Archive for settembre 2011


TORINO-LIONE. LETTERA APERTA DI 100 PARLAMENTARI AL PREMIER SILVIO BERLUSCONI

settembre 30th, 2011 — 11:55am

“SIAMO A UN MOMENTO CRUCIALE, SERVE UN ULTERIORE SFORZO”.
“Si anticipi la riunione della Commissione intergovernativa per non correre il rischio
di perdere i finanziamenti europei per le reti Ten-T”

“Egregio Presidente, siamo giunti a un momento cruciale per la nuova linea ferroviaria Torino-Lione. Riteniamo che sia indispensabile un impulso politico decisivo da parte del nostro Governo, affinché ogni incertezza sulla nuova linea ferroviaria Torino-Lione venga meno e si dia conferma definitiva ed irreversibile alla realizzazione di un’infrastruttura che rappresenta un ‘simbolo di futuro’ per l’Italia e la Francia come per tutto il Sud dell’Europa”: questo l’appello contenuto in una lettera aperta al Premier Silvio Berlusconi dal titolo “La nuova linea ferroviaria Torino-Lione simbolo di futuro” sottoscritta da 100 parlamentari appartenenti a tutte le forze politiche presenti alla Camera dei Deputati.

L’iniziativa, che vede come primo firmatario il deputato PD On. Stefano ESPOSITO, fa seguito ad un’analoga lettera che i parlamentari francesi hanno inviato nelle scorse settimane al Presidente della Repubblica Nicolas Sarkozy e al Primo Ministro François Fillon.

Tra gli aderenti all’appello rivolto al Premier Berlusconi si segnalano il Vice Segretario del PD Enrico LETTA, i Sottosegretari Guido CROSETTO e Laura RAVETTO, il Capogruppo della Lega Nord Marco Giovanni REGUZZONI, il Vice Presidente del gruppo PdL Osvaldo NAPOLI, la Presidente della Provincia di Asti Maria Teresa ARMOSINO e il parlamentare Agostino GHIGLIA, il Presidente della Commissione Bilancio Giancarlo GIORGETTI, i parlamentari UdC Teresio DELFINO e Marco CALGARO ed il deputato dell’IdV Renato CAMBURSANO.

“Dopo l’approvazione del progetto preliminare (VIA e CIPE) e l’apertura del cantiere di Chiomonte – scrivono i Parlamentari italiani – il raggiungimento dell’accordo politico tra i due Ministri sulla nuova positiva ripartizione dei costi tra Italia e Francia, da sancire prossimamente nel nuovo trattato, costituisce un fatto di grande rilevanza dal momento che viene così garantita una delle condizioni richieste dall’Unione Europea per confermare i 672 milioni di euro previsti per la progettazione e le opere preliminari della Torino-Lione. Tuttavia il 19 ottobre la Commissione Europea dovrà dare il via libera ai finanziamenti comunitari 2014/2020, che comprendono anche 20 miliardi di euro destinati alle reti Ten-T. Se la Torino-Lione non dovesse rientrare nel pacchetto approvato dalla Commissione Europea, questo significherebbe per la nuova linea ferroviaria restare sulla carta una priorità generica, ma del tutto priva di finanziamenti, compromettendo gli 800 milioni di euro finora già spesi in studi e lavori e soprattutto la quota del 30% sull’opera principale”.

“Per questo – concludono i Parlamentari italiani – è urgente procedere senza ulteriori ritardi o tentennamenti, d’intesa con i francesi, anticipando, se possibile, la riunione della Commissione intergovernativa che è stata fissata per l’11 ottobre per consentire un tempo congruo di azione tecnico-politica prima del 19 ottobre”.

“Sono particolarmente soddisfatto di questa iniziativa che vede l’adesione di parlamentari di tutti i partiti – dichiara l’On. Stefano ESPOSITO, promotore della lettera aperta – che conferma ancora una volta che la Torino-Lione è una priorità per il nostro Paese e che il consenso alla sua realizzazione è ampio, trasversale, convinto e determinato. Mi auguro che dopo gli sforzi fin qui posti in essere dal Governo sia possibile anticipare la riunione della Commissione intergovernativa e giungere così alla firma del trattato prima dell’11 ottobre”.

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Tg3 piemonte: intesa intergovernativa Italia – Francia sulla TAV

settembre 29th, 2011 — 10:43am

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Edilizia Scolastica: MOZIONE n. 496

settembre 28th, 2011 — 2:45pm

Continua l’impegno mio e del PD in Regione per quanto riguarda la sicurezza nelle scuole. Pubblico di seguito la mozione presentata dal Consigliere Regionale PD Roberto Placido votata all’unanimità nel consiglio regionale del 27 settembre.

