Tav, il nodo delle compensazioni

Non vogliamo il treno e non vogliamo le compensazioni. Ma se faranno il tunnel con i carri armati – e so di dire una cosa che non vi farà piacere – le compensazioni dovranno finire alle amministrazioni che subiscono i disagi e non certo al comune vattelapesca». Piazza del mercato di Sant’Ambrogio, festa di Liberazione. Mercoledì sera. Sandro Plano, presidente della Comunità Montana Valsusa e Valsangone, si rivolge ai trecento valsusini, in stragrande maggioranza No Tav, che sono venuti per assistere e contestate il deputato del Pd, Stefano Esposito, uno dei più accesi ultras del Sì al supertreno, invitato a partecipare al dibattito voluto dal segretario del Prc, Renato Patrito.

Inutile trovare una sintesi tra le posizioni di Esposito e quelle di Plano, o del sindaco di Sant’Ambrogio Dario Fracchia. Per non parlare dei comitati. Il primo vuole la Tav, gli altri no, senza se e senza ma. E a Gigi Richetto che lo accusa di essere uno dei «mandati dell’aggressione militare alla Valsusa» e per questo gli fa regalare un cesto con i bossoli dei lacrimogeni sparati dalle forze dell’ordine che presidiano l’area del cantiere della Maddalena di Chiomonte, risponde, tra i fischi e le urla dei presenti: «Io tra chi tira pietre, lancia bulloni e bombe carte e la polizia, io mi schiero con la polizia».

Ma al di là della contestazione contro Esposito, scontata, sul tavolo Plano ha rimesso con forza il tema dei disagi e dei sacrifici che dovranno subire cittadini e amministrazioni locali interessate direttamente dal passaggio o dai lavori. Come si può vedere nella tabella in tutto sono 25, compreso Torino che risulta il più coinvolto dal progetto. Ma nel comitato di pilotaggio che dovrebbe coordinare il piano strategico non tuttiqueste amministrazione sono state coinvolte mentre sono rappresentati comuni della Valsangone o dell’Alta Valsusa che non vengono toccati dall’opera. Sono stati il governo (il ministro Altero matteoli) e la Regione, su indicazione dell’assessore alle Infrastrutture, Barbara Bonino, a chiedere alla provincia di modificare i criteri di partecipazione subordinandolo all’accettazione dell’opera.

Plano resta contrario al Tav ma ripropone un problema politico: «Credo che un governo nazionale o regionale che afferma di volere il confronto con gli enti locali per essere credibile oltre a mettere sul tavolo soldi veri non può escludere dai tavoli le amministrazioni che subiscono i disagi mentre coinvolge e promette interventi e agevolazioni altri comuni».

Un ragionamento che trova una sponda in Esposito: «Credo che il tema vero una revisione del piano strategico e di coinvolgere nell’elaborazione questi sindaci. E’ necessario definire insieme le priorità in base alle risorse disponibili ma è chiaro che le compensazioni o i progetti di sviluppo non potranno che finire ai comuni interessati dal progetto e non a Giaveno o al Sestriere». Esposito sollecita un passaggio politico e invita il presidente della Provincia, Antonio Saitta, a «convocare al più presto i sindaci».