La notte senza fine della Tav

Massimo Numa – LaStampa

Giovedì l’invasione pacifica della strada dell’Avanà, venerdì riposo, sabato notte di nuovo scontri. Il movimento No Tav continua le azioni di disturbo – giustificate anche dai teorici in doppiopetto durante l’incontro sulle Grandi Opere tuttora in corso a Bussoleno – che vanno diventando ogni volta sempre più pericolose sia per le forze dell’ordine sia per gli stessi attivisti.

Ieri notte, dopo un concerto nel camping del presidio Gravella, poco dopo la mezzanotte un centinaio di No Tav si sono divisi in tre gruppi. Quasi tutti incapucciati, con i k-way per proteggersi dai getti d’acqua degli idranti e con le maschere anti-gas. Il primo ha tentato l’assalto al cancello della centrale, obiettivo tornare sulla strada che, dopo oltre due chilometri, porta in direzione del cantiere della Torino-Lione; il secondo s’è diretto verso l’area archeologica, zona Ramats, già oggetto, il 3 luglio scorso, dell’attacco di 300 black bloc con molotov, bombe-carta, contenitori pieni di ammoniaca, spranghe ed estintori, costato 200 feriti tra le forze dell’ordine; il terzo verso Clarea, nel punto in cui sono state sistemate le nuove recinzioni. Assalti falliti, nessun danno, ma polizia, carabinieri e Guardia di finanza per evitarli hanno dovuto reagire con determinazione.

I No Tav si sono presentati davanti alle reti e hanno subito iniziato il lancio di pietre, biglie e piombini con le fionde d’acciaio, dello stesso tipo di quelle sequestrate nei giorni scorsi agli elementi più estremisti del movimento. Sono in grado di forare gli scudi di plastica in dotazione ai reparti anti-sommossa e hanno infranto i cristalli di alcuni mezzi, compresi quelli del camionidrante. Sotto l’abitacolo c’è persino un foro, largo un paio di centimetri, nella lamiera. Sembra causato da un proiettile di un’arma da fuoco, invece potrebbe essere l’effetto di un piombino da 8 millimetri, lanciato da fionde professionali d’acciaio, in libera vendita nelle armerie, dello stesso tipo sequestrato a un noto militante No Tav di Bussoleno, sorpreso sulla sua auto con 57 maschere antigas e tutto il resto.

Altri lacrimogeni sono stati sparati nell’area davanti alla centrale; una pioggia di pietre ha colpito i carabinieri e i poliziotti che stavano presidiando i cancelli. Due i feriti in modo lieve. Un attivista No Tav, secondo la contro-informazione dei siti web, sarebbe stato colpito da un lacrimogeno a una gamba, è intervenuta un’ambulanza del 118, ma l’uomo avrebbe preferito farsi medicare all’interno del campeggio, rifiutando il ricovero.

Alle 3, tutto finito. I tecnici di Ltf hanno compiuto ieri mattina un controllo attorno alle recinzioni ma sono risultate intatte in ogni settore. Alcuni attivisti valsusini hanno riferito di essere stati oggetto del lancio di lacrimogeni «non appena ci siamo avvicinati alle reti di Clarea per la solita battitura simbolica». Durante le operazioni di bonifica della zona, i «Cacciatori di Calabria» dei carabinieri, coordinati dal capitano Stefano Mazzanti, hanno intercettato un gruppo di reduci dagli episodi di teppismo. Tra loro un anarchico francese ed altri elementi di gruppi estremisti.

I tecnici Ltf stanno intanto completando l’elenco dei danni provocati alle reti e alle attrezzature negli ultimi due mesi. L’intenzione è chiara, chiedere il risarcimento ai singoli attivisti No Tav non appena le indagini della Digos di Torino saranno concluse. Tra i primi a finire nei guai giudiziari, le persone (tre, già identificate) salite sugli escavatori tentando di rallentare i lavori di ampliamento del cantiere. Sarà quantificato il costo del fermo macchina, in base alla durata e al ritardosubito.

Una delegazione composta dal segretario di Rifondazione, Paolo Ferrero,dall’europarlamentare irlandese, Paul Murphy, dall’avvocato Emanuele D’Amico, per conto del vicesindaco di Giaglione, dall’interprete Giuliano Brunetti, della zona, più il consigliere comunale di Chiomonte, Mauro Remolif e Baldassare Marceca, vice presidente della Comunità Montana (tutti No Tav), ha visitato ieri la zona delle vigne e l’area archeologica devastata dai black bloc durante il fallito assedio del 3 luglio. Ltf, avvisata solo all’ultimo momento, ha ritenuto di non consentire loro l’accesso al cantiere.