Il Consiglio regionale
considerata la situazione degli edifici scolastici italiani, che necessitano di notevoli interventi per la loro messa in sicurezza;
atteso, tra l’altro, come soprattutto in Piemonte il problema della sicurezza sia quanto mai sentito, anche in virtù delle ultime tragedie occorse;
appreso che la Regione Piemonte ha individuato un primo elenco di 82 scuole che presentano criticità e che potrebbero essere finanziate, ma che i 30 milioni di euro destinati in una prima tranche dal Governo andranno persi se i relativi bandi non verranno attivati entro la fine di dicembre 2011;
rilevato che il 2 agosto scorso la V e la VII Commissione della Camera dei Deputati in seduta congiunta hanno discusso, concluso ed approvato la risoluzione numero 8-00143, che ripartisce una seconda tranche di risorse per interventi in materia di edilizia scolastica, di cui 11 milioni e 500 mila euro per il Piemonte;
stabilito che la risoluzione camerale del 2 agosto scorso di cui sopra ha attribuito fondi a determinati istituti scolastici, indipendentemente dalla gravità delle loro singole situazioni e dalle indicazioni della Regione Piemonte;
considerato infine che la Regione Piemonte e gli Enti Locali hanno praticamente completato l’elenco, contenente le graduatorie degli edifici scolastici che necessitano di interventi, in base a vari indici di criticità

censura

con forza le modalità con le quali le Commissioni parlamentari V e VII hanno proceduto all’assegnazione delle risorse

impegna la Giunta regionale

  • a proseguire con forza l’azione intrapresa presso gli organi governativi, affinché le risorse vengano distribuite in base alle graduatorie fornite dalla Regione Piemonte;
  • ad attuare ogni azione utile a far tornare in capo alla Regione Piemonte ed agli altri Enti piemontesi la titolarità della progettualità stessa, rispettando le graduatorie;
  • a portare a conoscenza di tutti i soggetti interessati le graduatorie degli edifici scolastici con il relativo punteggio.

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Sicurezza nelle scuole il Consiglio regionale unito contro il Governo

settembre 28th, 2011 — 8:31am

ALESSANDRO MONDO – LaStampa

Pensare che la seduta era cominciata male: con la maggioranza, cioè il Pdl, andata sotto sulle nomine provvisorie del Csi – trattasi di Roberto Moriondo e Valter Baratta, nominati nel cda – e poi salvata dal voto dell’opposizione. Un balletto già visto in altre occasioni, questa volta sotto lo sguardo fermo di Cinzia e Fortunato Scafidi, i genitori del ragazzo morto nel crollo al liceo «Darwin» di Rivoli.

Sarà stata la necessità di procedere alle nomine, permettendo al Csi di tirare a campare, o piuttosto di dare una risposta a quegli sguardi, fatto sta che il miracolo si è compiuto. L’opposizione – Reschigna, Pd – ha motivato i perchè del soccorso. La maggioranza – Carossa, Lega, e Pedrale, Pdl, – ha ringraziato non senza imbarazzi per la correttezza.

A quel punto il Consiglio regionale ha votato all’unanimità la mozione, primo firmatario Roberto Placido, che chiede alla giunta di farsi valere in Conferenza Stato-Regioni per modificare i criteri di assegnazione degli 11,5 milioni dirottati dalla quinta e settima commissione parlamentare a svariate scuole piemontesi: ripartizione basata su criteri imperscrutabili, quella deliberata ai primi di agosto, senza tenere conto della graduatoria regionale. In assenza di modifiche, i finanziamenti rischiano di «atterrare» su istituti che ne potrebbero fare a meno, mentre quelli titolati non vedranno il becco di un centesimo. Particolare non trascurabile: il tema rimanda all’edilizia scolastica, quindi alla sicurezza.

Ieri la denuncia lanciata nei giorni scorsi da Placido ed Esposito, condivisa dall’assessore all’Istruzione Cirio, è stata sottoscritta in Aula da tutte le forze politiche. Il rimedio a una decisione che la signora Scafidi, prima di entrare in Consiglio, ha definito «di irresponsabilità trasversale», con riferimento alla varietà delle forze politiche che nelle commissioni parlamentari disposero la ripartizione delle risorse. La tragedia del Darwin ha ancora molto da insegnare.

