agosto 26th, 2011 — 9:42am
Non vogliamo il treno e non vogliamo le compensazioni. Ma se faranno il tunnel con i carri armati – e so di dire una cosa che non vi farà piacere – le compensazioni dovranno finire alle amministrazioni che subiscono i disagi e non certo al comune vattelapesca». Piazza del mercato di Sant’Ambrogio, festa di Liberazione. Mercoledì sera. Sandro Plano, presidente della Comunità Montana Valsusa e Valsangone, si rivolge ai trecento valsusini, in stragrande maggioranza No Tav, che sono venuti per assistere e contestate il deputato del Pd, Stefano Esposito, uno dei più accesi ultras del Sì al supertreno, invitato a partecipare al dibattito voluto dal segretario del Prc, Renato Patrito.
Inutile trovare una sintesi tra le posizioni di Esposito e quelle di Plano, o del sindaco di Sant’Ambrogio Dario Fracchia. Per non parlare dei comitati. Il primo vuole la Tav, gli altri no, senza se e senza ma. E a Gigi Richetto che lo accusa di essere uno dei «mandati dell’aggressione militare alla Valsusa» e per questo gli fa regalare un cesto con i bossoli dei lacrimogeni sparati dalle forze dell’ordine che presidiano l’area del cantiere della Maddalena di Chiomonte, risponde, tra i fischi e le urla dei presenti: «Io tra chi tira pietre, lancia bulloni e bombe carte e la polizia, io mi schiero con la polizia».
Ma al di là della contestazione contro Esposito, scontata, sul tavolo Plano ha rimesso con forza il tema dei disagi e dei sacrifici che dovranno subire cittadini e amministrazioni locali interessate direttamente dal passaggio o dai lavori. Come si può vedere nella tabella in tutto sono 25, compreso Torino che risulta il più coinvolto dal progetto. Ma nel comitato di pilotaggio che dovrebbe coordinare il piano strategico non tuttiqueste amministrazione sono state coinvolte mentre sono rappresentati comuni della Valsangone o dell’Alta Valsusa che non vengono toccati dall’opera. Sono stati il governo (il ministro Altero matteoli) e la Regione, su indicazione dell’assessore alle Infrastrutture, Barbara Bonino, a chiedere alla provincia di modificare i criteri di partecipazione subordinandolo all’accettazione dell’opera.
Plano resta contrario al Tav ma ripropone un problema politico: «Credo che un governo nazionale o regionale che afferma di volere il confronto con gli enti locali per essere credibile oltre a mettere sul tavolo soldi veri non può escludere dai tavoli le amministrazioni che subiscono i disagi mentre coinvolge e promette interventi e agevolazioni altri comuni».
Un ragionamento che trova una sponda in Esposito: «Credo che il tema vero una revisione del piano strategico e di coinvolgere nell’elaborazione questi sindaci. E’ necessario definire insieme le priorità in base alle risorse disponibili ma è chiaro che le compensazioni o i progetti di sviluppo non potranno che finire ai comuni interessati dal progetto e non a Giaveno o al Sestriere». Esposito sollecita un passaggio politico e invita il presidente della Provincia, Antonio Saitta, a «convocare al più presto i sindaci».
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agosto 25th, 2011 — 6:34pm
Ieri sera ho partecipato al dibattito sulla TAV organizzato da Rifondazione Comunista nell’ambito della loro Festa a S. Ambrogio. Nonostante molti inviti a desistere, sono contento di esserci andato e il bilancio della serata è da parte mia estremamente positivo. Intanto, voglio ringraziare il gruppo dirigente di Rifondazione per la scelta coraggiosa di aver coinvolto un interlocutore considerato scomodo e per aver garantito l’agibilità politica ad opinioni diverse dalle loro (su 6 relatori, io ero l’unico a non essere No Tav).
