L´altro corteo, quello dei senza tessera in un clima da Primo maggio posticipato

PAOLO GRISERI – Repubblica

E´ un corteo che la Cgil rappresenta solo in parte. E´ fatto dai tanti che non hanno tessera. E di altri che una tessera ce l´hanno ma non possono dirlo. Nel corteo invisibile sfilano i delegati e gli iscritti a Cisl e Uil, venuti di nascosto, come i ragazzi che marinano la scuola. Alla fine non si vedrà una sola bandiera dei sindacati che non hanno aderito allo sciopero. Un esempio di coerenza ma anche una prova di correttezza da parte della Cgil.

L´impressione è quella di un Primo maggio posticipato di quattro mesi. Il percorso è lo stesso, i colori non molto diversi. In Piazza Vittorio parte lo striscione di apertura: «Il vostro conto non lo paghiamo. Cambiate menù». Sul volantino i piatti del governo sono la «sanità tritata», la «pensione flambée» e lo «spezzatino di enti locali», il tutto condito dall´«amaro Arcore». Battute, ironia. Nella prima parte il lungo spezzone dei lavoratori del pubblico impiego, i fannulloni di Brunetta, quelli che pagheranno comunque la manovra: «Non abbiamo il suv e non viviamo sul Lago Maggiore, ci toccherà pagare le tasse», si scusa una signora con il cappellino della Funzione pubblica.

Poco dietro, le donne del «Laboratorio teatrale torinese» scuotono un lenzuolo facendo ballare due cuori e una matassa. E proprio quella, in fondo, è la fotografia del corteo. Una manifestazione certamente appassionata e arrabbiata che però non riesce solo con il cuore a sbrogliare la matassa di una situazione politica ingarbugliata e di un clima sindacale ancora molto teso. Il Pd, con le sue diverse anime, è lo specchio della situazione. Alle 10 si presenta Stefano Esposito, l´onorevole che ha promosso il documento in cui chiedeva alla Cgil di rinviare lo sciopero: «Perché tu qui? Ci prendi per il culo?», lo accoglie sarcastico Claudio Stacchini della segreteria della Cgil di Torino. «Sono qui a portare in piazza il mio punto di vista. Continuo a pensare che sia stato sbagliato indire uno sciopero generale da soli ma non ho mai detto che non avrei partecipato al corteo». In testa ci sono gli stati maggiori del partito, a partire dal sindaco, Piero Fassino che segue il corteo fin sul palco. Ci sono tutti i partiti della sinistra, da Rifondazione, con il segretario nazionale Paolo Ferrero a Sel con la consigliera regionale Monica Cerutti, componente della segreteria nazionale del partito di Vendola.

La partecipazione è decisamente alta. La manifestazione sfila per oltre due ore. Lo spezzone dei metalmeccanici occupa da solo l´intera lunghezza di via Po: «Questa – commenta Giorgio Airaudo – è la migliore risposta al decreto Marchionne, quello sulla libertà di licenziamento e sull´abrograzione dei contratti nazionali che Sacconi ha scritto sotto dettatura dell´amministratore delegato del Lingotto». Ma il vero nodo da sciogliere è che cosa si farà tra tre ore, dal momento in cui la manifestazione sarà finita. Susanna Camusso dovrà firmare l´accordo con Cisl, Uil e Confindustria sui contratti? Secondo Esposito «si certamente». Secondo la Fiom, «no, soprattutto dopo che quell´accordo è stato strumentalizzato per fare un pessimo articolo 8, quella parte della manovra che i contratti nazionali li cancella». C´è una terza posizione, quella degli iscritti a Cisl e Uil che approvano l´articolo 8 ma non nella parte sulla libertà di licenziare. Lo dicono sottovoce, meglio non esporsi. In ogni caso gran parte della discussione che si accende in via Po durerà letteralmente lo spazio di un mattino. Cancellata nel pomeriggio dalla decisione del governo di blindare la manovra mettendo la fiducia su tutto, articolo 8 compreso.

In piazza Castello resta per tutta la mattinata il presidio dei No Tav. A dare un tocco local a questo Primo maggio posticipato. E a criticare una buona parte dei molti che sfilano prima di imboccare via Roma. Come se tutto ciò che accade dovesse essere per forza filtrato dalla lente della «valle che resiste», il «treno crociato» e gli altri mille slogan che il movimento contro il tunnel (ferroviario) ha saputo inventare in questi anni. Poi, dopo il tafferuglio finale per la gloriosa conquista di un palco in mezzo a una piazza ormai vuota, l´immancabile tirata contro la Cgil «sorda alle reali richieste di chi la crisi non la vuole pagare, di chi si oppone alle grandi opere inutili, di chi li manderebbe tutti a casa, loro compresi». Per far arrivare chi?