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ARENAWAYS IN VENDITA. FS E REGIONE NEL MIRINO.

settembre 27th, 2011 — 11:19am

LaStampa
Guerra aperta sulle ceneri di Arenaways: prima compagnia ferroviaria privata azzoppata dall’Ufficio per la regolazione del traffico ferroviario – e, sostengono i suoi difensori, dal combinato disposto Trenitalia-Regione – subito dopo essersi ritagliata uno spazio nel servizio del trasporto pendolari sulla tratta Torino-Milano.

Il fronte è quello politico, segnato dal fuoco di sbarramento di Pd, Moderati, Udc, Api contro Regione e Trenitalia: entrambe accusate senza mezzi termini di un sodalizio tutt’altro che virtuoso per sbarazzarsi di un rivale. Giovedì il caso sarà trattato in Consiglio regionale dalle commissioni Bilancio e Trasporti. Il vero attacco è partito ieri ad opera dei parlamentari Portas, Merlo, Esposito, Vernetti e Calgaro, affiancati da consiglieri di minoranza e maggioranza (Leo, Giovine, Angeleri). Era presente anche Arena.

Nel mirino, il fenomeno delle liberalizzazioni fasulle e, a cascata, l’ad delle Fs Mauro Moretti con l’assessore regionale ai Trasporti Barbara Bonino. Il meno diplomatico è stato Esposito: «Questa partita è stata messa in campo da Moretti per chiudere alle sue condizioni l’accordo con la Regione sul contratto di servizio. L’assessore Bonino ha accettato il ricatto». Non solo: «Nell’accordo Regione-Trenitalia sul rinnovo del materiale rotabile le aziende piemontesi non sono state aiutate». «Vicenda segnata dall’irresponsabilità della Regione e dalla responsabilità di Moretti», è intervenuto Giorgio Merlo.

Polemica inaccettabile, secondo la Regione. «Con Trenitalia abbiamo ottenuto l’investimento di 280 milioni in 3 anni in treni nuovi o revampizzati, mentre oltre 60 milioni sono stati stanziati come contributo al 60% alle aziende per sostituire i bus Euro 0 circolanti sulle nostre strade», replica Bonino. Quanto alle accuse di Esposito, e di Merlo, «se credono che Moretti, abbia esercitato o sia in grado di esercitare pressioni indebite procedano nelle sedi opportune, altrimenti, basta con la disinformazione».

Un battibecco che non incide su un cronoprogramma vincolato a scadenze precise: domani sarà pubblicato il bando per la vendita della società, fallita prima dell’estate ed ora in esercizio provvisorio; il 19 ottobre le offerte verranno depositate al Tribunale; il 20 seguirà l’apertura delle medesime.

Tre gli scenari riassunti da Leonardo Marta, il curatore fallimentare: nessuna offerta, alias sospensione della gara; aggiudicazione immediata a seguito di una sola offerta; più offerte sul piatto, quindi aggiudicazione il giorno stesso o il successivo. Offerte che dovranno essere congrue con il valore della società e con la garanzia dei posti di lavoro dei 74 dipendenti formati da Arenaways. Almeno due le cordate in pista: quella messa in piedi da Giuseppe Arena ruota su due imprenditori piemontesi – stando a indiscrezioni uno sarebbe Ambrogio Trasporti, operatore specializzato nella logistica ferroviaria -, cui seguirà un socio olandese (forse Autoslaap, che già affianca Arenaways nei servizi con l’estero); la seconda rimanda al gruppo britannico Arriva, controllato dalle ferrovie tedesche Deutsche Bahn. Interessi motivati dalla prospettiva di sbarcare sul mercato italiano intestandosi una società sana: chi compra, comprerà solo l’attivo, senza affrontare le pendenze legate alla vecchia gestione. Una buona occasione, che esclude da parte del Tribunale ipotesi di svendita.

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Tav, vertice tra ministri Martedì l’intesa con Parigi

settembre 25th, 2011 — 4:05pm

Maurizio Tropeano – LaStampa

Il D-day è martedì. Quel giorno il ministro delle Infrastrutture, Altero Matteoli, e il suo collega francese Thierry Mariani, dovrebbero mettere la parola fine alla lunga e complessa trattativa per il rinnovo del nuovo trattato internazionale sulla Torino-Lione. La firma ufficiale del patto dovrebbe avvenire in forma solenne – come quella registrata a Torino nel 2001 – in tempi successivi ma i due ministri scriveranno una lettera congiunta alla Commissione Europea dove illustreranno nei dettagli l’intesa sia quelli di carattere economico che sulla nuova società di gestione.