Ieri sera è stato infranto il tabù dell’impossibilità di esporre in Valle di Susa opinioni diverse da quelle del movimento che si oppone all’alta velocità. Sono contento di aver contribuito a infrangere questo tabù dimostrando che, seppur con difficoltà, è possibile andare in Valle ad illustrare le proprie idee e i dati a fondamento delle stesse.
Penso che la scelta fatta da Rifondazione dovrebbe suggerire al mio partito di valle di organizzare iniziative di confronto senza trincerarsi dietro l’alibi del timore di tensioni e aggressioni, come se un partito potesse davvero essere ‘ostaggio’ dei No Tav.
Infine, ringrazio i compagni iscritti al PD (tanto per capirci non mi riferisco a Mattioli, Durbiano, ecc., ma ai semplici militanti) che hanno voluto seguire il dibattito e, a tratti, non hanno avuto il timore di condividere alcuni dei miei ragionamenti.
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agosto 24th, 2011 — 3:13pm
MARIACHIARA GIACOSA – Repubblica
«Non sarà una gazzarra contro Esposito» parola di Renato Patrito, segretario provinciale di Rifondazione Comunista che stasera sarà al dibattito organizzato per la festa del partito a Sant´Ambrogio di Susa. Terra di “No Tav”. E di quello si parlerà dalle 21, sotto i tendoni della piazza del mercato. Ospite inatteso – perché raramente i politici favorevoli alla Torino-Lione si cacciano nella tana del lupo – è il parlamentare del Partito democratico Stefano Esposito invitato a confrontarsi con una platea tutt´altro che conciliante. Oltre a Patrito, ci saranno il presidente della Comunità montana Sandro Plano, il sindaco No Tav di Sant´Ambrogio Dario Fracchia e Gigi Richetto del Movimento No Tav. Ma soprattutto ci saranno i valsusini contrari al supertreno, che saranno in prima fila con bandiere e slogan.
Per loro Esposito è un “obiettivo sensibile” perché da sempre usa toni durissimi nei confronti del Movimento e in particolare delle sue frange più radicali, chiedendo tolleranza zero verso i violenti. La sua presenza potrebbe essere letta come una provocazione. Da giorni su web i No Tav si danno appuntamento a stasera «per fargli capire che non è ospite gradito». Gli organizzatori promettono comunque un confronto civile, anche se è lo stesso Patrito a mettere le mani avanti: «Noi siamo per il dialogo – precisa – ma è pur vero che le opinioni di Stefano Esposito, e il modo il cui le dice, possono essere provocatorie, a volte pure irrazionali. Non è un segreto per nessuno». Lo stesso Patrito però assicura che «quando si discute le mani devono rimanere in tasca».
Non saranno botte, ma qualche insulto Esposito l´ha messo in conto. «Sono giorni che c´è la chiamata generale. Io sono stato invitato e partecipo – spiega – Se poi mi arriva un uovo addosso mi alzo e me ne vado. Ma certo non ho paura». Il parlamentare non ha nessuna intenzione di fare un passo indietro «Tutti mi sconsigliano di andare per motivi di sicurezza, ma io voglio sfatare il mito che i Sì Tav in Valsusa non possano mettere piede». In effetti i precedenti ci sono e non sono incoraggianti. Tre anni fa fecero retromarcia Bresso, Saitta e Morgando invitati a un dibattito ad Almese. Stessa sorte toccò, in aprile, al governatore Cota, atteso ad Avigliana, ma rimasto a Torino per motivi di sicurezza.
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agosto 24th, 2011 — 12:23pm
L’Anief viene attaccata dalla Lega Nord per la sua campagna di diffide ai quadri dell’organizzazione scolastica al limite dell’intimidatorio, sulla questione dell’inserimento in ruolo o meno dei suoi ricorrenti (il Miur attende una sentenza del Tar che si prospetta sfavorevole ai ricorrenti). E chi replica? L’On. Tonino Russo del PD, coinvolgendo in questo modo tutto il partito.
