Cgil, Bersani serra le fila

Mariantonietta Colimberti – Europa

Ha ritenuto che l’esito dell’incontro fra il Pd e le forze sociali meritasse «una qualche puntualizzazione» e lo ha fatto attraverso il sito del partito. Pier Luigi Bersani ha voluto ieri mettere in fila quelli che ritiene i “must” di un rapporto corretto tra forza politica e organizzazioni «sociali e civili», calandoli nell’oggi. I punti sono chiari: a) il Pd non può certo stupirsi per uno sciopero o una qualsiasi altra forma di mobilitazione e di protesta contro la manovra sulla quale esso stesso ha ben esplicitato il suo giudizio; b) il partito rispetta «l’autonomia di ogni scelta sindacale » e sarà presente «a tutte le diverse iniziative che i sindacati e le forze sociali vorranno assumere »; c) la «vera e grande preoccupazione » riguarda il pericolo che «venga vanificata l’unica cosa positiva» degli ultimi mesi e cioè il patto del 28 luglio; d) i dem segnalano «da sempre i rischi legati alla divisione del mondo del lavoro».

Una messa a punto necessaria, rafforzata da una nota di segno identico di Anna Finocchiaro e da un breve commento di Tiziano Treu (che in un’intervista al Mattino aveva definito lo sciopero generale «una cannonata che potrebbe rivelarsi un boomerang »): «Non stupisce la decisione dello sciopero della Cgil. Forse si poteva fare anche delle cose insieme, ma rispettiamo questa decisione».

Il cerchio della messa a punto di una questione di metodo che è anche sostanza si è chiuso con una netta affermazione di Susanna Camusso che ha definito «corretta» la posizione di Bersani, aggiungendo che «allo sciopero generale di un’organizzazione sindacale non debbono aderire i partiti. Il Pd ha presentato una proposta di merito sulla manovra: ci sono alcuni punti di convergenza con la nostra e altri no. Legittimamente rispettano le scelte che facciamo, come noi rispettiamo le scelte che fanno ».

Non ha per ora nessuna intenzione di rinunciare alla sua iniziativa Stefano Esposito, giovane (42 anni) deputato dem di Moncalieri alla sua prima legislatura, iscritto alla Cgil. Ha scritto un documento dal titolo “Non ora”, rivolto alla Cgil, organizzazione sindacale per la quale i firmatari dichiarano sentimenti di vicinanza e anche di «affetto»; ad essa si chiede di valutare la possibilità di rinunciare allo sciopero generale in questo momento e di considerarlo l’arma finale da rinviare alla fine della discussione parlamentare. Nel testo si parla anche del tentativo di recuperare a una lotta comune le altre organizzazioni sindacali.

«Noi vogliamo trattare la questione per quella che è, non usarla per una battaglia politica dentro il Pd», assicura Esposito, che si definisce un «orlandiano» e pone anche una questione generazionale: intende raccogliere sul suo documento le firme di un “nucleo duro” di quarantenni come il tesoriere del partito Antonio Misiani, Carlo Emanuele Trappolino, Antonio Boccuzzi, lo stesso Orlando e altri idealmente appartenenti a un’area “di sinistra” del partito, che ritengono utile esprimere una critica di merito pur se riferita a una organizzazione “amica”. L’adesione sarà poi chiesta a giovani dem moderati, come i lettiani Francesco Boccia e Alessia Mosca, ed è stato già contattato Beppe Fioroni che è pronto a firmare il documento e a Europa che gli chiede se possa mettere il suo nome sotto un testo che dichiara «affetto » per la Cgil risponde: «Ma io non voglio male alla Cgil. Quel documento è la prova che il Partito democratico incomincia a esistere e fa giustizia di una preoccupazione che è di tutti: lo sciopero divide le parti sociali quando c’è bisogno di unità».

«Un’iniziativa impropria e sbagliata nel metodo» è invece il giudizio del responsabile economico Stefano Fassina: «Siamo giustamente tanto attenti alla nostra autonomia e poi interveniamo in quella altrui? Non credo che faccia parte dei nostri compiti dire a un sindacato cosa deve fare».