Resta da capire se i contenuti della lettera dei due ministri soddisferanno le condizioni poste dal commissario Siim Kallas per confermare lo stanziamento del contributo europeo per la realizzazione della tratta internazionale della linea. Roma e Parigi sono ottimiste sulla possibilità si superare l’esame anche perché le ultime azioni sono state con cordate con il commissario Ue per la realizzazione del corridoio 5. E Jan Brinkhorst ha dato il via libera allo slittamento della Cig, la commissione intergovernativa, all’11 ottobre. Quella riunione dovrebbe servire ad autorizzare Ltf ad avviare gli studi per elaborare il progetto definitivo del tracciato.

Roma, però, deve accelerare l’iter burocratico per trasformare la decisione del Cipe, il comitato interministeriale per la programmazione economica che ha già approvato e finanziato il progetto preliminare, in delibera scritta da inviare alla firma da parte della Corte dei Conti. Solo allora la Lyon Turin Ferroviarie potrà avviare la fase della progettazione definitiva.

L’ottimismo che sembra contraddistinguere gli addetti ai lavori è legato al fatto che per chiudere l’accordo i due ministri dovranno superare un ultimo ostacolo: la differenza di quaranta milioni tra la proposta di ripartizione dei costi proposta dall’Italia e l’offerta fatta dalla Francia. E’ probabile che Roma riesca a scendere sotto la soglia del 58% della spesa, probabilmente il 57,8, comunque sotto i 3,5 miliardi.

Ma al di là della ripartizione dei costi i due governi hanno già trovato l’accordo sugli altri punti a partire dalla nascita della nuova società che dovrà realizzare concretamente lo scavo del tunnel di base. Società che dovrebbe raccogliere l’eredità di Ltf, sia in termini di uomini che di esperienza, allargandone il ruolo anche all’aspetto della gestione del traforo. E al nuovo soggetto promotore dovrebbe partecipare non solo le due società ferroviarie ma anche i ministeri, con ogni probabilità quelli delle Finanze.

Gli stessi soggetti che insieme agli enti locali e ad operatori privati della logistica e del trasporto dovrebbero diventare i soci fondatori della società di corridoio che, sul modello di quanto avviene al Brennero, dovrebbe essere incaricata di gestire in modo integrato le politiche di trasporto della linea ferroviaria ad alta capacità e del corridoio autostradale. Società che potrebbe utilizzare gli introiti della sovrattassa sul pedaggio autostradale introdotta per finanziare la galleria di servizio del tunnel autostradale del Fréjus.

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La fabbrica del lavoro si è dimezzata

settembre 25th, 2011 — 9:16am

Stefano Parola – Repubblica

C´era una volta nel Torinese un mercato del lavoro mediocre, che sapeva garantire poco più di 220 mila nuovi contratti (precari inclusi) nel primo semestre del 2009. Poi è arrivata la grande crisi e quel mercato è scivolato giù: nei primi sei mesi dell´anno successivo le assunzioni sono state soltanto 173 mila. Il fatto è che se nel periodo successivo la produzione delle aziende ha avuto una sorta di rimbalzo (pur contenuto) verso l´alto, il numero di nuovi posti creati è rimasto là in fondo. I dati dell´Osservatorio provinciale sul mercato del lavoro parlano di 187 mila avviamenti nella prima metà di quest´anno. Insomma, sintetizza l´assessore provinciale al Lavoro Carlo Chiama, «c´è una leggera crescita, ma non siamo riusciti a tornare alla situazione già poco confortante che avevamo prima della crisi». Rispetto ad allora, infatti, l´economia torinese produce 33 mila posti in meno.

Dati preoccupanti, che lo diventano ancor di più se analizzati con attenzione. Il mercato del lavoro torinese è sbilanciato verso le uscite: tre anni fa il rapporto tra avviamenti e cessazioni a tempo indeterminato era a 1,05, ora è fermo a 0,85. Significa che ci sono più uscite che entrate.

È la stessa qualità del lavoro a peggiorare. Prima della crisi i contratti a tempo indeterminato costituivano il 22% delle assunzioni, oggi la quota è scesa al 17%. Pure i lavori a termine finiscono prima: se nella metà iniziale del 2008 un´occupazione di questo tipo durava in media 225 giorni, un anno più tardi nello stesso periodo la cifra è scesa a 178 e quest´anno si attesta sui 189, 36 giorni in meno dei livelli pre-crisi. E ancora, negli ultimi tre anni la durata dei contratti di somministrazione è passata da 37 a 28 giorni.