Va allora chiarito che, quando Russo parla di “10.000 assunzioni illegittime (riferito alle retrodatate) con gravissimo danno erariale”, schierandosi di fatto con quest’associazione di avvocati siciliani che si occupa di ricorsi a pagamento, lo fa a titolo personale. E’ questa mia una segnalazione dovuta ai tanti insegnanti della nostra area politica, che non si sentono rappresentati dalle “uscite” di Russo. Ricordo che le graduatorie dei precari sono state chiuse e dichiarate a esaurimento dal Ministro Fioroni (PD). Sua anche l’idea delle “code”, pensate per offrire un’opportunità in più agli insegnanti (tant’è che ora in molti le rimpiangono), ma trasformate dall’Anief in un “cavallo di Troia” per consentire a chi metteva i soldi sui ricorsi, di scavalcare i colleghi con meno punti in altre graduatorie, ledendo i loro diritti. La nostra posizione non può quindi essere quella dell’Anief.
Per la cronaca, in Veneto il Consiglio regionale ha recentemente approvato all’unanimità una mozione, presentata dal consigliere regionale del PD Franco Bonfante, e sottoscritta da tutti i gruppi consiliari, per il congelamento delle graduatorie 2010/2011 (la stessa richiesta fatta dalla Lega con il decreto Milleproroghe, poi stoppata dal Quirinale nonostante il via libera del Senato). La mozione mette in rilievo il fatto che «la riapertura delle graduatorie ha generato uno scenario caotico, determinando una storpiatura dell’essenza vera e propria della legge, tutelando all’interno della classe docente solo i diritti di alcuni, ledendo quelli della stragrande maggioranza degli insegnanti veneti e italiani che, sulla base della normativa precedente, avevano fatto scelte di vita con la garanzia di ottenere prima o poi la stabilità lavorativa».
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agosto 23rd, 2011 — 8:35am
massimo numa – lastampa
E’ l’una e trenta dell’altra notte, per l’ennesima volta sui display giganti dell’autostrada compare la scritta «chiusa per ordine pubblico». Sulle corsie all’uscita del tunnel di Giaglione piovono pietre. Le stanno lanciando gli attivisti no Tav contro il presidio di polizia e carabinieri che, con l’aiuto di una torre-faro, controllano i cancelli del varco lato monte, protetto da un cancello. Morale, corsie chiuse. Contemporaneamente altro attacco alle reti. I No Tav tagliano la «concertina», la protezione anti invasione messa sulla recinzione e i «Gl» dei reparti mobili sparano una piccola serie di lacrimogeni. Giù dal cancello della centrale Enel, un attivista ubriaco scavalca come può il cancello e finisce tra le braccia pietose dei carabinieri. Che lo soccorrono per impedirgli di farsi ancora più male.
Dopo 30 minuti di violenza, l’A32 riapre e il cantiere della Torino-Lione torna tranquillo. Ieri mattina la conta dei danni, alcune recinzioni e cancelli danneggiati, come accade ormai ogni notte, e le operazioni di ripristino da parte degli operai della Martina, che hanno lavorato senza essere minimamente disturbati. E adesso Ltf, ogni volta che le forze dell’ordine avranno individuato i responsabili, procederanno giudiziariamente per i risarcimenti.
Sono in corso i conteggi di questi primi due mesi di attività: oltre alle reti, ai cancelli danneggiati, ci sono anche i New Jersey sulla strada di Giaglione, oggetto di gesti vandalici. Poi i sabotaggi a un escavatore e la distruzione di un sofisticato apparato di videosorveglianza nel corso di uno degli ultimi raid. Le prime denunce, per ora contro ignoti, sono state già firmate negli uffici della Digos, coordinata da dirigente, Giuseppe Petronzi. Tra i primi a finire nelle carte giudiziarie destinate alla procura, il consigliere comunale Guido Fissore, videofilmato, mentre cerca di abbattere un segmento della recinzione, vicino al varco 4bis.
