Il mio Pd come Di Pietro

Gabriella Colarusso – Lettera43

Cosa ne pensasse del caso Penati, Stefano Espostio, torinese, deputato ex Ds poi attivo nella fondazione del Pd, l’aveva già anticipato al seminario dei trenta-quarantenni del partito, il 3 settembre: «L’idea che sia già colpevole di cose che sono state scritte sui giornali la trovo semplicemente uno scempio della cultura garantista». Ma ora che la commissione di Garanzia dei democratici, presieduta da Luigi Berlinguer, ha sospeso dal partito l’ex presidente della provincia di Milano, Esposito, che è stato tra i fondatori dell’area politica torinese Sinistra Per Walter Veltroni e poi di Sinistra in Rete a sostegno di Pier Luigi Bersani, ci va giù ancora più duro: «Il Pd è sulla strada di una pericolosa deriva giustizialista. Se questo è il partito di Di Pietro, allora ho sbagliato partito».

DOMANDA. Esposito, la commissione ha deliberato: Penati è fuori fino a sentenza contraria.

RISPOSTA. Spero che non sia un giudizio quello della commissione, perchè non è il suo compito. Ma tanto cosa abbia prodotto nel Pd la vicenda Penati era già chiaro da settimane.

D. Cosa ha prodotto?

R. Una deriva giustizialista inaccettabile.

D. A chi e cosa si riferisce?

R. Per esempio alle incredibili parole di Ignazio Marino, che ha detto a Bersani: «bisognerebbe espellerlo, Bersani vada in procura con gli atti». Ci manca solo la ghigliottina, Marino potrebbe chiederla.

D. In tanti però nel Pd hanno chiesto a Penati un passo indietro.

R. Penati ha fatto tutto quello che doveva fare, dimettendosi da tutti gli incarichi e togliendo il partito dall’imbarazzo. Io non sono un amico di Penati, non lo assolvo ne lo condanno, a quello ci pensano i giudici, ma questo assalto del Pd nei suoi confronti è scandaloso.

D. Non è “scadaloso” anche che arrivi sempre prima la magistratura della politica?

R. A parte il fatto che io non ho ancora capito su quali prove lo stiano accusando, non è neanche stato ancora ascoltato dai magistrati, non posso accettare che ci sia chi vuole la ghigliottina, ripeto. Ma il caso Del Turco ce lo ricordiamo?

D. Non crede che Penati si sia esposto tanto con certi imprenditori?

R. Tutti quelli del Pd che ora fanno le vergini Maria con questo atteggiamento che sa di sciacallaggio non pensino che eliminato Penati siano risolti i problemi del rapporto tra politica e impresa, tra politica e affari. Il problema è come noi gestiamo queste relazioni.

D. L’operazione Serravalle le sembra un buon esempio?

R. A fine 2003, Mercedes Bresso era presidente della Provincia di Torino, c’era in ballo la cessione delle quote che la Provincia aveva nella Sitav. La situazione finanziaria era difficile, si poteva fare cassa con quell’operazione. Io mi opposi duramente alla cessione, le quote le avrebbero comprate i Gavio.

D. Com’è finita?

R. Quelle quote sono ancora della Provincia. Questo per dire che se vogliamo valutare l’opportunità politica ed economica di una certa operazione va bene, ma non ci sto a fare di Penati il capo espiatorio.

D. Quindi l’operazione Serravalle lei non l’avrebbe fatta?

R. Il valore al quale sono state vendute le azioni era adeguato, ma non posso giudicare, non conosco la vicenda nei dettagli. In ogni caso: dov’era il partito di Milano all’epoca? Perchè nessuno si oppose all’operazione? Penati decise da solo? Non prendiamoci in giro, fino all’altro giorno nessuno ha messo in discussione le scelte sulla Serravalle.

D. Insomma Penati è una vittima secondo lei.

R. Non lo assolvo né lo condanno. Le scelte politiche si possono discutere, e il partito, ripeto, poteva cogliere l’occasione per avviare una riflessione seria sul rapporto tra amministrazione pubblica e impresa privata. Invece si sta facendo di Penati un tiro al bersaglio per altri motivi.

D. Quali?

R. C’è chi nel partito vuole usare e sta usando questa vicenda per fare la guerra a Bersani.

D. Chi?

R. Tutti quelli che sono intervenuti su questa storia come moderni Robespierre.

D. Ha sentito Penati al telefono. Cosa le ha detto?

R. Mi ha detto: «ci metterò anni a riconquistare un minimo di dignità e l’unico modo che ho per dimostrare la mia innocenza è rinunciare alla prescrizione e difendermi nelle sedi appropriate». Lui ormai con la politica ha chiuso.

D. E lei cosa gli ha detto?

R. Non gli ho detto «sono sicuro che tu sia innocente», perchè questo lo stabiliranno i giudici, non sono amico di Penati e non so, ma difendo fino alla fine la sua presunzione di innocenza. Il garantismo deve essere la cifra del Pd, se invece il Pd diventa sempre più simile a Di Pietro, allora ho sbagliato partito.