Ma c´è un numero che più di tutti fa capire quanto il mercato del lavoro torinese sia depresso: 57 milioni. È il volume di lavoro attivato in provincia nei primi sei mesi di quest´anno ed è dato dalla somma delle giornate create dagli avviamenti registrati in quel periodo. Tre anni fa superava i 100 milioni.

«Significa che la capacità di creare lavoro si è quasi dimezzata. E per di più la durata dei contratti a tempo determinato tende a diminuire», fa notare Carlo Chiama. E la colpa, dice l´assessore al Lavoro, è anche del suo omologo nazionale: «Sacconi pensa che licenziare aiuti a far andar meglio le cose. Semmai è vero il contrario, andrebbe fatta una politica inversa, che crei nuovo lavoro. Ci vogliono politiche come la riduzione del cuneo fiscale, la detassazione degli utili per le imprese che creano posti. Ma soprattutto serve una riforma degli ammortizzatori sociali».

Perché se da un lato le aziende non assumono, dall´altro la situazione per molti lavoratori in bilico è incandescente: «La cassa integrazione in deroga – spiega Chiama –non è ancora stata rifinanziata per il 2012. Per il nostro territorio significherebbe lasciare 15 mila persone a spasso, da reinserire in un mercato del lavoro dimezzato. Serve un ragionamento su come migliorare questo ammortizzatore, ma senza risorse il problema diventerà enorme».

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Posti precari e di bassa qualità Senza interventi non si riparte

settembre 25th, 2011 — 9:04am

LaStampa

Carlo Chiama, assessore al Lavoro della Provincia, non ha dubbi: «O se ne occupa la politica o il lavoro è destinato a non ripartire ancora per molto tempo».

Qual è la situazione nel Torinese?

«Grave: la cassa integrazione è ancora molto elevata e il mancato rifinanziamento, finora, di quella in deroga rischia di lasciare 10 mila persone senza reddito. Ma i problemi non sono solo questi».

Che altro?

«C’è un dato drammatico: sta mutando anche la qualità dell’occupazione. Nella crisi si sono persi posti di lavoro non ancora recuperati e quelli nuovi non sono al livello di prima. La precarizzazione porta a un deterioramento della qualità complessiva del sistema».

In che senso?

«Faccio un esempio: nel settore di punta della robotica tra gli assunti ci sono più giovani, più qualificati, più pagati e soprattutto più stabili. Vorrà dure qualcosa o no?».

Il problema è la precarietà, quindi?

«Certo: come si fa a immaginare che ci siano persone il cui lavoro ogni 23 giorni finisce e che aspettano magari per due mesi un altro contratto?».

Che fare?

«Mi sembrano poco utili i sussidi a chi assume: di solito li prende chi avrebbe assunto comunque. Credo che debba cambiare il fatto che se uno investe nell’industria paga il 50% di tasse e se lo fa nelle rendite il 20. È evidente dove finiscono i soldi. Poi c’è un altro problema tutto torinese».

Quale?

«Nel medio periodo nulla a Torino può sostituire la Fiat. Non esiste alternativa, è evidente che le aziende che se ne vanno vengono sostituite da niente».

C’è qualche riforma che lei propone?

«Servono politiche industriali di sostegno dell’industria, è ovvio. E poi una riforma degli ammortizzatori sociali: chi perde il lavoro deve ricevere, come accade negli Stati Uniti, un sussidio che nei primi mesi è pari al salario e poi va a calare. Ovviamente con l’obbligo di accettare proposte di reimpiego. Dobbiamo incominciare sul serio a percorrere questa strada per evitare conflitti ed emarginazione sociale».

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La cassa è finita 10 mila lavoratori restano al verde

settembre 25th, 2011 — 9:01am

Marina Cassi – LaStampa

Diecimila lavoratori da gennaio potrebbero essere catapultati nel vuoto: senza cassa integrazione, senza lavoro. Sono quelli che utilizzano attualmente l’ammortizzatore sociale in deroga che scade a fine anno e che però, per ora, non è stato rifinanziato.