Nei boschi di Clarea non c’è solo il cantiere della Torino-Lione a procedere a pieno ritmo ma anche quello dei No Tav che, da giorni, stanno trasformando la baita abusiva in una specie di fortino. Hanno scavato un fossato anti-ruspa, delle barricate costituite da reti d’acciaio con grosse pietre. Gli operai assunti dal movimento hanno forato con dei martelli pneumatici le spallette del ponte sul torrente Clarea e vi hanno sistemato dei tubi «innocenti», con l’obiettivo di costruire un check-point o una barriera anti-invasione. Poi casette di legno sugli alberi per le vedette, che usano walkie-talkie per comunicare con i compagni.
Il cosiddetto Tree Camp, ormai quasi completato. La rete rubata a Ltf è servita per realizzare le opere di difesa, in vista dello sgombero. All’interno del movimento tira però un’aria di delusione e scoramento per la scarsa partecipazione alle ultime manifestazioni contro il Tav e il cantiere, che s’è nel frattempo raddoppiato. Dopodomani, nella festa di Liberazione di Sant’Ambrogio, altro momento di tensione: il parlamentare del Pd, Stefano Esposito, inviso ai No Tav per le sue posizioni favorevoli alla Torino-Lione, ha accettato l’invito di partecipare a un dibattito proprio sulla nuova linea ferroviaria: «Paura? Nessuna, andrò da solo, con un paio di amici e senza alcuna scorta».
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agosto 18th, 2011 — 3:05pm
La proposta avanzata dal Segretario generale di Confindustria, Paolo Balistreri, di un tavolo di sviluppo per la Valle di Susa che coinvolga anche la Comunità montana è pienamente condivisibile. A fine maggio, quando il Presidente Sandro Plano si dichiarò disposto a ragionare sulle compensazioni, avevo auspicato che si aprisse un confronto serio e sul merito.
Però, affinché questo tavolo possa risultare davvero utile sono necessarie alcune condizioni. La prima è che a convocarlo sia il Presidente della Provincia di Torino Antonio Saitta, in quanto è il soggetto istituzionalmente competente nonché il titolare del piano strategico per la Valle di Susa, da cui non si può prescindere anche se occorre un aggiornamento dei contenuti e delle risorse dello stesso.
La seconda condizione è che tale tavolo non deve mettere in discussione la titolarità dell’Osservatorio rispetto alla Tav e deve coinvolgere tutte le istituzioni interessate (Regione compresa), per evitare che ognuno si muova per conto proprio.
Terzo, fermo restando il rispetto della posizione di contrarietà alla Tav, occorre che Plano e gli amministratori che siederanno a quel tavolo accettino la legittimità dei cantieri: i ricorsi all’autorità giudiziaria sono contemplati dalle norme, ma il fatto che tutti i ricorsi fin qui presentati siano stati respinti necessiterebbe una presa d’atto e la desistenza dall’utilizzare la via giudiziaria per creare intralci e dilatare i tempi anziché per far valere diritti e interessi legittimi. Il tavolo in questione può essere l’occasione per verificare se la disponibilità di Plano a discutere di compensazioni e di sviluppo della Valle appartiene alle parole di circostanza o corrisponda alla volontà della Comunità montana di riappropriarsi del ruolo istituzionale che le compete e di non prestarsi più ad essere la cassa di risonanza e il braccio amministrativo del movimento No Tav.
Infine, c’è una quarta condizione: al tavolo deve essere coinvolto anche il Governo. Matteoli deve venire a dire quali sono le risorse e quando verranno stanziate. Finora abbiamo visto solo 20 milioni: un attestato di buona volontà. Servono immediatamente risorse per il piano strategico e il sistema ferroviario metropolitano (senza dimenticare i nodi ancora aperti del nuovo tracciato, a cominciare dalla richiesta di interramento avanzate dal Comune di Settimo).
