Arrivano adesioni trasversali al documento anti-Cgil

Mariantonietta Colimberti – Europa

«Discutere della Cgil non ha niente a che fare con la leadership del partito. Il segretario c’è, è Pierluigi Bersani, va bene, punto e basta. Se ci si guarda intorno, non c’è nessuno che dica che lo sciopero generale è positivo in questo momento, solo che lo si dice a mezza bocca. Noi abbiamo deciso di giocare in campo aperto».

Ha passato la giornata attaccato al telefono a cercare adesioni autorevoli al suo documento Stefano Esposito, classe 1969, iscritto alla Cgil, deputato alla prima legislatura.

Alcune delle firme che gli stavano più a cuore (Nicola Zingaretti, Sergio Cofferati, Andrea Orlando) non sono arrivate e chissà se arriveranno, ma certamente molto gradito è giunto l’apprezzamento di Sergio Chiamparino: «Condivido il documento, lancia un sasso in uno stagno, ormai tale da parecchi anni». Secondo l’ex sindaco, che però non firmerà il documento («inutile tornarci sopra quando ormai lo sciopero è stato dichiarato ») preoccupa che «non si siano trovate, e forse nemmeno cercate, forme alternative capaci di incidere».

I nomi in calce al testo “Non ora. Rinviare lo sciopero generale per dare più forza alla battaglia sociale e politica” segnalano un’eterogeneità delle aree di provenienza.

Non si tratta più, dunque, del documento di un gruppo di quarantenni ex diessini che chiede al suo partito una presa di distanza dal sindacato “di riferimento”, come era apparso in un primo tempo, ma l’esplicitazione di un giudizio negativo sulla tempistica e sull’efficacia di una scelta sindacale condiviso da esponenti appartenenti ad anime diverse del partito.

Nel documento è rimasta la dichiarazione di vicinanza e di «autentico affetto» nei confronti della Cgil contenuta nella prima bozza, integrata dalla doverosa affermazione del «pieno e assoluto rispetto del principio dell’autonomia della politica dal sindacato e del sindacato dalla politica». Oltre a Esposito, estensore del testo, hanno firmato Antonio Misiani (tesoriere del partito), Antonio Boccuzzi (ex operaio della Thyssenkrupp scampato al rogo), Dario Ginefra, Emanuele Fiano, Sandro Gozi, Paola De Micheli, Francesco Boccia e Vinicio Peluffo. Sono tutti parlamentari alla prima o alla seconda legislatura, nati tra il 1963 e il 1973. Una scelta volutamente generazionale? «Non si tratta soltanto di un problema generazionale – dice Esposito – piuttosto di cultura politica».

La “Lettera aperta a Susanna Camusso e alla Cgil” invita i destinatari «ad un’ulteriore riflessione sull’opportunità di proclamare uno sciopero generale proprio mentre si svolge il dibattito parlamentare sulla manovra » e ipotizza che la mobilitazione possa invece «rappresentare lo strumento finale della battaglia» se rinviato «alla fine della discussione parlamentare» e dopo aver espletato un tentativo, «difficile ma necessario, di recupero di un percorso unitario con le altre organizzazioni sindacali ».

Nel Pd, per ora, le reazioni al documento sono scarse. Quello del rapporto col sindacato è un tema sensibile e la prudenza è considerata d’obbligo.

Il segretario l’altro ieri ha dato la linea, ribadendo il principio di non ingerenza reciproco, linea apprezzata anche dalla Camusso, e il responsabile economico Stefano Fassina ha detto ad Europa di considerare sbagliata l’iniziativa dei quarantenni perché in contraddizione proprio con questo principio. Ieri, tuttavia, qualche voce isolata si è sentita, sia a favore, sia contro. «Il Pd è un partito riformista e di governo – ha detto Giorgio Merlo – la convergenza sul no allo sciopero di esponenti che provengono dagli ex Ds e dalla ex Margherita è la migliore conferma che il Pd è veramente un soggetto nuovo». «Non capisco lo zelo e il gusto di distinguersi – è invece il parere di Franco Monaco – la fregola di mettere a verbale un dissenso dalla decisione della Cgil è speculare al vecchio collateralismo». «Si tratta di un invito alla riflessione, autonomia non significa indifferenza rispetto alle scelte di organizzazioni così importanti per il paese », spiega Misiani. Diverso il parere dell’ex ministro Cesare Damiano: «Sul rapporto partitosindacati conviene tenere una posizione di reciproca autonomia, non si danno né si prendono ordini. Questo non impedisce di esprimere opinioni, ma chiederei a tutti di fare un passo indietro nel momento in cui il segretario ha espresso una posizione che cerca di contemperare i diversi punti di vista».

Positivo il giudizio di Beppe Fioroni, al quale non è stata ancora chiesta la firma: «La cifra di quel documento non è dire qualcosa alla Cgil, ma affermare che il Pd è il cardine di un’alternativa di governo e che a noi spetta rimuovere le cause della protesta, non cavalcarla».