L’allarme è dell’assessore provinciale Carlo Chiama: «La cassa integrazione in deroga è per sua natura temporanea. Si può anche cambiare, come si continua a dire e a non fare, magari selezionando di più e inserendo politiche attive. Ma i soldi devono arrivare, altrimenti si aprirà nel nostro territorio un drammatico problema sociale».

La Provincia per cercare di tenere sotto controllo la crisi ha ideato dieci indicatori la cui lettura comparata consente di capire se va meglio o se va peggio.

I dati complessivi non sono proprio neri, ma neppure confortanti. La ripresa agonizza, il mercato del lavoro ristagna e diventa sempre più precario, spingendo ai margini i giovani. Il vero problema è il lavoro che manca.

Un indicatore calcola la quantità di nuova occupazione: da tre semestri non ci si schioda dai 57 milioni di ore. Erano oltre 100 milioni nel 2008. Significa che allora ogni sei mesi il lavoro che si metteva in moto era il doppio. La ripresa è, quindi, lontanissima. E i primi dati sulla cassa integrazione nel dopo estate sono in ulteriore peggioramento.

Anche quest’anno la cassa terrà bloccati a casa migliaia di lavoratori in provincia di Torino – 15 mila solo per quella in deroga – e le ore di fermata sono state nei primi sei mesi dell’anno 61 milioni e mezzo, in netta risalita rispetto ai 57,8 milioni degli ultimi sei mesi del 2010 e superiori persino ai nerissimi mesi della fine 2009, quando arrivarono a poco meno di 50 milioni.

Naturalmente è in calo la cassa ordinaria – ormai esaurita da molte aziende -, mentre salgono quella straordinaria – il cui picco arriverà nei prossimi due semestri per poi calare – e quella in deroga. Questa è venti volte superiore rispetto al 2008: 14,6 milioni di ore in sei mesi.

Rispetto all’ultimo semestre del 2010 gli avviati al lavoro sono stati 1056 in più; una lenta risalita dal buco nero del secondo semestre del 2009, ma si resta lontani dai pre-crisi. E aumentano le persone in lista di mobilità: sono 10.526 rispetto ai 10.034 di sei mesi fa. Ma tra chi perde il lavoro la situazione più drammatica è per chi, pur iscritto alle liste di mobilità, non riceve l’assegno: sono 13.583 contro 13.492 degli ultimi sei mesi del 2010, in ascesa costante dai 6 mila del 2008.

Il lavoro è poco, la sofferenza molta. E la crisi ha peggiorato un clima di incertezza che la precarizzazione dei contratti aveva insinuato nella vita di migliaia di persone. La precarietà si allarga a macchia d’olio: anche se c’è una mini ripresa negli avviamenti, solo il 17% di chi trova lavoro ha un contratto a tempo indeterminato, quel posto fisso che ormai sembra un ricordo.

C’è un dato impressionante che indica come la precarietà sia destinata a dilagare: ogni cento contratti a tempo indeterminato che finiscono ce ne sono solo 85 nuovi.

E anche la durata dei contratti «flessibili» non è confortante: per quelli interinali la media è di 25 giorni, lontano dai 35 del 2008. Per gli altri contratti a tempo si arriva a 163 giorni, ma erano di 225 nel pre crisi.

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LO SCANDALOSO CASO DI ARENAWAYS

settembre 24th, 2011 — 4:28pm

Lunedì 26 settembre, alle ore 12.00, presso la Sala dei Presidenti di Palazzo Lascaris (Via Alfieri, 15), a Torino, si svolgerà la conferenza stampa dal titolo “Le liberalizzazioni mancate: lo scandaloso caso di Arenaways”.

Un gruppo di parlamentari piemontesi di diverse forze politiche illustrerà alla stampa le iniziative che verranno intraprese in sede parlamentare per permettere l’avvio di un vera liberalizzazione del sistema ferroviario a partire dal caso della Società Arenaways costretta a fallire per non aver potuto realizzare i servizi ferroviari che aveva proposto per migliorare il trasporto locale (in particolare il traffico dei pendolari) fra il Piemonte e la Lombardia

Interverranno i Parlamentari On. Gianni VERNETTI (Alleanza per l’Italia), On. Stefano ESPOSITO (PD), On. Giorgio MERLO (PD), On. Giacomo PORTAS (Moderati), On. Marco CALGARO (Udc), il Capogruppo del PD in Consiglio Regionale Aldo RESCHIGNA e il Dottor Giuseppe ARENA (Amministratore Delegato ArenaWays).

Sono stati invitati i Consiglieri Regionali di tutte le forze politiche.

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