Alla ripresa dei lavori parlamentari presenterò una Mozione per chiedere l’immediato stanziamento di almeno 100 milioni (indipendentemente dallo ‘stato avanzamento lavori’).
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agosto 16th, 2011 — 3:51pm
egli ultimi giorni il centrodestra ha polemizzato con il Partito Democratico relativamente alla vicenda dei tre gruppi consiliari presenti a Palazzo Lascaris. Come ho avuto modo di commentare, si tratta di un’anomalia che non ha giustificazione, e ho invitato Mercedes Bresso e Andrea Stara ad operare in tal senso dal momento che, in una fase di così grande difficoltà in cui stiamo chiedendo sacrifici durissimi a chi ci ha eletto, tutti noi siamo chiamati ad adottare scelte coerenti, assumendo decisioni anche di forte valore simbolico.
Ciò premesso, lascia sbalorditi apprendere dell’intensa e proficua opera di ‘galoppinaggio’ posta in essere dal governo regionale guidato da Cota che, in barba a qualsiasi moralità pubblica e a qualsivoglia sentimento di decenza, ha sistemato i propri amici nelle svariate società della galassia FinPiemonte, probabilmente con l’avallo del socio privato.
Ora, come può la Lega agitarsi tanto per i costi rappresentati dalla presenza dei tre gruppi consiliari riconducibili al PD, annunciando la presentazione di un progetto di legge in materia, e, al tempo stesso tollerare la collocazione di galoppini, portaborse e amici (di cui si ignorano curricula e competenze) in società partecipate delle quali è perfino difficile risalire alle finalità?
Pertanto, chiedo al Capogruppo regionale del Partito Democratico Aldo Reschigna un’immediata azione finalizzata a smascherare l’ipocrisia di questo centrodestra che formalmente si autoelogia per aver ridotto le consulenze ma poi, a fari spenti, si adopera per la moltiplicazione di quel sottobosco politico tanto inutile quanto costoso per i cittadini.
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agosto 15th, 2011 — 8:55am
Sara Strippoli – Repubblica
i SALVADANAI della Regione si ingrosseranno a partire dal 2015. I consiglieri devono scendere da 60 a 50, un risparmio di 7 milioni e mezzo in cinque anni. E mentre Cota si appresta ad un rimpasto che alzerà il numero degli assessori a tredici o forse a quattordici, Berlusconi chiede ai governatori di riportare la giunta a dieci teste. E il presidente del Consiglio regionale Valerio Cattaneo sferra l’attacco ai vitalizi.
Così, tra future riduzioni coatte e possibili aumenti autunnali, in tempi di manovre e di reazioni infastidite dei cittadini per il branzino a tre euro al ristorante del Senato e pensioni da buen retiro a cinquant´anni, Cattaneo (Pdl) annuncia di aver giocato d´anticipo, con uno studio che punta alla riduzione dei vitalizi dei consiglieri regionali, un costo attuale di circa 7 milioni e ottocentomila euro all´anno. Sono 174 i consiglieri (o le loro vedove) che ogni mese prendono una cifra che oscilla fra i 1400 ai 5mila euro. «I tempi sono cambiati, non è più possibile presentarsi ai cittadini con questi privilegi. Si parte nel 2015 perché non si toccano i privilegi acquisiti, ma bisogna approvare la legge nel prossimo anno. Se non fossero intervenuti nel 2007, adesso, con 58 giorni in Parlamento e un contributo versato, io potrei aver diritto ad un vitalizio». La sensibilità su questo tema è bipartisan, assicura Cattaneo, che aggiunge di essere ottimista sul fatto che il suo proposito andrà in porto. Il capogruppo regionale del Pd Aldo Reschigna chiede subito di andare oltre e propone direttamente l´annullamento: «Il vitalizio dovrebbe essere cancellato dalla prossima legislatura – spiega Reschigna – ma è ovvio che si deve dare la possibilità al consigliere di riprendere la contribuzione della sua attività ordinaria».
