando la baita abusiva in una specie di fortino. Hanno scavato un fossato anti-ruspa, delle barricate costituite da reti d’acciaio con grosse pietre. Gli operai assunti dal movimento hanno forato con dei martelli pneumatici le spallette del ponte sul torrente Clarea e vi hanno sistemato dei tubi «innocenti», con l’obiettivo di costruire un check-point o una barriera anti-invasione. Poi casette di legno sugli alberi per le vedette, che usano walkie-talkie per comunicare con i compagni.
Il cosiddetto Tree Camp, ormai quasi completato. La rete rubata a Ltf è servita per realizzare le opere di difesa, in vista dello sgombero. All’interno del movimento tira però un’aria di delusione e scoramento per la scarsa partecipazione alle ultime manifestazioni contro il Tav e il cantiere, che s’è nel frattempo raddoppiato. Dopodomani, nella festa di Liberazione di Sant’Ambrogio, altro momento di tensione: il parlamentare del Pd, Stefano Esposito, inviso ai No Tav per le sue posizioni favorevoli alla Torino-Lione, ha accettato l’invito di partecipare a un dibattito proprio sulla nuova linea ferroviaria: «Paura? Nessuna, andrò da solo, con un paio di amici e senza alcuna scorta».