Come raggiungere l´obiettivo con un sistema il più possibile equo? Due le strade, spiega Cattaneo: la prima, quella giudicata più corretta, è legare il vitalizio alla reale contribuzione, peraltro una via che se verrà confermata, potrebbe diventare persino obbligatoria. La seconda comporta invece la ridefinizione di paletti numerici e l´aumento degli anni di presenza in Consiglio per aver diritto alla pensione. Ora, dopo una legislatura, il consigliere prende il 30 per cento della sua indennità mensile lorda (circa 9 mila euro); dopo due legislature il 60; dopo tre il 70 e al termine della quarta l´80. La nuova proposta indica invece una progressione massima di tre legislature e abbassa l´importo: il 20 per cento dopo la prima, un ulteriore 20 con la seconda, un altro 5 con la terza. In totale, un importo massimo del 45 per cento, contro il tetto attuale dell´80. Chi è stato consigliere fino alla settima legislatura, il 2005, ottiene il vitalizio a 60 anni, con la possibilità di anticiparlo a 55 versando un contributo volontario. Dal 2005, deve attendere fino al 65 esimo anno d´età. Per averlo sono sufficienti 2 anni, 6 mesi e un giorno di presenza a Palazzo Lascaris. Cattaneo però vuole raddoppiare il periodo: 4 anni, 6 mesi e 1 giorno. Come alla Camera.
E in casa del centrosinistra l´appello sulla necessità di attenzione ai costi arriva dal parlamentare Pd Stefano Esposito, che scrive una lettera aperta a Mercedes Bresso e Andrea Stara e per conoscenza al segretario regionale Gianfranco Morgando. Il problema è quello dei costi dei gruppi regionali (individuali) di Bresso e Stara, entrambi iscritti al Pd: «Una dotazione economica di alcune centinaia di euro che verrebbero eliminati se Stara e Bresso entrassero nel gruppo del Pd», attacca Esposito. Un risparmio che non risolverà i problemi economici del Piemonte «ma se attuato assumerebbe un forte valore morale».
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agosto 15th, 2011 — 8:41am
Maurizio – Tropeano – LaStampa
Il primo a lanciare il sasso nello stagno è stato il governatore del Piemonte, Roberto Cota, chiedendo al Consiglio regionale di intervenire per evitare che consiglieri iscritti ad uno stesso partito possano dar vita a gruppi consiliari autonomi. Adesso il capogruppo della Lega Nord, Mario Carossa, annuncia alla ripresa dell’attività dopo la pausa di agosto la presentazione di un disegno di legge per modificare il regolamento e impedire che «siano i piemontesi a pagare scelte politiche fumose e personali». Nel mirino della Lega ci sono l’ex presidente Mercedes Bresso e il consigliere Andrea Stara, tesserati Pd ma che hanno formato «mono-gruppi personali che ogni anno costano tra i 230 e i 250 mila euro di spese di funzionamento. Senza dimenticare la sede e il personale a disposizione», attacca Carossa. Ma il problema è presente anche nel Pd, tanto che il parlamentare Stefano Esposito chiede ai «due autorevoli esponenti del mio partito di sciogliere i loro gruppi e di entrare in quello democratico».
Facciamo un passo indietro. Elezioni regionali 2010. Bresso, candidata presidente sconfitta da Cota, entra in Consiglio regionale e per la lista civica che porta il suo nome viene eletto Andrea Stara. Allora l’ex presidente del quartiere 2 non è ancora iscritto al Pd. Bresso e Stara non si mettono d’accordo sulla gestione del gruppo e, in base al regolamento, formano due gruppi distinti. La prima, anche se iscritta al Pd, non entra nel gruppo. Il secondo non aveva la tessera dei democratici. In questi dodici mesi qualcosa si è mosso. «Con il segretario Morgando racconta Bresso – stiamo discutendo di come arrivare ad unificare i due gruppi anche se in base al regolamento non ci sarebbe una riduzione dei costi. Per farlo servirebbe una modifica delle norme. Io sono pronta a farlo, ma la regola dovrebbe fissare un numero minimo di consiglieri, potrebbero essere tre, per dar vita ad un gruppo autonomo».
Carossa, comunque, è intenzionato a modificare il regolamento a partire dai consiglieri che sono iscritti allo stesso partito, perché «questo permetterebbe di risparmiare sicuramente tanti soldi e comunque di ridurre le spese per i singoli affitti». E aggiunge: «Io presenterò la proposta di legge, ma visto i sacrifici che chiediamo ai cittadini mi aspetterei un gesto di responsabilità da parte di tutti». Gesto che chiede anche Esposito: «L’esistenza in Consiglio regionale del gruppo del Pd e di altri due gruppi presieduti da autorevoli iscritti al partito non trova alcuna giustificazione politica e istituzionale, ma ha solo come conseguenza un maggior costo per l’ente». Unificandoli si potrebbe risparmiare e «anche se il taglio non risolverà i problemi economici del Piemonte, attuarlo assumerebbe un forte valore morale».
Bresso ribadisce la sua disponibilità e la sua volontà di «modificare il regolamento», ma spiega anche che «come dimostra la Corte dei conti i costi della politica li sta facendo aumentare la giunta Cota con le sue consulenze».
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agosto 15th, 2011 — 12:41am
Cara Mercedes, caro Andrea,
la questione dei costi della politica è venuta ad assumere una forte rilevanza presso l’opinione pubblica e nel dibattito giornalistico da richiedere risposte urgenti, serie e coerenti.
In caso contrario, il rischio è quello di veder crescere il sentimento dell’antipolitica arrivando a trasformare il livore nei confronti dei privilegi della cosiddetta casta in una aggressione ai fondamenti della democrazia.
Dobbiamo evitare che la giusta contestazione a privilegi, sprechi e costi ingiustificati, finisca per indebolire le istituzioni, compromettendo le funzioni che le stesse svolgono nell’interesse della collettività.
La democrazia ha dei costi necessari, che vanno difesi senza mai confonderli con gli inutili sovraccosti che suscitano giusta indignazione.
Evidentemente qualcuno desidera approfittare di questo sentimento di ostilità nei confronti della politica tout court, per colpire le funzioni democratiche in quanto tali, il ché è coerente con la visione di questa destra secondo la quale è sufficiente un uomo solo al comando, mentre tutto il resto – dal parlamento alle istituzioni locali – è solo una perdita di tempo e di denaro.
Detto questo, è a tutti evidente che in un momento di così grande difficoltà in cui stiamo chiedendo sacrifici durissimi a chi ci ha eletto, tutti noi siamo chiamati ad adottare scelte coerenti, assumendo decisioni anche di forte valore simbolico.
L’esistenza nel Consiglio Regionale del Piemonte, accanto al gruppo consiliare del PD, di due altri gruppi presieduti e composti individualmente da due autorevoli iscritti al Partito Democratico come voi, non trova alcuna giustificazione politica e istituzionale, ma ha solo come conseguenza un maggior costo per l’Ente.
Infatti i due gruppi consiliari in questione si trovano ad avere una dotazione economica di alcune centinaia di migliaia di euro, che verrebbero risparmiati dalla Regione nel caso di ingresso – come per altro previsto dallo Statuto del PD – nel gruppo del nostro partito.
Sono consapevole che si tratta di un risparmio che non risolverà i problemi economici del Piemonte, ma attuarlo assumerebbe un forte valore morale.
Credo che chi come voi – Presidente l’una della precedente Giunta di centro sinistra, ed eletto l’altro in una lista che si chiamava “Insieme per Bresso” – ha un così alto curriculum di autorevolezza politica, non abbia alcuna difficoltà a compiere questo passo, dando così un segnale chiaro ai piemontesi e ai nostri elettori.
Vi ringrazio dell’attenzione con cui leggerete queste poche righe.
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